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Pfas, la Regione monitorerà le donne in attesa. L’inquinamento può incidere sulle gravidanze? La Direzione prevenzione: da questo mese le analisi su gestanti e bambini dell’area a rischio»

Non è solo un, per quanto inquietante, allarme quello relativo alla relazione fra patologie che possono riguardare donne in gravidanza e neonati e l’inquinamento delle acque da Pfas. Ora, infatti, da Venezia vengono annunciate misure straordinarie volte a tenere sotto controllo gestanti e bambini in tenera età.

STUDI E CONTROMISURE. A parlare per primo in maniera ufficiale del nesso fra l’inquinamento da sostanze perfluoro-alchiliche e alcune patologie riguardanti gravidanze e nascite era stato il segretario generale della Sanità regionale Domenico Mantoan: lo aveva fatto in un documento risalente al 17 novembre, e poi rimasto riservato, che era stato indirizzato a pochi addetti ai lavori, ovvero agli assessori regionali Luca Coletto, Giampaolo Bottacin e Giuseppe Pan, alla segreteria della programmazione regionale e al presidente della Provincia di Vicenza Achille Variati.

In tale testo, del quale L’Arena ha dato notizia il 6 gennaio e che consisteva nella relazione conseguente a un incontro svoltosi il 21 ottobre della commissione tecnica regionale sui Pfas, veniva citato uno studio realizzato dal Registro nascite, Coordinamento malattie rare, della Regione che si diceva essere stato concluso ancora alla fine di settembre 2016 e protocollato il successivo 17 ottobre.

Lo studio, secondo quanto scritto nella relazione, evidenzia in particolare un incremento della pre-eclampsia (sindrome nota anche come gestosi) e del diabete gestazionale nelle donne in gravidanza e, per quanto riguarda i bambini, di nati con peso molto basso o piccoli o con alcune malformazioni maggiori, come anomalie del sistema nervoso e del sistema circolatorio e cromosomiche.

Francesca Russo, che è a capo della Direzione prevenzione, sicurezza alimentare e veterinaria regionale, adesso annuncia: «Da questo mese inizieremo a mettere in piedi un percorso di presa in carico e valutazione delle donne gravide e dei bambini che risiedono nell’area a rischio».

I DATI NOTI. Secondo quanto riferisce la dirigente regionale, dalle schede di dimissione ospedaliera e i certificati post parto registrati nell’area maggiormente esposta alla contaminazione, che comprende 21 Comuni (tredici del Basso Veronese, sette del Vicentino e uno del Padovano), risulta un tasso significativamente più elevato rispetto alla media regionale, è quasi il doppio, di diabete gestazionale, una prevalenza di casi di bassissimo peso alla nascita e situazioni, per quanto rare, di malformazioni.

«Bisogna capire se la causa di questa situazione sono davvero i Pfas (cosa che si è verificata in un inquinamento analogo a quello veneto che è avvenuto negli Stati Uniti, ndr) applicando un protocollo di studio specifico che è in fase di predisposizione», precisano a Venezia.

LE REAZIONI. Dopo il sollevamento registrato in Regione da parte delle forze di opposizione M5S e Pd dovuto principalmente al fatto che i dati citati da Mantoan non erano stati resi pubblici, e dopo esposti presentati dalle forze ambientaliste, ora prende posizione anche uno degli specialisti che hanno seguito dall’inizio la vicenda Pfas. Vincenzo Cordiano, di Isde medici per l’ambiente di Vicenza. «Quanto si è ora saputo costituisce la dimostrazione che è necessario controllare anche, anzi per primi, i bambini», afferma il dottor Cordiano. «La Regione ha messo in piedi un monitoraggio sullo stato di salute della popolazione esposta ai Pfas che, secondo quanto deliberato, è fatto bene ma che, purtroppo, esclude quelle fasce d’età, inferiori ai 14 anni e superiori ai 65, che invece dovrebbero essere poste sotto controllo».

«Per questo», conclude Cordiano, «l’auspicio è che a Venezia decidano di ampliare i controlli all’intera popolazione e che essi vengano avviati subito, per evitare che i risultati siano alterati dall’allungarsi dei tempi».

Luca Fiorin – L’Arena – 12 gennaio 2017 

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