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Pfas, Montagnana è il Comune più esposto nel Padovano. Nella città murata confluiscono le acque reflue dal Vicentino, risultate cariche di perfluoroalchilici

di Nicola Cesaro. Inquinamento da pfas: nella Bassa padovana è Montagnana l’unico Comune ufficialmente sotto la lente di controllo delle autorità sanitarie. Eppure il timore è che l’inquinamento delle acque nostrane dai cosiddetti perfluoroalchilici (i pfas appunto, quasi sicuramente provenienti dalla concerie vicentine) sia un fenomeno legato all’intera area Montagnanese e che i controlli portati avanti ad oggi non siano sufficienti a garantire la massima sicurezza al territorio.

Come già detto, l’unico Comune padovano interessato al Piano di Campionamento – imposto da Iss, Ministero e Regione – è Montagnana, il cui territorio è interessato dal collettore consortile che trasferisce i reflui depurati di cinque depuratori (Trissino, Arzignano, Montecchio, Montebello e Lonigo) nel canale Fratta-Gorzone all’altezza di Cologna Veneta. Il Piano, tuttavia, ha coinvolto Montagnana solo parzialmente: sono state prese in esame in particolare le attività agricole e zootecniche e sono stati effettuati alcuni campionamenti. Niente a che vedere con lo studio di biomonitoraggio destinato al Vicentino, dove 500 cittadini si sono sottoposti anche ai test del sangue.

I risultati, presentati mercoledì 20 aprile a Venezia, hanno confermato percentuali di acido perfluorico largamente superiori alla media. «Ho partecipato personalmente all’illustrazione dei dati di Venezia» commenta il sindaco di Montagnana, Loredana Borghesan «Montagnana è inserita in una fascia non esposta seriamente dai rischi legati ai pfas e dunque per ora non si è ritenuto opportuno procedere con approfondimenti maggiori. È pur vero che già da due anni i Comuni del Montagnanese, compreso il mio, hanno emesso delle ordinanze che impongono il censimento dei pozzi e l’obbligo di analisi per queste fonti di acqua. Inaspriremo certamente i controlli, per aumentare il livello di sicurezza».

Già, perché per quanto la Regione minimizzi e altri enti come il Cvs tengano monitorata su questo fronte la qualità dell’acquedotto (nel sito del Cvs sono aggiornati costantemente i valori di Pfas per i Comuni del Montagnanese), solo qualche mese fa esponenti regionali del M5S e del Pd avevano denunciato la contaminazione degli alimenti per i quali erano state attinte acque cariche di pfas: campioni contaminati erano stati recuperati anche a Montagnana, Villa Estense, Megliadino San Fidenzio e Megliadino San Vitale, ma pure nelle limitrofe Terrazzo, Bevilacqua e Cologna Veneta.

Sempre il M5S ha citato dati Arpav che confermano la presenza di pfas in campionamenti di acque superficiali effettuati a Barbona o Anguillara Veneta, ben più in là del Montagnanese dunque.

«È inevitabile chiedere maggiori controlli e non considerarci zona periferica anche in questa situazione» è il commento di Marco Balbo, sindaco di Urbana e membro della Rappresentanza dei sindaci dell’Usl 17 «I controlli costano? Allora siano attività produttive vicentine e le stesse istituzioni vicentine a pagare per noi: i benefici che hanno avuto dall’esplosione industriale degli anni scorsi non possono riflettersi in conseguenze negative sulla nostra salute».

Il Mattino di Padova – 22 aprile 2016 

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