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Partiti in rivolta: stop retroattività tagli detrazioni e deduzioni fiscali

«Va salvaguardata la certezza diritto per i contribuenti, è inaccettabile che deduzioni e detrazioni fiscali siano cambiate retroattivamente». Con questo tweet ieri anche il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini si è unito all’ormai foltissima schiera di politici che chiede al governo di eliminare la riduzione di deduzione e detrazioni da calcolare nella dichiarazione dei redditi del 2013 e quindi da calcolare sui redditi 2012.

Di identico avviso si è mostrato ieri il capogruppo dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri: «Capisco – ha detto Gasparri – che bisogna raggiungere il pareggio di bilancio già nel 2013 ma non riteniamo però che in corso d’opera si possano modificare gli impegni».

Sulla retroattività dei tagli alle detrazioni già da giorni è scoppiata la rivolta sia tra le categorie e le associazioni, sia tra i partiti della maggioranza, tanto che il presidente della commissione Finanze della Camera, Gianfranco Conte, ha annunciato che il Parlamento cambierà la norma.

Man mano che emergono i dettaglia del provvedimento si sta scoprendo che dietro l’abbassamento di un punto delle prime due aliquote Irpef, si cela una serie di tagli alle detrazioni fiscali. Questo va a penalizzare le famiglie con figli, quelle monoreddito e i redditi più bassi (i cosiddetti incampienti). In più un comma della legge di stabilità dice che il taglio degli sconti è retroattivo, nel senso che varrà per il 2012.

Questo ha scatenato la reazione delle categorie (Confcommercio, Confesercenti, Confindustria), delle Associazioni, come le Acli, ed anche dei partiti della maggioranza. Se il presidente della commissione Finanze della Camera, Gianfranco Conte (Pdl), ha ricordato che la retroattività viola lo Statuto del contribuente anche l’Udc, con il capogruppo in commissione Bilancio, Amedeo Ciccanti, sostiene che la legge «uscirà dalla Camera assai diversa da come entra». Molto battagliero è il Pd che con diversi propri esponenti (il capogruppo Dario Franceschini, Sergio D’Antoni, Francesco Boccia) ha esplicitato la propria intenzione di modificare la legge di stabilità, non solo sulla parte fiscale.

Tra i Democrats il più duro è Stafano Fassina, da sempre critico dell’Agenda Monti: per il responsabile economico del Pd la legge è «profondamente regressivo sul piano sociale e economico» e richiede «significative modifiche».

Dal canto suo il ministro Vittorio Grilli ha difeso l’intervento: «Il taglio delle detrazioni – ha ricordato – vale circa 1 miliardo rispetto ai 6,5 derivanti dal taglio di un punto dell’Irpef sulle aliquote più basse e quindi ci sono 5,5 miliardi che entrano nelle tasche degli italiani».

E se nei giorni scorsi Grilli aveva aperto alle modifiche, l’altro ieri ha ricordato che se si vogliono abbassare le tasse, bisogna allora tagliare la spesa pubblica. «Non si può smettere – dice – di essere rigorosi sul taglio della spesa se si vuole essere più dolci sul fronte delle tasse». La filosofia del governo è nota: c’è bisogno ancora di disciplina di bilancio e riforme quali prerequisiti per la crescita.

15 ottobre 2012 – Il Messaggero

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