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Pensioni, sindacati e opposizione contro la stretta. «Norma ingiusta»

La Cisl chiede di correggere l’iniquità. L’Inps: misura scatta da 1.428 euro su parte eccedente. Critici Pd, Terzo polo, Idv e Sel. Italia Futura boccia il decreto sui conti: è il minimo sindacale

Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, alza il tiro contro la norma inserita nella manovra che blocca la rivalutazione delle pensioni. Quella scelta, avverte Bonanni, «rende ancora più vulnerabili quei pensionati che negli ultimi quindici anni hanno già visto ridursi il potere di acquisto delle loro pensioni». Da qui il messaggio alla maggioranza.«Non solo ci aspettiamo subito un chiarimento dal Governo, ma il Parlamento, nel percorso di approvazione della manovra stessa, potrà correggere questa palese iniquità, individuando nella riduzione dei livelli amministrativi, negli sprechi e nei costi impropri della politica, la copertura necessaria per dare soluzione a un provvedimento ingiusto e socialmente non sostenibile».

Inps: pensioni fino 1.428 euro rivalutate al 100, tagliola su parte eccedente

L’Inps ha quindi diffuso una nota per precisare i confini dell’intervento sulle pensioni inserito in manovra. Le pensioni fino a 3 volte il minimo, ovvero fino a un importo di 1.428 euro mensili, saranno rivalutate al 100%. Per la parte eccedente i 1.428 euro invece dovrebbe scattare la tagliola, nel senso che la parte dell’assegno da 1.428 euro fino a 2.380 euro vedrà una rivalutazione del 45% e la parte eccedente ai 2.380 euro non vedrà alcuna rivalutazione. Ad esempio se un pensionato prende un assegno di 1.700 euro, sulla somma di 1.428 euro scatterà la rivalutazione al 100%, sulla parte eccedente scatterà quella al 45%. L’istituto ha poi chiarito che i pensionati con redditi pensionistici lordi tra 3 e 5 volte il minimo risultano essere 3,2 milioni, quelli con redditi pensionistici oltre 5 volte il minimo risultano essere 1,2 milioni. Nel complesso 4,4 milioni, su un totale di circa 16 milioni di pensioni erogate.

Nel decreto l’intervento sulle pensioni

Il decreto per la correzione dei conti pubblici prevede infatti la mancata rivalutazione per il biennio 2012-2013 delle pensioni superiori a cinque volte il minimo, cioè 2.300 euro al mese (il minimo della pensione Inps 2011 è di 467 euro al mese), mentre quelle più basse, comprese tra 1.428 e 2.380 euro mensili, saranno rivalutate per tenere conto dell’inflazione, ma solo nella misura del 45%. A ciò si aggiunge l’allungamento dell’età minima di pensione che dal 2014 salirà di almeno tre mesi con l’anticipo dell’agganciamento automatico delle speranze di vita.

Damiano (Pd): inaccettabile ulteriore stretta

Contro il giro di vite sulle pensioni si schiera anche l’opposizione. L’ex ministro del Lavoro e deputato del Pd, Cesare Damiano, sostiene che «è inaccettabile una ulteriore stretta». Nella manovra , osserva Damiano, «c’è un intervento pesante che colpisce non le pensioni ricche ma quelle medie, una misura che conferma il carattere di ingiustizia sociale di questo provvedimento».

Terzo polo: così si colpiscono le fasce più deboli

Anche il Terzo polo giudica negativamente la scelta del governo. Nino Lo Presti, capogruppo di Fli in commissione Bilancio alla Camera, sottolinea che la stretta è «una misura che andrà a gravare sulle piccole pensioni e che creerà ancora più disagio nelle fasce più deboli». Mentre il vicepresidente dei deputati dell’Udc, Gian Luca Galletti, osserva che così «si colpiscono i soliti noti. O si mette mano alle riforme vere o continueremo ad andare contro le fasce più deboli. Basti pensare che dopo tante promesse non c’è in questo provvedimento nulla per la famiglia».

Vendola: è una patrimoniale sui poveri

Molto critico anche il leader di Sel, Nichi Vendola. «La manovra era partita con gli effetti speciali degli annunci, che riguardano sempre il futuro, mai il presente, degli tagli alla casta e alla politica. Poi quando uno osserva il contenuto vero della manovra capisce, guardando ad esempio l’incredibile vicenda del blocco delle pensioni, che si tratta della patrimoniale sui ceti medio-bassi del nostro Paese. È – conclude Vendola la patrimoniale sui poveri. Nient’altro». Secondo l’Idv, invece, «la manovra è una truffa, scarica il peso sul prossimo governo, non contiene misure strutturali, non rilancia l’economia ed offende pure i cittadini. Taglia sanità e scuola ma non i costi della politica. Un’offesa, una beffa ai danni dei cittadini da parte di una casta sempre più arrogante».

Italia Futura: manovra è minimo sindacale

Sulla manovra, poi, si registra anche la bocciatura di Italia Futura, il think thank vicino al presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo. «La manovra è quella che è. Il minimo sindacale, con alcune ridicole prese in giro sui costi della politica (dove si annunciano misure puramente simboliche) e una buona quantità di assegni post-datati: provvedimenti che avranno effetto solo dalla prossima legislatura e che rappresenteranno un alibi formidabile per chiunque governerà il paese dopo il 2013». Abbiamo forti dubbi, sottolinea ancora la fondazione, «che, nel medio periodo, questo risulterà sufficiente per arginare le turbolenze finanziarie internazionali». (Ansa – 2 luglio 2011)

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