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Pensioni: 66 anni dal 2012 per uomini, donne dal 2018

Pensioni, pensioni e ancora pensioni. È la previdenza il piatto che più ritorna nel menu del pacchetto che il Governo ha illustrato alle parti sociali nel corso dell’incontro di questa mattina.

A partire dall’addio alle «finestre mobili». Nel provvedimento che sarà all’esame del consiglio dei ministri è prevista la cancellazione del meccanismo delle «finestre mobili», operativo dal gennaio scorso (12 mesi dalla maturazione dei requisiti per ricevere l’assegno, se si è dipendenti; 18 se si è autonomi). Le donne andranno in pensione di vecchiaia nel 2018 a 66 anni (65 oltre i 12 mesi di finestra, che saranno assorbiti). Le fasce di flessibilità per l’età pensionabile delle donne sarà tra i 63 e i 70 anni, con un sistema di incentivi e disincentivi. Quanto invece agli uomini, l’età di 66 anni per la pensione di vecchiaia è prevista da subito. Pensione anticipata: è addio anche ai 40 anni di contribuzione per l’uscita. Scatta infatti la pensione di anzianità a qualsiasi età a 42 anni di contributi per gli uomini e 41 per le donne. Arriva l’estensione del metodo di calcolo contributivo pro rata per tutti. Infine, il ministro Fornero ha parlato di un aumento delle aliquote contributive dei lavoratori autonomi, anche se non ha fornito indicazioni su quanto varrà questo incremento.

Indicizzazione congelata ma non per tutti. Ci sarà «un sacrificio» per l’indicizzazione dell’inflazione a partire dal 2012, però «salvando le pensioni minime». In particolare, nel 2012 la rivalutazione piena rispetto alla crescita dei prezzi sarà prevista per le pensioni fino a 467,42 euro. Ci sarà una rivalutazione parziale per quelle due volte il minimo (935 euro mensili); per le altre invece il congelamento rispetto all’inflazione sarà totale. Nel menu presentato dal premier Monti ci sono poi misure per intensificare l’evasione fiscale. Confermato il pareggio di bilancio nel 2013.

Bonanni (Cisl): giudizio negativo, no a sciopero. Le proposte destano già i primi attacchi dal mondo sindacale: La Cgil considera il blocco della rivalutazione degli assegni e, più in generale, le misure previste dall’Esecutivo in ambito previdenziale un «durissimo colpo ai redditi dei pensionati». L’incremento dell’età pensionabile, sottolinea la leader della Cgil Susanna Camusso, è «un allungamento insostenibile» per tante persone che si troverebbero «sconvolte le prospettive di pensione e in molti vedrebbero si vedrebbero incrementati gli anni di lavoro». Esclude l’ipotesi sciopero (serve piuttosto «una trattativa serrata con il Governo pur di ottenere quel patto sociale che prevede la concertazione con sindacati e imprese», anche perché «non si può risolvere tutto a colpi di sciopero») ma il numero uno della Cisl Raffaele Bonanni lo dice senza mezzi termini: il giudizio del sindacato è «negativissimo» e le reazioni «saranno forti». C’è in primo luogo una questione di metodo: l’impatto della manovra, continua, rischia di essere «deleterio» anche perché è stata messa in campo senza alcuna concertazione. Il Governo, secondo il leader della Cisl, non ha preso in considerazione l’impatto sociale che questo pacchetto di misure produrrà. «L’estensione del contributivo a tutti e l’aumento dell’età pensionabile, fatte insieme, avranno un effetto devastante per i lavoratori». «Sulle donne – ricorda Bonanni – il colpo sarà doppio». Perplessità sono state espresse anche dal numero uno della Uil, Luigi Angeletti: «Le brutte notizie – spiega – sono state talmente tante che qualcuna me la sono dimenticata. Non si può chiedere ai lavoratori di continuare a lavorare senza aver alcun vantaggio dal versamento dei contributi».

Trattamento di anzianità. Secondo le indicazioni fornite dal ministro Fornero, la pensione di anzianità a qualsiasi età si raggiungerà a 42 anni di contributi per gli uomini e 41 per le donne. Quanto all’abolizione delle finestre d’uscita per le donne (secondo Fornero si tratterebbe di un «bizantinismo inutile»), lo slogan è: libertà di scelta e flessibilità per l’età pensionabile. Dialogo invece sulle regole del lavoro. «Il settore nel quale è più essenziale la concertazione – ha detto Monti – è il mercato del lavoro. Un po’ meno la previdenza, un po’ meno ancora la politica economica». Nella manovra – ha poi aggiunto il presidente del Consiglio – «non ci sarà niente sul mercato del lavoro. Non è stata possibile la concertazione. Su questo tema specifico ci sarà dialogo intenso». Il Governo, ha proseguito il premier, cercherà di «alleviare il cuneo fiscale».

ilsole24ore.com – 4 dicembre 2011

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