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Più detrazioni per i lavoratori dipendenti sul tavolo del governo Poletti avvia il confronto con le parti sociali

Si giocherà sul taglio del cuneo fiscale la partita tra governo e parti sociali. Ieri il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha cominciato a sondare sindacati e associazioni imprenditoriali, incontrando per più di un’ora il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso e il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini.

Camusso ha ribadito alcuni punti fermi per il sindacato: serve un taglio robusto delle tasse sul lavoro, ma attenzione a come farlo. No a tagliare solo l’Irap (nei giorni scorsi è circolata quest’ipotesi) ad esclusivo vantaggio delle aziende, dice Camusso. Lo sconto deve invece andare soprattutto ai lavoratori, agendo quindi sull’Irpef, ma non tagliando le aliquote più basse, perché il beneficio andrebbe a tutti i contribuenti, compresi molti evasori, bensì aumentando le detrazioni sui lavoratori dipendenti. Tra oggi e domani Poletti incontrerà i vertici delle altre sigle sindacali e imprenditoriali. E potrà così farsi un’idea delle diverse posizioni in campo. A quel punto Poletti, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, e lo stesso Matteo Renzi, che già hanno avuto un primo scambio di idee l’altra sera a Palazzo Chigi, dovranno tirare le somme e prendere le decisioni su come distribuire il taglio del cuneo da 10 miliardi di cui ha parlato il presidente del Consiglio.

Per il resto, «l’unica cosa netta è il proseguire rapidamente sulla Garanzia giovani», ha detto ieri sera Camusso al termine dell’incontro con Poletti, che oggi vedrà le Regioni per chiudere le intese necessarie a far partire nelle prossime settimane questo piano per offrire occasioni di formazione o lavoro ai giovani under 25.

Quanto agli altri possibili argomenti sul tavolo, domina la cautela. «Il tasso di innovazione annunciato non si è tradotto in cose che sono state raccontate», ha detto ancora il segretario della Cgil. Parole che fanno capire come al centro della discussione non ci siano stati i temi del Jobs Act annunciato l’8 gennaio scorso da Renzi, in particolare quelli più spinosi, dal contratto d’inserimento che dovrebbe sospendere per i primi tre anni dall’assunzione l’articolo 18, rendendo quindi più facili i licenziamenti, al nuovo sussidio universale di disoccupazione, che dovrebbe bilanciare la maggiore flessibilità in uscita. Di sicuro, invece, sempre stando a quanto ha riferito Camusso, si è parlato delle pendenze lasciate dal precedente governo. Il programma europeo Youth Guarantee appunto, col quale l’Italia si è impegnata a offrire un’occasione di formazione, di tirocinio o lavoro ai giovani con meno di 25 anni entro 4 mesi dalla fine della scuola o dalla perdita di un eventuale occupazione. Ma anche la questione degli «esodati» Secondo i sindacati ci sarebbero ancora decine di migliaia di lavoratori che rischiano di restare senza stipendio e senza pensione. Di qui la richiesta di rimettere mano alla riforma della previdenza reintroducendo elementi di flessibilità che consentano di andare in pensione prima dei limiti rigidi fissati dalla legge Fornero. Infine, si è parlato anche della necessità di rifinanziare per il 2014 la cassa integrazione in deroga e di come riformare gli ammortizzatori sociali.

Enrico Marro – Corriere della Sera – 5 marzo 2014 

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