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Pfizer si prende il mercato Ue. Ursula tratta 1,8 miliardi di dosi. L’Europa avrà 2,4 miliardi di fiale sufficienti per tre anni. Polemiche sull’aumento del prezzo

La Stampa. L’Ue ha deciso: quello prodotto da Pfizer/BioNTech sarà il vaccino degli europei. Quest’anno, ma soprattutto il prossimo e anche nel 2023, visto che l’emergere delle varianti richiederà con ogni probabilità la necessità di una vaccinazione stagionale, con farmaci in grado di rispondere alle mutazioni. Comirnaty – questo il nome del preparato anti-Covid19 realizzato dall’azienda americana con la tedesca BioNTech – è il più caro e il più difficile da gestire logisticamente, ma i governi lo considerano il più affidabile: per questo la Commissione ha avviato i negoziati per un terzo contratto da 1,8 miliardi di dosi, che si aggiungeranno ai 600 milioni già acquistati. In totale fanno 2,4 miliardi di dosi, sufficienti a vaccinare per tre anni di fila l’intera popolazione europea.
Nei giorni scorsi il premier bulgaro Bojko Borisov aveva polemizzato con Bruxelles perché la casa farmaceutica ha deciso di aumentare il prezzo: da 15,5 a 19,50 euro a dose. Vuol dire che il nuovo contratto costerà circa 35 miliardi: l’Italia otterrebbe circa 250 milioni di dosi al costo di 4,7 miliardi. Ma Ursula von der Leyen e gli altri leader Ue, vista la partenza a rilento della campagna vaccinale, hanno capito che non è il caso di badare a spese. E così Pfizer/BioNTech diventerà il vaccino di massa.
Una fiducia conquistata “sul campo”, dato che proprio ieri la casa farmaceutica ha promesso che andrà in soccorso dei Paesi Ue per rimediare allo stop del vaccino di Johnson&Johnson. Dopo il blocco negli Usa, la società ha bloccato le consegne in Europa e chiesto ai governi di non usare le dosi già distribuite (il contratto prevedeva 55 milioni di vaccini nel secondo trimestre). Per questo Pfizer/BioNTech ha promesso 50 milioni di vaccini in più entro giugno, che si aggiungeranno ai 200 milioni già concordati. All’Italia arriveranno quasi 7 milioni di dosiin più: 670 mila ad aprile, 2,15 milioni a maggio e oltre 4 milioni a giugno. Von der Leyen ha ringraziato la casa farmaceutica «che si è dimostrata un partner affidabile, ha consegnato secondo gli impegni e risponde ai nostri bisogni».
Per iniziare le somministrazioni di Johnson&Johnson bisognerà attendere fino alla prossima settimana, quando l’Agenzia europea del farmaco pubblicherà una raccomandazione sull’uso vaccino dopo i rari casi di trombosi che sono al momento esaminati dagli esperti. La Francia ha già fatto sapere che lo inietterà solo agli over 55. L’Ema continua inoltre la sua analisi sul farmaco di AstraZeneca, dopo che i governi hanno fissato limitazioni d’età, e presto dovrebbe emanare una nuova raccomandazione sulla somministrazione della seconda dose per chi ha già ricevuto la prima. Intanto la Danimarca ha scelto di non distribuire più il vaccino di Oxford. Come anticipato da «La Stampa», i governi non intendono esercitare le opzioni di acquisto previste dai contratti con AstraZeneca (100 milioni in aggiunta ai 300 milioni già ordinati) e con J&J (200 milioni, oltre ai 200 milioni comprati).
La scelta di puntare su Pfizer/BioNTech è anche legata alla tecnologia utilizzata: von der Leyen ha spiegato che «dovremo sviluppare i vaccini adatti alle nuove varianti» e quelli a Rna messaggero «hanno dimostrato il loro valore», sia per quanto riguarda la resistenza alle mutazioni, sia per quanto riguarda la possibilità di adattarli alle variazioni del virus. Inoltre, aspetto non secondario, la presidente della Commissione Ue ha assicurato che il farmaco Comirnaty «sarà interamente prodotto in Europa».

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