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Pfas. Sul Bur il Piano di monitoraggio degli alimenti. Modalità di campionamento. La Regione: Iss e Efsa definiscano i limiti

alimentianalisiArriva sul Bur n. 4 del 5 gennaio la delibera della giunta regionale n. 2133 del 23 dicembre 2016 con cui vengono approvati gli annunciati piani legati alla contaminazione da Pfas e cioè il  “Piano di sorveglianza sanitaria sulla popolazione esposta alle sostanze perfluoroalchiliche” (Allegato A) e il “Piano di campionamento per il monitoraggio degli alimenti in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche in alcuni ambiti della Regione del Veneto” (Allegato B). L’obiettivo generale del primo è la prevenzione delle malattie croniche degenerative dovute all’esposizione alle sostanze perfluoroalchiliche e, recita la delibera, “agli scorretti stili di vita”, attraverso la presa in carico della popolazione esposta. “Si concretizzerà nei seguenti obiettivi specifici: caratterizzare l’esposizione a Pfas delle persone che vivono nelle aree contaminate; valutare gli effetti dell’esposizione a Pfas sulla salute dei soggetti esposti; identificare i comportamenti a rischio per le malattie croniche degenerative”.

Saranno coinvolte le Ulss n. 8 Berica, n. 6 Euganea, n. 9 Scaligera. L’attuazione del piano sarà coordinata dal Centro Unico Screening del Dipartimento di Prevenzione del’Ulss n. 8 Berica. La popolazione complessiva residente nei Comuni interessati dall’esposizione a Pfas è di circa 127.000 abitanti. La popolazione coinvolta sarà costituita dai residenti e domiciliati di età compresa tra i 14 e i 65 anni (coorti di nascita dal 1951 al 2002), per un totale di 84.795 persone. Il sostegno finanziario alle Ulss coinvolte nella realizzazione del piano di sorveglianza è stato previsto con il Decreto del Direttore della Direzione Prevenzione e Sicurezza Alimentare n. 21 dell’8.11.2016 che ha disposto l’impegno di spesa di € 399.458 e la relativa liquidazione.

Per completare l’attività di monitoraggio dell’esposizione della popolazione alle sostanze perfluoroalchiliche, con deliberazione n. 243 dell’8.3.2016 la Giunta Regionale ha disposto l’affidamento all’Istituto Superiore di Sanità della predisposizione e realizzazione del Piano di monitoraggio sulle matrici di interesse alimentare in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche.

Inoltre, con Decreto del Direttore Generale dell’Area Sanità e Sociale n. 19 dell’8.3.2016 è stato costituto il gruppo di lavoro “Gestione degli alimenti in ordine alle sostanze perfluoroalchiliche (PFAS)” con i compiti tra l’altro di pianificare il monitoraggio sugli alimenti in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità; valutare l’adozione di misure di prevenzione primaria efficaci ai fini di ridurre le esposizioni alimentari nel breve e nel lungo periodo; valutare l’adozione di pratiche agronomiche e zootecniche volte a ridurre il trasferimento della contaminazione dai comparti ambientali a quelli agro-zootecnici.

La Regione ha dato inoltre mandato all’Istituto Superiore di Sanità di definire, in collaborazione con l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), i limiti di sicurezza per la salute di queste sostanze negli alimenti.

In data 2.11.2016 l’Istituto Superiore di Sanità ha trasmesso alla Regione del Veneto il “Piano di campionamento per il monitoraggio degli alimenti in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in alcuni ambiti della Regione del Veneto”.

“In considerazione della necessità di procedere con urgenza, determinata dalla stagionalità della loro produzione, al campionamento di alcune tipologie di alimenti – si legge ancora – è stata data indicazione alle Aziende Ulss di dare avvio al campionamento già a settembre 2016 (per alcune frutta di stagione, ndr), nelle more della formalizzazione del piano, in ossequio alle indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità”. L’obiettivo della Regione del Veneto è quello di poter concludere il monitoraggio degli alimenti nel più breve tempo possibile ed auspicabilmente nel mese di luglio 2017.

Il Piano, datato 20 ottobre, era stato inviato dalla Regione alle Ulss il 1° dicembre. I campionamenti sono iniziati alla metà del mese, con una certa urgenza ad esempio sui suini macellati a domicilio che dalla fine del mese non sarebbero più stati disponibili.

Il nuovo Piano non fa praticamente riferimento al precedente monitoraggio sugli alimenti effettuato nel 2015. La numerosità dei campioni delle varie matrici alimentari, in genere, viene stabilita in base alla rilevanza dei settori produttivi nelle diverse località. Non vengono considerati cioè altri eventuali fattori di rischio o i risultati di maggiore criticità riscontrati nel precedente monitoraggio.

Per quanto riguarda il prodotto ittico i campioni dovranno essere effettuati in via prioritaria negli allevamenti e nei laghi destinati alla pesca sportiva (che in genere sono però frutto di ripopolamento con esemplari provenienti da altri luoghi, ndr). L’analisi del  pesce di cattura verrà effettuata, nel caso si valutasse necessario, in collaborazione “con gli enti territoriali competenti in materia di pesca”. Escludendo le specie ritenute non “edibili”.

Il Piano esclude dall’indagine gli animali con meno di tre mesi di età (negli allevamenti avicoli). Verranno prelevati, come nel caso dei bovini da carne e dei suini, fegato e muscolo.

Qualche problema logistico potrà sorgere nel campionamento del bestiame, che verrà analizzato sempre in base al numero di allevamenti. Ma ovviamente sarà necessario eseguirlo nel luogo della macellazione con l’inconveniente che questo dista spesso decine di chilometri dall’allevamento, quando non si trova addirittura fuori Regione. In questo caso la scheda sarà compilata in parte dal veterinario che si è recato in azienda e in parte dal veterinario del macello di destinazione che dovrà essere avvertito dal primo del prossimo arrivo e reso edotto delle modalità di esecuzione del campionamento e di compilazione della parte di sua competenza della scheda.

Il piano di campionamento non prevede indagini sui prodotti trasformati nè, al momento, sul miele e i suoi derivati e sulla selvaggina cacciata.

Per quanto riguarda i campioni di prodotti di origine animale le modalità e le quantità di costituzione dei campioni faranno riferimento alla normativa vigente (direttiva 2002/63/Ce) con leggeri adattamenti dovuti alla necessità di effettuare prelievi anche in allevamenti rurali dove, evidentemente, le disponibilità potranno essere limitate.

I campioni dovranno essere indicativamente costituti dalle seguenti quantità:

Uova, n.12 di gallina se disponibili o almeno 5 nel caso di allevamento rurale

Bovino o suino: muscolo 0,5 kg

Bovino o suino; fegato 0,4 kg

Tacchini, oche, galli, capponi, anatre: 0,5 kg di muscolo spellato e disossato

Galline, faraone, polli: 0,5 kg di muscolo spellato e disossato

Fegato di avicoli: 0,2 kg

Latte: 0,5 litri (previa miscelazione nella cisterna)

Pesci di allevamento o laghi da pesca: 0,5 kg di pesce sfilettato

2133_AllegatoA_336975.pdf
2133_AllegatoB_336975.pdf

7 gennaio 2017

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