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Patrimonio e valorizzazione. Gli enti pubblici spendono troppo in uffici

Valorizzazione e dismissione del patrimonio pubblico non possono prescindere da un migliore sfruttamento degli spazi pubblici da cui possono derivare notevoli risparmi in termini di canoni di affitto e di spese di manutenzione.

Finora, infatti, non si è ancora valutato appieno come e quanto inciderà il blocco del turn over nella pubblica amministrazione: nei prossimi anni il numero attuale di uffici pubblici sarà esorbitante rispetto alle reali necessità. Con il procedere della spending review, e con il piano di alienazione di asset pubblici annunciato due giorni fa dal premier Mario Monti, sarebbe opportuno considerare anche questo aspetto. Ma per raggiungere gli obiettivi di efficienza e di risparmi nel settore degli uffici pubblici serve un cambio di passo, come è emerso anche dalle recenti audizioni nella Commissione Finanze che presiedo da parte del ministro per la Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, e del direttore dell’Agenzia del Demanio, Stefano Scalera. Le audizioni sono state decise in connessione con una lodevole proposta di legge firmata da Silvana Andreina Coma-roli (Lega). La proposta prevede la concentrazione in un capo a un unico soggetto, l’Agenzia del Demanio, della responsabilità sia di razionalizzare tutti gli spazi in uso alle pubbliche amministrazioni, sia di coordinare e monitorare le spese relative alla manutenzione degli immobili di proprietà e i costi delle locazioni passive. Fino a quando saranno le singole amministrazioni a dover decidere su spazi e costi degli uffici pubblici, difficilmente si avranno i risultati in termini di economie di spese per la finanza pubblica. Per questo auspico, tra l’altro, di prevedere la figura del facilità manager: se non si responsabilizza, con le dovute modalità, qualcuno all’interno delle pubbliche amministrazioni, non si conseguiranno mai risultati apprezzabili dal punto di vista della gestione degli edifici pubblici. E sarà quindi arduo intaccare la spesa annualmente sostenuta per locazioni passive che è di oltre 1,2 miliardi di euro. Solo con queste innovazioni potranno essere consolidati e incrementati i risultati conseguiti dall’Agenzia del Demanio. L’attività di razionalizzazione, come è emerso nelle audizioni, ha prodotto al 31 dicembre dello scorso anno, un risparmio strutturale di 13 milioni di euro, derivante dall’abbattimento delle locazioni passive. Servirebbe anche l’introduzione di un incentivo per le amministrazioni. Secondo una legge del 2009, il mancato rispetto del piano di razionalizzazione comporta la segnalazione alla Corte dei Conti. Tale scelta è sicuramente valida, come ha sottolineato anche Scalera, ma occorrerebbe pensare anche a un sistema di incentivazione. Non si può comunque dimenticare che ci sono casi di annunci chiari di riorganizzazioni volte al risparmio all’interno dell’apparato pubblico. E il caso ad esempio dell’Inps che, con Inpdap ed Enpals, doveva realizzare le cosiddette «case del welfare per concentrare uffici e uniformare funzioni. A quanto sembra, ancora non si registrano grandi risultati sul versante dei piani di ottimizzazione. L’utilizzo in comune degli immobili da parte degli enti previdenziali potrebbe produrre ulteriori risparmi. Ho consigliato il ministro Patroni Griffi di verificare lo stato di attuazione delle previsioni in materia. Sarebbe interessante sapere se ci siano stati sviluppi. In considerazione del fatto che Inpdap e Inps sono stati unificati, non mi sembra più il caso di attardarsi nell’individuazione di immobili da gestire in comune per attuare il piano di risparmio. La risposta del direttore dell’Agenzia del Demanio ai miei interrogativi non è stata confortante: le case del welfare?Le cose procedono con estrema difficoltà. Allo stato, solo alcuni progetti sono stati realizzati..

ItaliaOggi 15 giugno 2012

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