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Pfas, il governo chiederà i danni. Il ministero all’Ambiente ha acquisito i documenti: agirà contro chi ha inquinato. 10 avvisi di garanzia. La Regione: nuovi acquedotti. Oggi Bottacin incontra Galletti

Sul caso Pfas scende in campo anche il governo. Dopo la decisione della Regione di costituirsi parte civile nel procedimento giudiziario per l’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche, il ministero all’Ambiente sta preparando la richiesta di danni ambientali. E, a tale scopo, ha chiesto nei giorni scorsi a Palazzo Balbi l’invio a Roma di tutta la documentazione relativa a quanto accaduto nell’area dei 21 Comuni contaminati, tra le province di Padova, Vicenza e Verona.

Dieci avvisi di garanzia. Nel frattempo la Procura berica avrebbe inviato una decina di avvisi di garanzia nei confronti di ex amministratori di Miteni spa, la società chimica di Trissino che, secondo la Regione, sarebbe la principale responsabile della contaminazione delle acque di falda e superficiali. Le indagini condotte dai pm Barbara De Munari e Hans Roderich Blatter avevano già portato all’iscrizione nel registro degli indagati dell’amministratore delegato Miteni nel periodo 2009-2013.

E a Vicenza sono confluiti i fascicoli aperti dalle altre Procure venete, Verona e Padova. Alla magistratura berica è stato presentato nei giorni scorsi un esposto da parte di Legambiente (gli ambientalisti hanno chiesto il sequestro dell’azienda), mentre i consiglieri regionali del Movimento CinqueStelle hanno avuto un incontro con gli inquirenti. Decisivo per gli sviluppi delle indagini si è rivelato però il dossier inoltrato dalla Regione lo scorso 17 novembre, contenente il corposo lavoro svolto dalla commissione tecnica Pfas con gli studi sulla salute dei cittadini nelle aree interessate, con gli esiti dei controlli Arpav, con il dettaglio degli interventi di filtraggio.

Lo spostamento della Miteni. In attesa delle decisioni della magistratura, la Regione si sta muovendo a sua volta su più fronti. Venerdì scorso la giunta ha adottato due delibere che prevedono un aiuto agli allevatori che usano l’acqua nelle zone contaminate e l’avvio del piano di risanamento con lo spostamento delle industrie chimiche dalle aree di ricarico delle acque. Una soluzione, questa, destinata a scongiurare altri casi Pfas. Ma non basta.

L’incontro con Galletti. Questa mattina l’assessore regionale Gianpaolo Bottacin è a Bologna per incontrare il ministro all’Ambiente Gian Luca Galletti: l’obiettivo è quello di portare a casa fondi per una battaglia a tutto campo contro l’inquinamento. Oggetto del summit è lo stanziamento di 11 milioni da parte del governo per sostenere le azioni contro lo smog e, naturalmente, il Veneto intende rivendicare la sua quota. Ma alla Regione preme soprattutto affrontare l’altra questione aperta che è, appunto, l’inquinamento da Pfas. L’acqua dell’area rossa è oggi filtrata e sicura, ma – come sottolinea l’assessore Bottacin – «la soluzione strutturale è andare a prendere altrove l’acqua». In altre parole: l’emergenza è rientrata, ma serve una politica di lungo periodo per evitare altri casi simili. Il progetto c’è e porta il nome di Mosav (Modello Strutturale degli Acquedotti del Veneto). Più incerti i fondi. «Fu Lotti a parlare di milioni a disposizione per gli acquedotti», sottolinea Bottacin, «Successivamente tale disponibilità fu smentita, ma noi abbiamo scritto al premier Gentiloni chiedendo delucidazioni al riguardo». E oggi, sui soldi per rifare gli acquedotti, il Veneto torna alla carica con Galletti

Il Mattino di Padova – 30 gennaio 2017

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