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Perequazione. Pensioni, rimandato al 2018 il recupero dello 0,1%. E’ la seconda proroga che ha posticipato il conguaglio. Onere di 208 milioni sul bilancio

Rimandato a inizio 2018 il recupero dello 0,1% dell’importo delle pensioni pagate nel 2015 per effetto della differenza tra l’inflazione prevista e quella effettiva del 2014. È la seconda proroga, dopo quella contenuta nella legge di Stabilità 2016 che ha posticipato il conguaglio dall’inizio dell’anno scorso a quello di quest’anno.

Il provvedimento preannunciato dal ministero del Lavoro con un comunicato del 17 gennaio è stato approvato e, di fatto, annullerà la trattenuta dei relativi importi in un massimo di quattro rate a partire da aprile già illustrata dall’Inps nella circolare 8/2017 sempre del 17 gennaio.

Il meccanismo di adeguamento all’inflazione degli assegni pensionistici in pagamento è piuttosto complicato e avviene in due fasi. Per quanto riguarda il 2014, con effetto da gennaio 2015 era stato applicato un aumento provvisorio dello 0,30%, a fronte del dato calcolato dall’Istat sulla base dei primi nove mesi dell’anno, perché così prevede la normativa.

Poi, l’anno successivo, si tiene conto della variazione definitiva calcolata su dodici mesi, che in quel caso è stata dello 0,20 per cento.

Di conseguenza a inizio 2016 è nata la necessità di recuperare lo 0,1 per cento. In tempi di inflazione, la cosa non avrebbe creato problemi, come già avvenuto in passato, perché l’aumento dell’anno seguente avrebbe compensato il recupero di quello precedente.

Invece l’adeguamento provvisorio da applicare nel 2016 è stato pari a zero e quindi i pensionati avrebbero avuto una riduzione dello 0,1 per cento.

Così, con la legge 208/2015, è stato deciso di posticipare il conguaglio a inizio 2017. Peccato che anche quest’anno l’importo delle pensioni è rimasto invariato e si è riproposta la stessa situazione. A cui si è data risposta con un’altra proroga.

L’incidenza complessiva di questo posticipo sul bilancio dello Stato è consistente, pari a 208 milioni di euro. Per coprire l’onere si riducono, tra l’altro, le risorse previste per il Fondo sociale per l’occupazione e la formazione e quelle per le politiche attive. Il sacrificio che si sarebbe chiesto ai pensionati, invece, sarebbe stato modesto, pari appunto allo 0,1% di quanto incassato nel 2015: per esempio 13 euro in un anno su un assegno mensile di mille euro.

Matteo Prioschi – Il Sole 24 Ore – 17 febbraio 2017 

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