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Prima mina voto Roma. Renzi guarda sinistra per smarcarsi governo

Il segretario: mi do un mandato a termine.«La mia sarà una gestione collegiale», ha già assicurato a tutti i maggiorenti del Pd Guglielmo Epifani. Il neoleader del Partito democratico pensa di creare un organismo snello, che abbia le funzioni della segreteria e poi di un coordinamento politico (il caminetto, per intendersi) in cui saranno rappresentate tutte le correnti.

Ma l’idea sarebbe quella di operare un ricambio generazionale anche in questo secondo organismo. L’obiettivo, insomma, è quello di non contornarsi di un caminetto composto dai soliti noti.

In segreteria dovrebbero entrare, tra gli altri, Matteo Orfini per i «giovani turchi», Enzo Amendola per i dalemiani, Antonello Giacomelli per i franceschiniani. E ovviamente ci saranno anche i rappresentanti di bersaniani, lettiani e renziani. A proposito di questi ultimi, corre voce, benché il sindaco smentisca, che la componente renziana abbia chiesto la guida di tre dipartimenti — Organizzazione, Enti Locali ed Economia — e che potrebbe ottenerne almeno due, perché non è intenzione di Epifani entrare in urto con Renzi.

Ma il segretario sa che la sua partita più difficile la gioca, tra poco più di venti giorni su un altro terreno. Saranno le amministrative e, soprattutto, quelle capitoline, il vero banco di prova della sua segreteria. Per questa ragione già l’altro ieri, all’assemblea nazionale ha voluto rimarcare con forza l’appoggio a Ignazio Marino, che sembrava invece essere stato lasciato solo dal partito in questa campagna elettorale. Epifani sa bene come funzionano certe cose. Se il centrosinistra vincerà a Roma, quel risultato diventerà un volano per la sua segreteria. E in questo modo l’ex leader della Cgil potrà puntare alla ricandidatura al congresso d’autunno, anche se adesso dice di escludere una prospettiva del genere: «Mi sono dato un mandato a termine, un mandato di cinque mesi e questo renderà tutto più facile», ha confidato ai suoi. Un inizio difficile, invece, con una batosta elettorale nella Capitale rischia di compromettere il suo futuro politico. Ma Epifani, che è uomo abile e accorto, sa già tutto questo e si sta preparando in vista dell’appuntamento con le elezioni amministrative.

Chi da Firenze guarda con attenzione alle mosse di Epifani e del Pd tutto è Matteo Renzi. Il sindaco rottamatore sembra aver acquisito una certa sintonia con il suo partito. Lo dimostra con evidenza una scena che è avvenuta l’altro ieri, nella sala dell’assemblea nazionale del Pd. Renzi aveva appena finito di parlare, che subito Alfredo Reichlin si andava a complimentare con lui. Già, l’ex comunista Reichlin, il dirigente politico che è dietro l’iniziativa di Fabrizio Barca e la candidatura di Gianni Cuperlo, un uomo lontano anni luce dal sindaco di Firenze, e che pure ora ha capito anche lui che il primo cittadino di Firenze può essere una «risorsa» — e pure qualcosa di più — per il Pd. La scena di Renzi in mezzo alla sala della nuova fiera di Roma, con un capannello di dirigenti del partito attorno, mentre Bersani, da solo, infilava la via dell’uscita, prefigura quello che potrebbe essere il futuro. A patto, naturalmente, che la popolarità del sindaco rimanga intatta.

Lui continua a dire che comunque resterà a Firenze e si candiderà di nuovo per guidare la sua città. E a qualche amico che gli chiedeva perché non tentasse la strada della segreteria ha motivato il suo no in due modi. Primo: «Ricordatevi quello che è successo a Veltroni. Io non voglio farmi logorare». Secondo: «Una mossa del genere, da parte mia, potrebbe avere contraccolpi sul governo, mettere in pericolo Letta e io non lo voglio assolutamente». Però Renzi non vuole nemmeno restare a guardare e farsi sorpassare lungo la strada che porta a palazzo Chigi dall’attuale presidente del Consiglio. È questa la ragione per cui prossimamente si assisterà a uno strano fenomeno. Approfittando del fatto che Letta e Franceschini sono inevitabilmente schiacciati sull’alleanza con il centrodestra di Berlusconi, Renzi scarterà a sinistra.

Ha già dato un antipasto della sua strategia, chiedendo al Pd di cavalcare la battaglia dello «ius soli» e della riforma radicale della legge Fornero. E adesso, gli ex Ds che prima lo guardavano con diffidenza hanno mutato atteggiamento. Perplessi sul governo e contrariati dal potere che vanno conquistando Letta e Franceschini, ora, puntano le loro carte su Renzi.

Maria Teresa Meli – Corriere della Sera – 13 maggio 2013

 

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