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Pensioni, così la stima di vita allontanerà le uscite. La riforma del 2011 ha confermato la disciplina di adeguamento dei requisiti anagrafici

Davide Grasso. La riforma del 2011 ha confermato la disciplina di adeguamento dei requisiti anagrafici agli incrementi della speranza di vita per il diritto alla pensione di vecchiaia ordinaria introdotti dalla legge n. 122/2010.

Fortunatamente diversi studi mettono in evidenza come nel corso degli ultimi anni la speranza di vita si sia progressivamente incrementata. Un trend che proseguirà nel futuro. Purtroppo l’effetto non è però positivo per il nostro sistema di pensionamento pubblico che dovrà erogare prestazioni per un periodo di tempo piu’ lungo. Per tale ragione il Dl 78/2010 convertito con legge 122/2010 ha previsto dal 2013, il progressivo innalzamento dei requisiti per l’accesso alla pensione (di vecchiaia ed anticipata) che consentirà di sterilizzare gli effetti dell’allungamento dela vita media della popolazione.

Innalzamento confermato anche dalla Riforma Fornero che, nell’art. 24, comma 12, della legge n. 214/2011, ha previsto che a tutti i requisiti anagrafici previsti dalla legge stessa per l’accesso attraverso le diver­se modalità stabilite al pensionamento, nonché al requisito contributivo per la pensione anticipata, trovano applicazione gli adegua­menti alla speranza di vita.

Gli adeguamenti  interessano ogni tipologia di prestazione: la nuova pensione di vecchiaia, la pensione anticipata, pensione anticipata contributiva, l’assegno sociale, le pensioni dei lavoratori usurati. L’Inps applica gli adeguamenti anche a coloro che, a vario titolo, mantengono in vigore la vecchia disciplina. Si tratta dei lavoratori salvaguardati ma anche di coloro che accedono alla pensione con i requisiti “57/35” di cui alla legge 335/1995 (come ad esempio coloro che optano per il regime sperimentale donna, regime però ormai in scadenza).

Gli effetti – Il primo adeguamento si è verificato nel 2013 ed è stato pari a 3 mesi. Il secondo adeguamento è stato già fissato dal Dm 16 dicembre 2014 in ulteriori 4 mesi e scatterà dal 1° gennaio 2016. La legge ha stabilito comunque che l’età per la nuova pensione di vecchiaia dovrà essere pari almeno a 67 anni dal 2021 (cioè se in base agli incrementi alla speranza di vita non si raggiungerà questo livello, si procederà in modo automatico).

Si tratta della cd. «clausola di garanzia» già intro­dotta per effetto della legge di stabilità del 2012 (art. 5, legge n. 183/2011), e che in virtù della nuova formulazione normativa ha anticipato i propri effetti dal 2026 al 2021. Essa produce in pratica la garanzia che, ferme restando le disposizioni che regolano gli adeguamenti dei requisiti anagrafici in base agli incrementi della speranza di vita, a partire dalla prima decorrenza utile del pensiona­mento dall’anno 2021, l’età minima per la pensio­ne di vecchiaia non potrà essere inferiore ai 67 anni. Qualora tale età minima non dovesse essere automaticamente raggiunta per effetto dell’appli­cazione dei citati adeguamenti alla speranza di vita, si dovrà provvedere all’adeguamento immediato mediante apposito decreto direttoriale da emanarsi entro il 31.12.2019.

Il terzo adeguamento è comunque calendarizzato per il 2019 e sarà pari – secondo le stime Istat – ad ulteriori 4 mesi. Dal 2019 in poi gli adeguamenti saranno a cadenza biennale: 2021, 2023, 2025 e così via (gli aumenti sono stimati in circa 2-3 mesi a biennio).

La tabella sottostante mostra i futuri incrementi necessari per l’accesso alla pensione di vecchiaia e anticipata.

tavola-pensioni 16 marCiò comporterà che i lavoratori del settore pubblico o privato potranno andare in pensione di vecchiaia nel 2016 con 66 anni e 7 mesi di età anagrafica, che diventeranno 66 anni e 11 mesi nel 2019 e 67 anni e 2 mesi nel 2021. Dal 2018 inoltre si raggiungerà inoltre la parità per i requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia anche per le lavoratrici dipendenti ed autonome del settore privato.

Adeguamento analogo subirà il requisito contributivo per accedere alla pensione anticipata: dal 2016 saranno necessari 42 anni e 10 mesi di contributi che diventano 43 anni e 2 mesi dal 2019 e 43 anni e 5 mesi dal 2021 (i requisiti restano tuttavia sempre un anno piu’ bassi per le lavoratrici donne).

PensioniOggi – 16 marzo 2015 

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