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Pfas. Limiti sforati in due Comuni, l’Ulss tranquillizza. L’Arpav ha rilevato nella rete idrica di Albaredo e Zimella valori superiori a quelli fissati dall’Iss

Nel Colognese toma a manifestarsi lo spettro Pfas, ma secondo l’Ulss non ci sono rischi per la salute. L’Agenzia regionale per l’ambiente ha rilevato nella rete acquedottistica di Albaredo d’Adige e Zimella livelli elevati di sostanze perfluoro-alchiliche: i composti di origine chimica che vengono utilizzati per impermeabilizzare carta, stoviglie e tessuti, la cui presenza nelle falde da cui pescano gli acquedotti di oltre 30 Comuni del Basso Veronese, del Vicentino e del Padovano era stata scoperta due anni fa in seguito ad una campagna di controlli specifici promossi dall’Unione Europea.

Sin dal 2013 è stato deciso di dotare gli impianti di prelevamento e potabilizzazione dell’acqua contaminati – situati ad Almisano, nel Basso vicentino, e di proprietà di Acque Veronesi – di filtri a carboni attivi. Filtri molto costosi, ogni ricarica costa circa 100mila euro, ma che sono gli unici efficaci. Nel frattempo sono iniziate verifiche relative alla presenza dei Pfas anche nelle acque superficiali e negli alimenti del territorio.

Nonostante vari annunci, finora nè lo Stato italiano nè l’Unione europea hanno fissato i limiti massimi di Pfas che possono essere contenuti nelle acque potabili. Gli unici parametri esistenti sono quelli stabiliti come obiettivo dall’Istituto superiore di sanità. Ebbene, i risultati di campioni prelevati dall’Arpav, per conto dell’Ulss 20, in via Brena ad Albaredo e in via Corain a Zimella, dicono che quei limiti di performance sono stati sforati.

«Si tratta di superamenti contenuti dovuti ai filtri che cominciavano ad essere saturi», spiega Massimo Valsecchi, direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Ulss 20. «Abbiamo informato sia i sindaci che Acque Veronesi, la quale ci ha comunicato il 21 luglio di avere sostituito i carboni. La situazione non era comunque tale da far sì che dovessero essere presi provvedimenti di alcun genere». «I limiti non devono essere superati e in questo caso i sindaci dovevano muoversi, anche se non è giusto che si paghino con soldi pubblici inquinamenti provocati da privati», sottolinea Piergiorgio Boscagin del comitato Acqua libera dai Pfas. Comitato che ha scritto a tutti i sindaci dell’area interessata dall’inquinamento per chiedere loro di agire legalmente per far si che la bonifica delle falde acquifere sia a carico di chi ha provocato l’inquinamento ed ottenere un risarcimento dei danni.

Lu. Fi. – L’Arena – 28 luglio 2015 

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