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Peste suina, Federparchi: “Non utile consentire la caccia nelle aree contigue del Parco di Portofino. L’attività venatoria non riduce la specie. Più efficace praticare un’attività mirata di controllo”

Liguria. “L’attività venatoria non riduce la specie di cui si va a caccia, ma tende a mantenerla in numero costante, o addirittura aumentarne la consistenza, senza farla diminuire negli anni. Più utile praticare un’attività mirata di controllo, sulla base di piani dettagliati di iniziativa pubblica ai quali possono partecipare anche i cacciatori, col ruolo di selecontrollori”. La posizione di Federparchi sulle misure di contenimento dei cinghiali è chiara ed espressa in una nota collegata alla decisione della Regione Liguria di sospendere le cosiddette aree contigue del Parco naturale regionale di Portofino per consentire la caccia al cinghiale anche in esse.

Il coordinamento ligure sottolinea anche un aspetto spesso mai preso in considerazione dai cosiddetti ambientalisti: “I danni alla biodiversità derivanti da un’alta densità di cinghiali sono difficilmente quantificabili dal punto di vista economico ma comunque significativi e riguardano la vegetazione e la cotica erbosa, gli uccelli, soprattutto quelli che nidificano a terra, e gli invertebrati, che sono la base alimentare di molti passeriformi; inoltre quelli alle attività economiche, come denunciato dalle associazioni agricole, sono dell’ordine di centinaia di milioni di euro ogni anno in Italia.

Cos’è l’area contigua

L’area contigua, la cosiddetta “buffer zone”, è una zona limitrofa al perimetro del parco, di transizione fra il parco e il territorio circostante, ed in cui sono previste alcune norme di salvaguardia, meno stringenti di quelle che regolano i parchi; in Italia le “aree contigue” sono previste dalla legge 394/91, e la proposta di aggiornamento della legge proposta da Federparchi e mai giunta alla approvazione del Parlamento nella XVII legislatura ne conteneva significative modifiche; di queste la più rilevante era, come ovunque a livello mondiale, che le regole di queste ultime le stabilisse l’Ente parco, che ha le precise conoscenze su quali siano le esigenze prioritarie per la biodiversità che deve tutelare e, in base a tali indicatori, decide una regolamentazione anche nell’area contigua.

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