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Pensionati sotto i mille euro, niente tredicesima senza conto corrente

Lettera dell’Inpdap agli iscritti: conto corrente anche per chi ha pensioni di importo inferiore a mille euro, se in determinate occasioni la soglia limite viene superata. Ma l’Inps smentisce

LIVORNO. Una beffa bella e buona. Vittime i pensionati più poveri, quelli che ogni mese riscuotono meno di mille euro e che pensavano di essersi almeno risparmiati l’onere di aprire un conto corrente. Se infatti vorranno incassare la 13ª dovranno rivedere i loro piani e rivolgersi a una banca. Almeno secondo l’interpretazione dell’Inpdap. Di tutt’altro avviso l’Inps che invece la questione non l’ha neanche affrontata nelle migliaia di lettere inviate ai pensionati e che prevede di risolvere il problema della 13ª in modo diverso. Peccato però che col decreto Monti l’Inpdap sia stata fusa nell’Inps, anzi nella Super Inps. Quello che si prospetta è una sovrapposizione di competenze che alla fine altro non farà che creare confusione nei pensionati. Tuttavia le direttive per ora sono diverse e quella dell’Inpdap sembra decisamente beffarda rispetto alle polemiche e alle discussioni che hanno accompagnato il decreto Monti sulla questione dei pagamenti in contanti delle pensioni. Ma probabilmente prevarrà quella dell’Inps. Che cosa dice l’Inpdap? In una lettera diffusa ai patronati e ai sindacati il direttore provinciale Gabriele Venerdini ricorda che dal 6 marzo le pensioni sopra i mille euro non potranno più essere corrisposte in contanti. Fin qui niente di nuovo. Così come quando si invitano i 1300 pensionati livornesi Inpdap sopra i mille euro che ancora riscuotono in contanti ad aprire un conto: «Li invitiamo a scegliere tra conto corrente bancario o postale o libretto postale, e a c omunicarne tempestivamente gli estremi ai nostri uffici». Poi la sorpresa: «L’invito è rivolto anche ai pensionati titolari di trattamenti pensionistici di importo inferiore a mille euro, atteso che in determinate occasioni (ad esempio il pagamento della tredicesima o la liquidazione di arretrati) la soglia limite potrebbe essere superata». Tradotto: chiunque percepisca una pensione Inpdap sopra i 500 euro non potrà più riscuotere in contanti. O meglio: potrà farlo per 11 mesi l’anno ma non a dicembre quando è in pagamento la 13ª che raddoppia la cifra e la porta dunque sopra i mille euro. Si tratta di una casistica che almeno una volta all’anno (a dicembre) capita anche ai titolari di pensioni quasi minime. Dunque serve un conto sempre. Ci si chiederà: ma non si poteva risolvere la questione pagando mensilità di dicembre e tredicesima in due tranches? Evidentemente no, per l’Inpdap. «Non ci siamo inventati niente – sottolinea Venerdini, interpellato dal Tirreno -. Abbiamo recepito una nota operativa che ci è arrivata dalla nostra direzione centrale in cui si suggeriva di far sapere che anche nel caso di una sola mensilità sopra i mille euro, il pagamento in contanti non è permesso dalla legge». Dall’Inps – che col decreto Monti ha inglobato l’Inpdap – l’interpretazione è però esattamente opposta: «Per noi è un problema che non esiste – spiega il direttore regionale Fabio Vitale -. Il nostro presidente e il direttore generale hanno incontri continui con sindacati e associazioni di categoria per rendere la manovra il meno traumatica possibile per i pensionati. Dico di più: nello spirito dell’istituto cercheremo di risolvere anche i problemi di chi non sarà pronto col conto corrente a marzo».

fonte: Tirreno – 9 gennaio 2012

 

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