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Previdenza complementare, l’Aran fa il punto su Espero e Perseo Sirio. I dati fotografano una scarsa adesione personale ai due fondi

di Consuelo Ziggiotto. L’Aran torna a sensibilizzare l’attenzione dei dipendenti pubblici ai sistemi di prestazioni non monetari, istituiti dal legislatore e finalizzati ad incrementare il benessere individuale e familiare in senso ampio dei lavoratori stessi.

Lo ricorda nella notizia pubblicata il 9 giugno scorso con l’intento di rendere reattivo il comportamento dei potenziali aderenti ai due Fondi di previdenza complementare Espero e Perseo Sirio. Nella notizia l’Aran invita a fare propria la consapevolezza che il contributo obbligatorio del datore di lavoro, quale fonte di finanziamento alla posizione individuale del lavoratore iscritto al fondo negoziale di riferimento, rappresenta certamente un benefit che intende soddisfare i bisogni previdenziali e assistenziali dei lavoratori, divenendo così, questa forma di welfare, una leva negoziale anche nel settore pubblico in un contesto di perdurante blocco della contrattazione di parte economica.

Va ricordato che, aderire ad un fondo negoziale di riferimento, permette al lavoratore dipendente, di costruirsi una rendita integrativa rispetto alla pensione obbligatoria. Ciò che rende peculiare l’adesione al fondo negoziale rispetto all’adesione ad un comune piano pensionistico individuale o ad un fondo aperto, è che, solo in questo caso, al lavoratore dipendente è consentito godere del contributo a carico del datore di lavoro che va ad aggiungersi al contributo del lavoratore stesso e alla quota di Tfr, quale fonte di finanziamento della propria posizione individuale costituita presso il Fondo.

Nel processo della previdenza complementare il contributo del datore di lavoro e del lavoratore, vengono  poi investiti dal gestore economico nei mercati finanziari, andando progressivamente a costruire quella che diverrà la rendita vitalizia all’uscita dal Fondo.

Il fondo Espero e Perseo Sirio

Il panorama dei fondi negoziali pubblici è molto più ristretto rispetto al parallelo panorama dei fondi negoziali privati. Le ragioni dell’aggregazione dei comparti, sostiene l’Aran nella informativa, sono nate dall’intento di rendere maggiormente competitivi i fondi e ottenere migliori rendimenti per gli aderenti. Un dipendente pubblico può oggi aderire a Espero o a Perseo Sirio a seconda del comparto cui appartiene.

Il fondo Espero, dedicato a tutti i lavoratori del comparto scuola istituzioni di alta formazione e specializzazione artistica e musicale, è stato istituito con l’accordo del 14 marzo 2001 e ha ormai raggiunto i 100.000 iscritti. Diversa preferenza è stata invece accordata dai potenziali aderenti al fondo Perseo Sirio, e cioè a tutto il personale occupato nei restanti comparti pubblici, nato il 1 ottobre 2014 dalla fusione dei due omonimi fondi, al quale hanno aderito ad oggi circa 20.000 lavoratori dipendenti.

I dati forniti da Aran

L’Aran, per i settori contrattuali di sua competenza, ha elaborato i dati forniti dai due fondi Espero e Perseo Sirio constatando che, la spesa complessiva sostenuta dai datori di lavoro pubblici per il versamento del contributo di propria competenza, ha superato di poco i 30 milioni di euro.

Questo dato ha consentito di misurare il beneficio goduto dai dipendenti aderenti al fondo e parimenti ceduto dal datore di lavoro agli stessi.  Partendo dal numero dei dipendenti pubblici al 31 dicembre 2013 è stato infatti possibile misurare, rispetto alle adesioni raccolte dai due diversi fondi, la misura del beneficio medio pro capite per iscritto e il simmetrico beneficio medio pro capite per occupato. In questo modo è stato possibile decifrare il benefico “non goduto” causa la mancata iscrizione al fondo dei possibili aderenti.

I dati fotografano una scarsa adesione personale ai due fondi che assume evidenza nelle percentuali degli iscritti rispetto alla platea dei potenziali aderenti. Nel caso di Espero tale percentuale è del 10,2%, con Perseo Sirio si arriva solo all’ 1,1%.

Non sembra potersi dire che la scarsa adesione ai fondi di previdenza complementare trovi le sue ragioni nella mancanza di benefici e agevolazioni fiscali riconosciuti dalla normativa vigente, quanto piuttosto da un contesto economico e sociale che risente del perdurante blocco della contrattazione di parte economica che realizza, paradossalmente, una diffidenza verso l’attivazione di nuovi strumenti di sostegno al reddito e alla capacità di spesa del futuro.

Il Sole 24 Ore – 12 giugno 2015 

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