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Paptest per uomini, cantieri infiniti, racconto dell’Italia che spreca

Dalle Alpi all’Etna, dal Tirreno all’Adriatico, nella Capitale come nei più piccoli comuni del nostro Paese, le denunce dei lettori che hanno scritto più di seimila mail a Repubblica descrivono un’Italia piena di sprechi più o meno evidenti, ma spesso evitabili.

E anche se le critiche più frequenti riguardano il mondo della politica e gli stipendi stellari percepiti dai parlamentari, a far riflettere sono le piccole esperienze vissute da ciascuno di noi ogni giorno: semafori installati ma non accesi, mercati al coperto completati e mai aperti, opere pubbliche avviate da anni e rimaste allo stadio iniziale. Ma anche degenze in ospedale che costano quanto una vacanza ai Tropici e mezzi pubblici che percorrono centinaia di chilometri praticamente vuoti. Ecco i vostri racconti.

Semafori inutili, pullman vuoti e ospedali ‘a cinque stelle’: le spese del Nord. Una degenza di 6 giorni presso l’azienda ospedaliera di Crema costata alla Regione Lombardia come una vacanza extra lusso: così Fabio racconta l’esperienza del fratello: “Mio fratello è stato ricoverato in data 3 maggio per un polmone collassato (si è sgonfiato, può accadere anche solo con uno starnuto pare). È stato ricoverato fino all’8 maggio, curato con qualche medicina quotidiana, una sola flebo di tachipirina e attaccato ad una macchinetta con un tubo che entrava nello sterno per tenere

il polmone gonfio. Ebbene, è stato dimesso con una lettera molto esplicativa: la sua degenza è costata alla Regione Lombardia 9.300 euro per soli sei giorni. Neppure le vacanze di Formigoni costavano tanto, solo che lui era ai Tropici mentre mio fratello in un letto d’ospedale mal nutrito”.

Un ausilio utile, quello del segnale sonoro per i non vedenti ai semafori. Ma l’importante sarebbe attivarlo. A Torino, stando al racconto di Piero, l’ultimo passaggio (quello della messa in funzione) è stato dimenticato: “Circa 3 anni fa il Comune di Torino ha installato i pulsanti per le chiamate pedonali presso tutti gli incroci di Corso Monte Cucco e Corso Monte Grappa (circa 4-5 km di strada) – scrive Piero -. Questa installazione ha comportato le seguenti attività: – disattivazione dei semafori esistenti, installazione di semafori provvisori in sostituzione, – scavo presso tutti gli incroci per posa cavi, ecc – ripristino dei semafori definitivi dotati di pulsante per la chiamata pedonale e cicalino per non vedenti. Tutto questo sistema non è MAI STATO ATTIVATO”.

Trasporto pubblico frammentato e costosissimo in Veneto, stando alla segnalazione di Patricia Colacicchi, che scrive: “Far girare autobus, treni locali, vaporetti e tram costa in Veneto più di un quarto di miliardo all’anno di risorse pubbliche (50 euro a testa, bimbi inclusi). In totale vengono percorsi poco più di 130 milioni di chilometri (costo al km euro 1,9). Grandi numeri quindi che però non giustificano la presenza di ben 37 gestori, particolarmente rigogliosi nel vicentino dove sono 11 e nel Trevigiano 8 ed infine nel Polesine dove operano in 5. Di questi 15 sono aziende a carattere pubblico. Il massimo della frammentazione rispetto sia agli abitanti/utenti serviti che dei km percorsi. Poltrone da occupare, interessi locali da sostenere e sprechi, senza però avere spesso un granché di servizio. Insomma un trasporto pubblico, quello veneto, che spesso ha le gomme a terra o fa acqua”.

In Liguria, poi, racconta Valeria Panetta, c’è un campo sportivo nuovo di zecca “realizzato in una grande area alle porte di Sanremo; il tutto debitamente recintato, peccato che non si sa chi ne detenga le chiavi, non è possibile l’accesso, la grande struttura completata da mesi non è usufruibile e non se ne comprende la ragione”. Ma un episodio ha reso ancora più incomprensibili i motivi della chiusura: “Recentemente, circa un mese fa – continua Valeria – la struttura doveva essere utilizzata impropriamente, a causa di in un incidente grave occorso ad una donna, che doveva essere trasportata d’urgenza con l’elicottero a Pietra Ligure. L’elisoccorso una volta atterrato all’interno della struttura non ha potuto caricare l’infortunata, in quanto non si trovava la persona che potesse aprire il cancello”.

Raccolta rifiuti, mercati mai aperti e cantieri infiniti: i ‘buchi neri’ del Centro. La gestione delle spese non è facile neanche nei piccoli centri. Immaginarsi nella Capitale dove ogni quartiere è una piccola città. Però per gli abitanti è incomprensibile assistere a sprechi incontrollati ai quali l’amministrazione non mette fine. “Vorrei segnalare un’opera costruita da qualche anno, che è stata completata almeno da un paio d’anni, ma non ancora messa in funzione – racconta Maria Antonietta Leopardo -. Si tratta del mercato coperto costruito nell’VIII municipio (XI ripartizione) di Torrespaccata, altezza viale dei Romanisti angolo via Pietro Romano, volto a sistemare l’attuale mercato scoperto. La suddetta struttura oltre ad essere ancora non funzionante la sera, molto spesso, è illuminata. La conseguenza di tutto ciò è che la costruzione si sta avviando ad un processo di degrado con notevoli costi per la cittadinanza anche in termini di consumo di energia. Inoltre non è comprensibile per quale motivo non si è proceduto ad una riqualificazione del vecchio mercato, oppure a provvedere ad un cambio di destinazione d’uso dello stesso”. Sempre nella Capitale anche la raccolta dell’immondizia ha dei buchi nei quali finiscono soldi pubblici: “Abito a Roma, quartiere San Lorenzo municipio Tre – dice Fabio Palermi -. Vi sembra normale che la raccolta differenziata dell’umido venga fatta tramite un furgone e un autista fermi per ore in una piazza lontana, consumando carburante per scaldarsi dalle 6,30 alle 13 della mattina? Quanto costa un furgone e un uomo fermo l’intera mattinata? Per quale motivo non si può mettere un cassonetto che può stare lì sempre a disposizione dei cittadini per essere poi svuotato come tutti gli altri? E non si venga a dire che l’autista controlla cosa viene buttato nel furgone, perché resta dentro il furgone seduto alla guida e legge il giornale. E intanto le strade che andrebbero pulite da cumuli di immondizia vengono private così di altri uomini che devono restare su questi furgoni”.

Raffaela Fava, invece, si lamenta per i ritardi legati alla realizzazione della ‘Galleria della Guinza’, a confine tra Pesaro e Perugia: “È, cito da Wikipedia – scrive Raffaella – un traforo stradale a canna unica, completato allo stato grezzo, ma non ancora aperto al traffico, situato nell’Appennino umbro-marchigiano, quasi al confine con la Toscana. La sua costruzione rientra nel più ampio progetto di realizzazione della Strada Europea E78, comunemente nota con il nome di Superstrada Fano – Grosseto. Se questo importante lavoro fosse portato a termine, le popolazioni dei due versanti – quasi totalmente costituite da lavoratori pendolari- trarrebbero enorme vantaggio derivante dall’agevolazione della viabilità quotidiana in termini di una considerevole riduzione dei tempi di percorrenza delle strade che collegano l’Umbria alle Marche, storicamente a dir poco scandalosi considerata l’effettiva contiguità di queste zone”.

Lavori lunghi mezzo secolo e nuclei antivalanghe attivi d’estate: così il Sud butta via denaro. Se al Nord e al Centro del Paese non mancano esempi di soldi sprecati, il Sud non è da meno. Tra dighe mai portate a termine e squadre di specialisti mandati in missione anche se non c’è emergenza, le segnalazioni dei lettori mettono in risalto tante spese che potrebbero essere evitate. In Calabria, racconta Antonio Aricò, ci sono opere pubbliche che si trascinano da decenni: “Un caso è quello della diga sul fiume Esaro: qui da oltre 30 anni si sprecano denari pubblici e i lavori sono ancora allo stato iniziale. Altro esempio è la diga sul torrente Menta, costruita all’interno del Parco Nazionale dell’Aspromonte nel territorio del comune di Roccaforte del Greco (RC) cominciata nel 1967: è rimasta lettera morta per anni. Nell’ultimo decennio è stata completata, ma non chiudono il tappo per farla riempire di acqua. In compenso da molti anni, nella vicina città di Reggio Calabria, l’acqua nei rubinetti è poca ed anche non potabile”. Michelangelo Leone parla, invece, di appena 15 chilometri di galleria che, se completati, collegherebbero, in Basilicata, “l’unico capoluogo di provincia ancora isolato nel 2000 alla rete ferroviaria nazionale”. Nonostante le spese sostenute, dice Michelangelo, “la galleria è lì, le stazioni abbandonate lì, i miliardi sotto terra e nel vento degli sperperi dagli anni ’80. Matera è ancora isolata dalla rete ferroviaria nazionale (vi è un solo collegamento a scartamento ridotto delle ferrovie Appulo-Lucane verso Bari). Singolare, infine, la segnalazione di sprechi fatta da franc963, per la Sicilia: “All’Ispettorato dipartimentale delle foreste della regione Sicilia esiste anche in estate – denuncia il lettore – il nucleo antivalanghe che pure a Ferragosto va in missione sull’Etna da Palermo per controllare le percentuali di probabili valanghe”.

In Campania Pap test per uomini. Se si sia trattato di un errore tecnico o di una frode saranno le indagini a chiarirlo. Certamente, però, si può parlare di sprechi nel caso su cui stanno lavorando i manager dell’Asl Napoli 2 per fare chiarezza su una serie di rimborsi sanitari sospetti. Tra i presunti esami inutili prescritti da medici di base in combutta con centri privati, ci sarebbero infatti anche Pap test, i controlli alle cellule del collo dell’utero, prescritti però a pazienti uomini oppure alcuni esami tipicamente dell’età senile, ma prescritti a giovanissimi. Qualora tutte queste ipotesi venissero confermate, il danno per le casse dello Stato sarebbe di almeno uno o due milioni di euro.

 Repubblica – 21 maggio 2012

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