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Papà «baby sitter» in aumento. In quattro anni 124mila richieste di astensione facoltativa dei lavoratori (+56%)

AUTONOMI Cala l’«appeal» tra gli iscritti alla gestione separata: quasi il 10% in meno per artigiani, commercianti e agricoltori. Crescono i congedi per i papà. Il ritmo non è certo da centometristi, ma il fenomeno si consolida nel tempo, in base al monitoraggio realizzato da Aldai, Associazione lombarda dirigenti industriali, su dati Inps.

In quattro anni si sono succeduti 124mila padri “baby sitter”: nel 2012 hanno sfiorato l’11% del totale dei beneficiari dell’astensione facoltativa che può essere chiesta da ciascun genitore nei primi otto anni di vita del bambino. Il congedo dura fino a un massimo di sei mesi (continuativi o frazionati), che complessivamente possono arrivare a dieci (undici se il padre fa domanda per almeno tre mesi).

Se in totale il numero di dipendenti coinvolti l’anno, 269mila, risulta in leggero aumento nell’arco di un quadriennio (+9% nel 2012 sul 2008), i maschi pur mantenendo numeri contenuti (28mila rispetto a 241mila femmine), registrano un +56% nello stesso periodo. Primi passi per ridurre il gender gap. «Un maggior equilibrio nell’impegno di entrambi i genitori verso i figli – spiega Paola Poli, coordinatrice del gruppo donne dirigenti Aldai – contribuisce a creare le condizioni per una vera parità nelle opportunità di carriera, abbattendo il tradizionale modello con la madre a casa e il padre al lavoro». Per ora però l’arrivo di un bebè continua a penalizzare le potenzialità di carriera delle donne (il tasso d’impiego si riduce del 2% secondo un’indagine Aldai su dati Ue, Ocse e Inps), mentre dà slancio ai percorsi lavorativi maschili, con un tasso d’impiego per chi ha figli piccoli (fino a sei anni) che aumenta di quasi il 16 per cento.

Crescono i padri, ma cresce anche l’età media dei lavoratori (donne e uomini) in astensione facoltativa. Gli under 30 sono in caduta libera, passati dai 43.188 del 2010 ai 37.899 del 2012. Per contro gli over 40 risultano in costante crescita, dai 46mila del 2010 ai 54mila del 2012.

La distribuzione per aree geografiche, invece, conferma il maggior utilizzo dei congedi parentali da parte dei genitori del Nord (62%), contro il 21,5% di quelli delle regioni del Centro e il 16,5% di quelli che lavorano nel Mezzogiorno.

La maternità facoltativa non riguarda solo i dipendenti, ma anche gli autonomi, che hanno diritto fino a tre mesi di astensione entro il primo anno di vita del figlio. Nel 2012 sono state richieste 2.242 indennità tra artigianato, commercio e agricoltura (in calo dell’8,4% rispetto all’anno precedente). Il dato che caratterizza gli iscritti alla gestione separata è l’alta presenza di lavoratori giovani: le fasce d’età tra i 30 e 39 anni, con il 78,2% di soggetti richiedenti, e quella degli under 30, con il 13,6% dei beneficiari, rappresentano insieme oltre il 90% del totale.

L’Italia resta, comunque, agli ultimi posti in Europa nella spesa per congedi parentali, misurata per ogni nato in percentuale del Prodotto interno lordo pro capite. Nel nostro Paese il contributo pubblico si ferma al 19%, rispetto al 29% di Gran Bretagna, al 27% della Germania, al 24% della Francia e 21% della Spagna e lontano anni luce dal 59% della Svezia e al 57% della Finlandia.

Il Sole 24 Ore – 20 gennaio 2014 

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