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Parte il Tfr in busta paga ma manca il testo definitivo. Ecco quando conviene. In leggero ritardo sui tempi previsti l’operazione è pronta all’avvio

In leggero ritardo sui tempi previsti, l’operazione Tfr (Trattamento di fine rapporto) in busta-paga è pronta a partire. Questa settimana il Presidente del Consiglio dovrebbe emanare il decreto per stabilire le modalità di funzionamento del nuovo meccanismo, e subito dopo l’Associazione Bancaria, ed i ministeri dell’Economia e del Lavoro definiranno l’accordo-quadro grazie al quale le banche forniranno alle piccole imprese sotto i 50 addetti il credito necessario a compensare l’uscita del Tfr, che finora rimaneva in azienda.

Entro pochi giorni, dunque, circa 12 milioni di dipendenti delle imprese private (quelli con oltre 6 mesi di anzianità) si troveranno di fronte alla scelta se incassare subito il Tfr che matura ogni mese con la busta-paga, pagandoci tasse più salate, oppure continuare a mantenerlo in azienda o nel fondo pensione. Le prime buste paga «pesanti» potrebbero essere quelle di aprile. Il decreto in via di emanazione stabilisce che il Tfr comincerà ad essere erogato con lo stipendio del primo mese successivo alla richiesta.

L’adesione al nuovo meccanismo, che resterà in piedi fino al giugno 2018), sarà possibile fino a settembre di quest’anno, ma non sarà reversibile. Chi opta per la liquidazione mensile del Tfr, dunque, lo percepirà fino al giugno del 2018.

Il trattamento di fine rapporto accantonato viene tassato alla liquidazione con un’aliquota effettiva che varia tra il 23 ed il 27%, e dunque la sua monetizzazione mensile conviene fiscalmente solo a chi dichiara meno di 15 mila euro annui lordi, ovvero a quella fascia di contribuenti cui si applica l’aliquota Irpef del 23%, ed è più o meno neutrale per chi guadagna tra 15 e 28 mila euro (aliquota Irpef al 27%). Negli altri casi i contribuenti ci rimettono. Per chi guadagna 1.200 euro netti al mese, il Tfr in busta paga vale 71 euro, 112 per chi ne guadagna 1.600, 214 euro per chi ha uno stipendio di 3 mila euro netti mensili. Ma per un reddito annuo di 75 mila euro lordi, il Tfr in busta paga comporta una maggior tassazione di circa 600 euro annui.

L’accordo tra Abi e governo prevede che le imprese fino a 49 dipendenti possano ottenere dalla banca, previa certificazione Inps del Tfr maturato dai dipendenti, le somme necessarie. Nelle aziende che ricorreranno alle banche il Tfr sarà concesso ai dipendenti con la busta paga del quarto mese successivo alla domanda. I prestiti ricevuti dalle imprese dovranno essere rimborsati a ottobre 2018 in unica soluzione, a un tasso pari a quello di rivalutazione del Tfr (oggi l’1,5% annuo).

Corriere della Sera – 2 marzo 2015 

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