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Pensione anticipata e precoci: nel 2019 nessuno scatto per l’aspettativa di vita. Il pacchetto previdenza, sotto forma di emendamento alla legge di bilancio, arriverà nei prossimi giorni

Quota 100, o più precisamente la possibilità di lasciare il lavoro a 62 anni di età con 38 di contributi versati, partirà come previsto dal prossimo anno, senza ritardi anche per coloro che hanno maturato solo da poco i requisiti richiesti. Il pacchetto previdenza, probabilmente sotto forma di emendamento alla legge di bilancio, arriverà nei prossimi giorni e non dovrebbe contenere particolari sorprese rispetto alle anticipazioni delle ultime settimane. Come confermato ieri dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, ci saranno anche alcune novità che toccano coloro che puntano a lasciare il lavoro sfruttando esclusivamente il requisito contributivo, indipendentemente dall’età anagrafica. Così per quanto riguarda la pensione anticipata, i 42 anni e 10 mesi attualmente richiesti per gli uomini (uno in meno per le donne) resteranno tali senza essere incrementati per effetto dell’aumento dell’aspettativa di vita. Il gradino di cinque mesi già scattato automaticamente per il 2019 – a seguito dei dati demografici resi noti dall’Istat – non inciderà quindi su questa tipologia di pensione. La valenza della modifica è più simbolica che pratica, almeno nell’immediato: alle pensioni anticipate, come all’uscita a con quota 100, sarà infatti applicata la cosiddetta finestra mobile, ovvero un periodo di attesa di tre mesi tra il conseguimento del diritto e l’accesso effettivo alla pensione. Di fatto quindi il guadagno rispetto alla normativa attuale è di soli due mesi. Si tratta però della prima eccezione al principio che i requisiti pensionistici devono seguire gli andamenti demografici. Principio che è ritenuto anche a livello internazionale una garanzia di sostenibilità del sistema previdenziale italiano: non a caso resta confermato per la pensione di vecchiaia, per la quale il prossimo anno saranno richiesti 67 anni di età contro gli attuali 66 e 7 mesi.
LA PLATEA
Le cose andranno più o meno nello stesso modo per i lavoratori cosiddetti precoci quelli che hanno versato almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni di età. Per chi si trova in questa situazione e in più si ritrova nella stessa platea dell’Ape sociale c’è la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi, possibilità che viene confermata. Anche i 41 anni non saranno adeguati all’aspettativa di vita ma ricadranno nell’applicazione della finestra mobile di tre mesi. Proprio l’uscita con 41 anni di contributi è per il governo il punto di arrivo della riforma, dopo tre anni di applicazione del meccanismo 62+38 che dovrebbero servire a svuotare il bacino di coloro che erano stati bloccati dalla legge Fornero. Per la quota 100 la finestra sarà di tre mesi per i dipendenti privati e sei per i pubblici. Nel pacchetto previdenza saranno inserite anche due proroghe importanti. La prima riguarda l’Ape sociale, ovvero la possibilità per alcune particolari categorie (disoccupati, disabili o persone impegnate nella cura di disabili, lavoratori impegnati in mansioni faticose) di accedere a 63 anni ad una forma di sussidio anticipato in attesa della pensione vera e propria. Questa norma era stata voluta nella precedente legislatura dai governi di centro-sinistra ma coinvolge solo una platea limitata. La seconda conferma è quella della cosiddetta opzione donna, una scappatoia che ha una storia ancora più lunga essendo stata adottata nel 2004: le lavoratrici con 57 anni di età e 35 di contributi potevano andare in pensione ma accettando il più svantaggioso calcolo contributivo. L’opzione era scaduta lo scorso anno ma verrà rinnovata, probabilmente con una soglia di età un po’ maggiore.

Il Messaggero

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