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Pensionamenti flessibili, nuovo pressing sul governo. Allo studio in Commissione Lavoro della Camera un testo unificato. Ma a Palazzo Chigi prevale la cautela sulle compatibilità finanziarie

È ripartito il pressing sul governo sui pensionamenti flessibili. La richiesta di superare le rigidità della legge Fornero arriva da più parti; dal presidente dell’Inps, ai sindacati, alla commissione lavoro della Camera.

Su un versante il presidente dell’Inps, Tito Boeri, che incalza il governo sostenendo che «bisogna agire adesso, non tra due o tre anni», perché «abbiamo indicazioni che il blocco dei requisiti anagrafici per andare in pensione ha penalizzato le assunzioni di giovani». Da un altro fronte Cgil, Cisl e Uil chiedono da tempo l’avvio di un tavolo a Palazzo chigi sul tema delle pensioni. Ieri Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo hanno annunciato che «in assenza di qualunque confronto sul tema» sono pronti a mobilitarsi con manifestazioni territoriali da tenersi il prossimo 2 aprile nei capoluoghi. Intanto in commissione Lavoro della Camera si studia in comitato ristretto un testo unificato che abbia come riferimento la proposta Damiano-Baretta presentata nel 2013 sulla flessibilità nei pensionamenti. Prevede l’uscita con penalizzazioni e premi in un range tra i 62 e i 70 anni di età, con almeno 35 anni di contributi, o in alternativa per uomini e donne con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica e senza penalizzazioni. «Il governo non ha tolto dall’agenda il tema della flessibilità in uscita», ha spiegato il sottosegretario all’Economia, Pierpaolo Baretta, «la prossima legge di stabilità sarà impegnativa, anche per il peso delle clausole di salvaguardia, ma in quel contesto realizzare la flessibilità in uscita è un obiettivo a cui si sta lavorando».

Il dossier è in mano al team di esperti guidati dal sottosegretaro alla presidenza del consiglio, Tommaso Nannicini: in vista della prossima legge di stabilità il nodo da sciogliere riguarda i costi dell’operazione e le compatibilità con i saldi di finanza pubblica. Secondo alcune stime, la proposta Damiano-Baretta costerebbe «5-7 miliardi annui per diversi anni», ma i costi variano per eccesso o difetto, a seconda di alcune variabili. Dal canto suo, Damiano ha invitato a valutare i costi con una prospettiva temporale più ampia, perché quello che figura come un costo oggi, nel medio-lungo termine si configurerebbe come un risparmio per le casse dello Stato, visto che l’assegno pensionistico tagliato vige per l’intera vita del pensionato. Mentre Boeri ha invitato il governo ad aprire su questo tema un confronto con Bruxelles, per convincere l’Ue a tenere conto del debito futuro, destinato a calare, modificando i parametri del Patto di stabilità. Il governo italiano, tuttavia, non sembra intenzionato ad aprire un altro fronte con Bruxelles.

Intanto ieri, in commissione Lavoro della Camera, l’audizione dell’Inps sulle “pensioni d’oro” ha confermato che il ricalcolo contributivo delle pensioni per tutti i lavoratori proposto da alcune forze politiche (Fratelli d’Italia) non è possibile, poichè le leggi sulla previdenza che si sono susseguite nel tempo prevedevano diverse modalità di calcolo.

G.Pog. – Il Sole 24 Ore – 16 marzo 2016

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