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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Pensioni. Enrico Letta (Pd): «Età flessibile 62-70 anni»
    Notizie ed Approfondimenti

    Pensioni. Enrico Letta (Pd): «Età flessibile 62-70 anni»

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche25 Agosto 2011Nessun commento3 Minuti di lettura
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    «Il Pd è aperto a discutere proposte del Governo sul tema delle pensioni. Ma in questo momento vedo due posizioni di partenza che trovo sbagliate: Alfano chiede di agire sulle anzianità per ricavare risorse con cui ridurre il taglio dei trasferimenti agli enti locali, mentre la Lega e il ministro Maurizio Sacconi hanno preso una posizione conservatrice assoluta. Così non si va da nessuna parte».

    Enrico Letta, vicesegretario del Pd, ha appena presentato con Pier Luigi Bersani le proposte di modifica della manovra correttiva del partito: «Noi siamo pronti al confronto sulla previdenza – assicura – ma la proposta deve arrivare da chi in questo momento ha il controllo dei conti. E comunque prima di affrontare il nodo delle pensioni per gli italiani bisogna accelerare il superamento del sistema attuale dei vitalizi dei parlamentari».

    Onorevole, il nostro giornale ha preso una posizione forte a favore di un aumento dell’età pensionabile che parte da due interrogativi: il sistema attuale è davvero in equilibrio? Assicura trattamenti equi tra generazioni diverse?

    Sono le domande giuste da porre quando si affronta un tema come questo, cruciale per il futuro del Paese. Lo ha detto anche il presidente della Repubblica, quando domenica ha parlato della necessità di un linguaggio di verità da parte della politica. Noi abbiamo un sistema previdenziale molto migliorato grazie alle riforme che sono state fatte negli ultimi anni ma non basta.

    Il governo dice che il sistema è in equilibrio.

    Il sistema contributivo da solo non risolve tre grandi squilibri che si sono evidenziati negli ultimi anni: la bassa crescita della nostra economia; la crisi occupazionale dei giovani italiani, che ha raggiunto livelli di unicità; e l’allungamento della speranza di vita. Questi tre elementi hanno rimesso in discussione gli equilibri che pensavamo di aver raggiunto con la riforma Dini e i successivi aggiustamenti. Questa è una verità da cui bisogna ripartire.

    Per andare dove?

    Prima di dire in quale direzione è pronto a muoversi il Partito democratico aggiungo un’altra cosa: con i risparmi che si possono ottenere da un nuovo intervento sull’età pensionabile si deve riformare il welfare e dare forza alle politiche attive per l’occupazione dei giovani e delle donne. Lo scambio non deve riguardare ai saldi di finanza pubblica di breve termine, qui c’è in ballo il futuro del nostro Paese.

    Se arrivasse una proposta di innalzamento dei requisiti di anzianità come la prendereste?

    Vediamo la proposta. Noi vorremmo ripartire dalla riforma Dini per recuperare la flessibilità in uscita in un range tra i 62 e i 70 anni, perché sappiamo che in Europa è una variabile cruciale l’età effettiva di pensionamento. Certo poi si potrebbe discutere l’accelerazione del passaggio al contributivo pieno.

    I risparmi sarebbero notevoli.

    Esatto. E potrebbero essere usati per affrontare due temi: quello del rafforzamento dei rendimenti previdenziali dei giovani, oggi obbligati ad affrontare percorsi professionali discontinui, e quello dell’inclusione delle donne nel mercato del lavoro.

    Anche per le donne età di pensionamento più elevato?

    Sì ma tenendo conto della specificità femminile, con uno scambio in termini di anni di minore lavoro quando ci sono dei figli. Ecco, questi sono i nostri obiettivi di equità e sostenibilità su cui siamo pronti al confronto. 

    ilsole24ore.com –  25 agosto 2011

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