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PD: “Nuovo Pssr, le controproposte per non ridurlo solo a un libro dei sogni ma per offrire risposte ai bisogni assistenziali dei veneti”

I consiglieri regionali del Partito Democratico hanno presentato, presso la sede del PD regionale, a Padova, le loro controproposte in ordine al nuovo PSSR 2019-2023 (DL della Giunta n. 357), ovvero lo strumento di programmazione della sanità veneta per i prossimi cinque anni, che inizierà a essere esaminato in Commissione Sanità la settimana prossima, per approdare in Consiglio probabilmente ai primi di novembre.

Il Capogruppo PD in Consiglio regionale, Stefano Fracasso: “Il PSSR è il più importante documento programmatico della Regione dato che il bilancio per la sanità veneta pesa per oltre 9 miliardi, più del 70% dell’intero bilancio regionale. Devo però dire che la programmazione sanitaria del Veneto ha già fallito sui territori. Per noi, due sono le questioni imprescindibili che il nuovo Piano deve affrontare: innanzitutto, l’assistenza per i non autosufficienti, in particolare per gli anziani, dato che sono circa 9 mila le persone della terza età, non autosufficienti, che non ricevono contributi e che quindi devono pagare di tasca propria almeno 2.300 euro al mese. Questo è inaccettabile, non ci possono essere anziani, e più in generale, persone di serie A e di serie B. Questo, in quanto in Veneto ci sono 34 mila posti letto per non autosufficienti, ma solo 24.700 con il contributo sanitario regionale. Con il nuovo PSSR vogliamo che il contributo sanitario regionale venga garantito a tutti i 34 mila ospiti non autosufficienti. Poi, c’è la drammatica carenza delle professionalità mediche: mancano 1300 medici negli ospedali, nei prossimi cinque anni andranno in pensione 1135 medici di famiglia su 3147. Mancano anche infermieri, OSS, psicologi, soprattutto nelle strutture periferiche. Senza professionisti della sanità qualsiasi piano è un libro dei sogni, niente più. Chiediamo quindi che il nuovo Piano contenga una scheda dei fabbisogni di personale medico e paramedico e un programma delle assunzioni, sia negli ospedali che nel territorio. Perché…no medici, no piano…”. “La programmazione regionale – chiosa Stefano Fracasso – ha fallito in particolare sulla cronicità e la non autosufficienza, basti pensare che sono state avviate solo 70 delle 300 Medicine di Gruppo Integrate previste. Noi vogliamo coinvolgere i territori, i comuni, le Conferenze dei Sindaci, fare una seria programmazione dell’assistenza territoriale domiciliare. Chiediamo un Piano della Domiciliarità, più strutture intermedie e Medicine di Gruppo Integrate”.

Claudio Sinigaglia: “Le nostre proposte sono innanzitutto un richiamo forte alla tutela del lavoro; i dati sono allarmanti: nel 2018, fino a questo momento, si sono registrate ben 59 vittime sul lavoro, 16 in più rispetto allo stesso periodo del 2017. E’ necessario dare seguito e inserire nel nuovo Piano l’accordo che la Regione ha sottoscritto con le parti sociali per potenziare gli SPISAL (servizi di prevenzione, igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro). L’accordo prevede l’assunzione di 30 tecnici della prevenzione. Noi chiediamo che il nuovo PSSR renda stabili le previsioni di questo accordo, facendo del Veneto una regione dove il lavoro è sicuro. La nuova programmazione sanitaria regionale per i prossimi cinque anni deve anche rispondere in modo adeguato al problema dell’inquinamento da Pfas e all’emergenza rappresentata dalla diffusione della West Nile, epidemia che ha già provocato 15 decessi e per la quale, da marzo 2019, deve partire un capillare intervento di prevenzione sul territorio. Chiediamo quindi che il nuovo Piano stabilizzi le misure di sorveglianza sanitaria e ambientale per la contaminazione da Pfas e per contrastare la West Nile. Occorrono inoltre nuovi servizi per nuovi malati: autismo, celiachia, disturbi alimentari si configurano come nuove sfide al sistema sanitario, che vanno raccolte e vinte, garantendo servizi specialistici dedicati e prestazioni integrative innovative”. “Aiutiamoli veramente a casa loro – chiosa Claudio Sinigaglia – il Veneto vanta una lunga tradizione di cooperazione internazionale, in particolare nel settore sanitario. Il nostro modello socio sanitario può rappresentare una preziosa risorsa per quei Paesi, in particolare dell’Africa sub-sahariana, che hanno bisogno di crescere e di garantire accessibilità a servizi sanitari efficienti. Il nuovo Piano deve quindi individuare nella cooperazione sanitaria con questi paesi africani la priorità regionale nelle azioni di aiuto allo sviluppo, superando la logica emergenziale con interventi strutturali e continuativi. Le nostre proposte emendative al PSSR sono costruttive, specifiche, concrete, con indicatori per essere concretamente misurabili. Faremo una opposizione responsabile in quanto riteniamo il diritto alla salute fondamentale e da garantire a tutti i cittadini. Giovedì prossimo, in Commissione consiliare Sanità, presenteremo le nostre controproposte, un documento di circa 70 pagine contenente nuovi articoli da inserire nel Piano e allegati, per rispondere alle nuove sfide sanitarie. E’ necessario investire di più sulle professionalità mediche per evitare una loro fuga verso altre regioni e all’estero; dobbiamo portare avanti il contratto integrativo dei medici e finanziare borse di studio per gli specializzandi, in particolare in favore di anestesisti e pediatri”.

Graziano Azzalin: “Il nuovo Piano deve riconoscere con atti concreti le specificità di territori ‘emarginati’ quali sono le zone montane, lagunari e il Polesine. Invece, alle belle intenzioni, la programmazione sanitaria regionale fa seguire il declassamento dei nosocomi di Belluno e Rovigo, che vuol dire declassare a un livello inferiore i rispettivi territori, creando differenze di trattamento tra cittadini di serie A e cittadini di serie B, cosa inaccettabile a prescindere, ma a maggior ragione se si parla del diritto alla salute”.

Orietta Salemi: “Il nuovo Piano deve affrontare e dare risposte adeguate alle nuove sfide in campo sanitario, rappresentate da malattie nuove ma in preoccupante aumento, legate soprattutto alla salute mentale, in particolare di bambini, adolescenti e anziani, quali autismo, Alzheimer, demenza, disturbi alimentari e del comportamento. Si deve creare una rete integrata di assistenza territoriale, tra la parte sanitaria, rappresentata dal ricovero ospedaliero, e quella sociale, con la presa in carico a livello territoriale del paziente dimesso dal nosocomio, per garantirgli le necessarie cure. Le diverse Ulss devono confrontarsi e fare rete tra di loro per garantire omogeneità nell’erogazione dei servizi socio sanitari. Fare rete territoriale vuol dire seguire un Protocollo condiviso e omogeneo, per offrire risposte integrate, organizzate e strutturate ai nuovi bisogni assistenziali, arrivando a effettuare diagnosi più precoci, prodromiche a interventi di prevenzione che possono poi contenere i costi sociali legati alla cura delle diverse patologie”.

Andrea Zanoni: “Insisto anch’io sul drammatico problema della sicurezza sul lavoro, dato che i morti nel 2018, 59 come detto, sono inaccettabili e pesano sulle coscienze di tutti noi. Nella Ulss Trevigiana, solo per fare un esempio, tre tecnici SPISAL addetti alla prevenzione su quattro sono andati in pensione e quindi è assolutamente indifferibile procedere a un piano delle assunzioni, rafforzando gli SPISAL”.

Bruno Pigozzo: “Voglio sottolineare il problema delle liste di attesa che sarebbero state modificate. Trovo che l’atteggiamento assunto dal Presidente della Commissione consiliare Sanità, Fabrizio Boron, di fronte a questo grave problema che interessa direttamente la salute e il diritto assistenziale dei cittadini, sia incomprensibile, irresponsabile e incoerente. Boron si è rifiutato di convocare in Quinta Commissione le parti interessate, né Dal Ben né i rappresentanti di Azienda Zero, adducendo quale pretesto quello che la Magistratura sta svolgendo delle indagini. Così facendo, Boron non si è assunto la dovuta responsabilità politica e ha alimentato un clima di sospetto, che induce a ritenere che veramente sotto ci possa essere qualcosa di sbagliato e di poco trasparente. Noi invitiamo ancora una volta il Presidente della Quinta Commissione a rispondere alla nostra richiesta e a convocare subito i soggetti interessati, poi la Magistratura seguirà tranquillamente il suo corso. E’ stata istituita una Commissione d’Inchiesta sui Pfas e un’altra sulla crisi del sistema bancario veneto, perché quindi Boron non ci garantisce anche questa possibilità: il tema è altrettanto scottante e urgente”. “Deve inoltre essere garantita una maggiore trasparenza gestionale ed economico- organizzativa – conclude il Vicepresidente del Consiglio regionale – un monitoraggio più capillare, non ci possono essere differenze tra le Ulss e tra Distretti afferenti una stessa Ulss, con priorità di accesso per anziani e disabili nelle Strutture troppo disomogenei. Non c’è uniformità tra i dati gestiti dalle Aziende sanitarie e quelli inviati al Ministero. Anche su questo punto, invitiamo la Regione a fare più chiarezza”.

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