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Pdl. Galan, Brunetta, Giorgetti in pole. Spunta l’uomo nuovo: Franceschi

Gli ex ministri e il leader regionale saranno i tre capilista Sacconi verso l’addio: sosterrà il patron di Grafica Veneta

VENEZIA — La parola chiave, nel Pdl, è «temporeggiare». Incontrarsi, parlarsi, telefonare (molto) a Roma come a Milano, ma non esporsi, non dichiarare, non «virgolettare» sui giornali. Allineati e coperti. Le incognite, infatti, sono ancora troppe: Berlusconi parla per tutti, in ogni dove, ma arriverà fino in fondo o si tirerà da parte sul rettilineo finale per lasciare spazio ad un nome nuovo, spiazzante, come i ciclisti in volata al Tour de France? E con la Lega che si fa? I padani si rassegneranno all’alleanza, unica via per Maroni per tentare sul serio la scalata in Lombardia, o terranno il punto per soddisfare la voglia di sangue (del Cav.) dei loro militanti?

Nell’attesa che queste domande trovino risposta, l’unica certezza sembrano essere i nomi dei tre capilista: l’ex ministro Giancarlo Galan, come già quand’era governatore, guiderà la pattuglia per il Senato, il coordinatore regionale Alberto Giorgetti quella per la Camera collegio Veneto 1 e l’ex ministro Renato Brunetta quella per la Camera collegio Veneto 2. Sul resto, nebbia fitta. Ieri si è tenuto a Padova un primo vertice tra Giorgetti, il vice vicario Marino Zorzato ed i segretari provinciali che entro mercoledì mattina dovranno chiudere l’elenco dei nomi «espressione del territorio» da piazzare in lista. In che posizione, onestamente, non si sa. Stando ai sondaggi il Pdl dovrebbe mandare a Roma 3 senatori e 7 deputati (4 dal collegio Veneto 1 e 3 dal collegio Veneto 2), anche se i più ottimisti confidano ancora nel patto col Carroccio, che significherebbe vittoria al Senato e premio di maggioranza, con conseguente aumento dei posti disponibili a Palazzo Madama da 3 a 7. La linea stabilita ieri lascia spazio ai coordinatori provinciali e cittadini (e ai loro vice) che volessero «rendersi disponibili», in quanto già legittimati dai congressi di febbraio che i berluscones vorrebbero dare da intendere come un surrogato delle primarie mai celebrate (e pensare che sul sito del partito campeggia ancora, mestamente, il link ai moduli per l’iscrizione). In questo senso potrebbero allora trovare spazio il trevigiano Fabio Chies, il veneziano Mario Dalla Tor, i vicentini Sergio Berlato e Pier Antonio Zanettin, il padovano Marco Marin, il veronese Giovanni Miozzi.

Accanto all’apparato, però, si sta muovendo con discrezione pure Galan. Con la benedizione di Berlusconi (con cui si è incontrato due volte in poche settimane, l’ultima il 30 dicembre ad Arcore), l’ex ministro si è messo alla ricerca di nomi nuovi, espressione della società civile e del mondo dell’impresa, capaci di incarnare quel rinnovamento che il Cavaliere sta sbandierando urbi et orbi, della serie «addio ai professionisti della politica». I nomi, però, sono secretati: pare li conosca solo il cacciatore di teste. Tra gli uscenti, molti, moltissimi, rischiano seriamente di restare a casa, da Brancher alla Casellati, da Longo alla Bonfrisco (nel 2008 furono eletti 19 tra deputati e senatori). Anche l’ex ministro Maurizio Sacconi ha scarsissime chance di farcela, almeno in Veneto, specialmente dopo la manovra di avvicinamento a Monti, sebbene poi prontamente corretta: dopo 34 anni in parlamento (con una parentesi a Ginevra tra il 1995 ed il 2001), pare orientato a lasciar spazio all’imprenditore padovano Fabio Franceschi, il patron di Grafica Veneta che tra i successi ha la stampa di Harry Potter e con l’ex ministro ha dato vita alla fondazione Magna Charta Nord Est. Ragionevolmente sicuri di tornare a Roma sono invece alcuni fedelissimi di Berlusconi, come gli avvocati Niccolò Ghedini e Maurizio Paniz.

In chiusa, un altro rebus da sciogliere: quante liste ci saranno, accanto a quella del Pdl? I «Fratelli d’Italia» di Crosetto, Meloni e La Russa annoverano l’assessore regionale all’Istruzione Elena Donazzan (il nome di maggior spicco anche se ha aderito solo idealmente, guardandosi bene dal lasciare il Pdl), l’eurodeputata Elisabetta Gardini, il presidente della Giovane Italia Silvio Giovine e l’assessore della Provincia di Venezia Raffaele Speranzon. Al momento, però, nessuno sembra intenzionato a muovere un passo. E’ invece chiusa l’operazione «Moderati italiani in rivoluzione» dell’avvocato modenese Gianpiero Samorì, che ha già iniziato a tappezzare il Veneto di manifesti: la lista al Senato sarà guidata dal trevigiano Roberto Fava, quella alla Camera Veneto 1 da Federico Alati di Albignasego e quella alla Camera Veneto 2 da Alessio De Mitri, ancora un trevigiano. Ma il vero regista è l’assessore regionale al Sociale Remo Sernagiotto: l’asse con Samorì è solido e si rivelerà utilissimo nel 2014, quando Sernagiotto tenterà l’approdo a Strasburgo. Alle Europee, infatti, chi aspira grande balzo dal Veneto deve prendere i voti pure in Emilia Romagna.

3 gennaio 2013 – Corriere del Veneto

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