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Pensioni, transizione con possibile Quota 102. Slitta la cabina di regia. Alta tensione con ministri e partiti fino a tarda serata, incontri solo con Franco

Il Sole 24 Ore. Anche stavolta Mario Draghi ha atteso che fosse pubblico l’esito delle urne. Il presidente del Consiglio non si fa dettare – come ha detto 15 giorni fa – l’agenda dal calendario elettorale. Ma la delicatezza della situazione interna alla maggioranza, e soprattutto le distanze registrate tra le forze politiche e tra gli stessi ministri, hanno imposto il rinvio ad oggi della cabina di regia e del Consiglio dei ministri chiamato ad approvare il Documento programmatico di bilancio da inviare a Bruxelles. Anche se su alcuni capitoli si è cercato di ridurre le distanze. È il caso del dopo Quota 100, su cui anche ieri Matteo Salvini è tornato alla carica ribadendo che per il Carroccio la prospettiva di un ritorno sic et simpliciter alla riforma Fornero in versione integrale è inaccettabile.
Tra le”opzioni” messe sul tavolo dal Governo ci sarebbe anche quella di una “transizione” di due anni, che aprirebbe la strada a una sorta di Quota 102 in chiave selettiva. Con la possibilità di uscita anche con 64 anni d’età e 38 di contributi. Che potrebbe essere introdotta soprattutto per i lavoratori con il sistema “misto” (quelli in parte “retributivi”) visto che i ”contributivi” possono già utilizzare un canale di pensionamento anticipato con un minimo di 64 anni d’età, previsto dalla stessa legge Fornero.

Un intervento che si potrebbe affiancare alla proroga dell’Ape sociale in forma “estesa” e di Opzione donna, oltre all’ampliamento dei contratti di espansione. Il tutto richiederebbe risorse per 1,5-2 miliardi. Ma la Lega, che puntava a prolungare Quota 100, chiede di più. Così come le altre forze politiche per le loro misure bandiera.

Per tutta la giornata si sono susseguite le riunioni per determinare le poste della futura legge di bilancio da 24-25 miliardi, data in arrivo non prima della prossima settimana, che saranno anticipate dal Dpb. Una discussione non solo tecnica ma prevalentemente politica, che ha visto le delegazioni dei partiti confrontarsi a Palazzo Chigi con il ministro Daniele Franco e non con il premier. Tra i capitoli più caldi c’è il Reddito di cittadinanza. Anche su questo fronte la Lega è determinata ad andare all’attacco. La sconfitta elettorale sembra aver convinto Matteo Salvini ad alzare il livello dello scontro. Per la stessa ragione, però, i Cinque stelle si dichiarano pronti alle barricate. In realtà quello che sembra più probabile, al di là delle dichiarazioni bellicose, è una rivisitazione del sussidio per evitare abusi e per mettere in moto la parte della riforma rimasta inattuata, ovvero il collegamento con le politiche attive del lavoro. Una voce cara anche al titolare del Lavoro, Andrea Orlando. Il ministro Dem e il suo partito puntano però soprattutto a una dote robusta per far decollare il progetto di riforma degli ammortizzatori sociali messo a punto dallo stesso Orlando nelle scorse settimane.

L’altra partita delicata è quella fiscale. Qui a fare la voce grossa è stata Forza Italia. Il capodelegazione azzurro al governo, Mariastella Gelmini, ribadisce la necessità di focalizzare l’intervento sul taglio del cuneo per ridurre il costo del lavoro e rilanciare così l’occupazione. Il “redde rationem” si svolgerà oggi in occasione della cabina di regia, attesa ieri ma rinviata di 24 ore insieme all’approvazione del Dpb, che sarebbe già dovuto essere sul tavolo di Bruxelles.

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