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Laureati, chi sceglie l’estero guadagna di più

Anche se un po’ meno rispetto all’anno passato i laureati fanno ancora fatica a trovare lavoro dopo aver messo in tasca il titolo di studio: lo rileva il XIIIesimo rapporto Almalaurea, presentato a Roma.

Tra i laureati del 2009 emerge che la disoccupazione aumenta, seppure in misura inferiore all’anno scorso, fra i triennali: dal 15 al 16% (l’anno precedente l’incremento era stato intorno ai 4 punti percentuali). La disoccupazione cresce anche fra i laureati specialistici biennali, quelli con un percorso di studi più lungo: dal 16 al 18% (la precedente rilevazione aveva evidenziato una crescita di oltre 5 punti percentuali). Ma sale pure fra gli specialistici a ciclo unico: dal 14 al 16,5% (rispetto all’aumento di 5 punti percentuali registrato dall’indagine precedente).

Si guadagna di più all’estero

Dal rapporto emerge poi che per ogni cervello che entra ne esce uno e mezzo. I laureati specialistici biennali con cittadinanza italiana del 2009 che lavorano all’estero, a un anno dal titolo, sono il 4,5% (erano il 3% nel 2009). Il 29% degli occupati all’estero proviene da ingegneria, il 16,5% dal gruppo linguistico, il 16% da quello economico-statistico e il 12% dal politico-sociale. Oltre il 70% dei laureati specialistici italiani occupati all’estero è impiegato nel settore dei servizi. Anche le retribuzioni medie mensili sono notevolmente superiori a quelle degli occupati in Italia, di circa 500 euro: gli specialistici trasferitisi all’estero guadagnano infatti 1.568 euro contro 1.054 dei colleghi rimasti a casa.

Il lavoro nero resta sempre una piaga

I laureati che lavorano senza contratto, a un anno dal conseguimento del titolo di studio, raddoppiano tra gli specialistici biennali raggiungendo il 7%; per i laureati di primo livello i «senza contratto» passano dal 3,8 al 6%; gli specialistici a ciclo unico (ovvero i laureati in medicina, architettura, veterinaria, giurisprudenza), che registrano da sempre un valore più elevato, passano dall’8 a quasi l’11 per cento. L’indagine mostra che a un anno dall’acquisizione del titolo diminuisce il lavoro stabile in misura superiore alla contrazione registrata l’anno precedente per i laureati di ogni livello. Contemporaneamente si dilata la consistenza del lavoro atipico. La stabilità riguarda il 46% dei laureati occupati di primo livello e il 35% dei laureati magistrali (con una riduzione in entrambi i casi di 3 punti percentuali rispetto all’indagine 2009).

Ilsole24ore.com – 7 marzo 2011

Università, crollano le iscrizioni e i laureati

Meno iscrizioni e meno laureati. È poco confortante la fotografia dell’università pubblica italiana scattata da due diversi rapporti, uno realizzato dal Cun (Consiglio universitario nazionale) e l’altro elaborato dal consorzio Almalaurea, entrambi presentati lunedì nella sede della Crui. Dal primo emerge che tutte le facoltà perdono iscrizioni (-5% nell’ultimo anno, -9,2% negli ultimi quattro), anche se le scientifiche tengono meglio e il Sud e il Centro Italia soffrono di più rispetto al Nord. Il dossier del Cun spiega anche che nel 2010 hanno scelto di proseguire gli studi all’università solo sei neodiplomati su dieci (il 62%, a fronte del 66% nel 2009, del 65% nel 2008 e del 68% nel 2007). In controtendenza gli atenei privati: un +2% di neoiscritti nel 2010 li porta dal 6,1% al 6,6% degli immatricolati totali in Italia negli ultimi quattro anni.

ARRETRANO I PICCOLI ATENEI – Sono i piccoli atenei (quelli cioè con diecimila iscritti) ad arretrare di più: le immatricolazioni dal 2009 al 2010 scendono dal 3,2% al 2,9%. Anche i medi atenei (fra i diecimila e i ventimila) passano dal 15,5% del 2009 al 15,3% del 2010. Tengono meglio i mega atenei (quelli cioè con più di quarantamila iscritti) con il 42,6% di immatricolazioni nel 2010 contro il 42,4 % nel 2009.

Corriere.it – 7 marzo 2011

 

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