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Aspettativa di vita, stop all’aumento automatico dell’età pensionabile potrà essere valutato solo dopo i nuovi dati Istat. Ma la priorità sarà per i lavori usuranti

Abbassare le soglie di accesso all’Ape per le donne riconoscendo il lavoro di cura e con un occhio attento ai lavori più disagiati. Dare più spinta alla previdenza integrativa facendo leva sul silenzio-assenso e su un trattamento fiscale con maggiore appeal. Tornare dal 2019 alla perequazione dei trattamenti con il sistema degli scaglioni. Creare i presupposti per la nascita di una pensione di garanzia per i giovani “contributivi” prevedendo un reddito minimo e unificando la parte assistenziale e quella previdenziale compatibilmente con i vincoli di bilancio.

Sono queste le priorità sul terreno della previdenza indicate ai sindacati dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, per dare operatività alla cosiddetta “fase 2” attraverso una rapida istruttoria tecnica pre-manovra autunnale con 5 tavoli da far scattare a fine agosto. Un nodo però, ha avvertito il ministro, potrà essere sciolto solo a ottobre: lo stop all’aumento automatico dell’età pensionabile per effetto all’aspettativa di vita che potrà essere valutato dopo i nuovi dati dell’Istat e che in ogni caso potrà scattare prioritariamente per i lavori più usuranti.

Alcuni di questi interventi potranno essere inserito già nella prossima legge di bilancio, per altri si dovrà attendere l’anno successivo. Ma l’obiettivo del Governo, ha sottolineato Poletti, è «la massima condivisione» con i sindacati sui temi in agenda per giungere a una nuova intesa prima del varo della manovra autunnale. Per questo motivo sono stati già fissati tavoli specifici su altrettanti capitoli. Si partirà il 30 agosto con due gruppi di lavoro: il primo su previdenza dei giovani e pensioni integrative; il secondo sull’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita e sul tagliando all’Ape sociale. Il 31 agosto il confronto tecnico si svilupperà su altri due tavoli: politiche passive, ammortizzatori e garanzia giovani; rappresentanza sindacale e nuova governance Inps. Il 7 settembre, infine, verrà affrontata la questione della rivalutazione delle pensioni.

Poletti ha definito «positivo e utile» il lavoro effettuato nel corso dell’incontro di ieri dove Cgil, Cisl e Uil hanno intensificato il loro pressing soprattutto sulla tutela pensionistica delle donne, che non dovrebbe essere garantita soltanto all’interno dell’Ape con un eventuale sconto contributivo di 2 o 3 anni per accedere all’Anticipo pensionistico, e dei giovani. Su quest’ultimo fronte soprattutto la Cgil vorrebbe precise assicurazioni sulla copertura della pensione minima di garanzia così come sullo stop a vasto raggio dell’aumento automatico dell’età pensionabile nel 2019.

«È importante che il Governo abbia detto che si può discutere del tema dell’adeguamento delle speranze di vita» ma «le cose che abbiamo sentito non ci sono risultate particolarmente rassicuranti, il tema è rilevante: l’automatismo determinerebbe aumenti insopportabili dell’età», ha commentato la leader della Cgil Susanna Camusso. Che ha aggiunto: «Oggi abbiamo avuto finalmente la possibilità di fare un punto sia sui temi del lavoro che sulla previdenza. La notizia positiva è che abbiamo definito un calendario impegnativo di approfondimento e discussione». Anche Annamaria Furlan (Cisl) ha ribadito che lo stop all’aumento dell’età deve valere per tutti mentre Carmelo Barbagallo (Uil) chiede interventi per giovani e donne.

Sulla questione pensioni è tornato ieri anche il presidente dell’Inps, Tito Boeri che ha affermato che «l’età media effettiva di pensionamento in Italia è stata di circa 62 anni e la durata di godimento della pensione è risultata più alta rispetto agli altri Paesi». Boeri nel corso di un’audizione alla Camera è tornato anche a lanciare l’allarme sulla “frattura generazionale” affermando che gli anziani sono tutelati mentre i giovani sono lasciati al loro destino: «Il nostro sistema di protezione sociale ha contenuto i rischi di povertà per gli ultra65enni, ma solo per loro», ha detto il presidente dell’Inps facendo il quadro della situazione alla vigilia dell’arrivo del Rei, il Reddito d’inclusione. In termini di prestazioni a livello «pro capite, risulta che – ha sottolineato Boeri – agli ultra 65enni vanno mediamente circa 1.200 euro, mentre agli under 39 vanno meno di 500 euro».

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