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Primo sì della Regione alla riduzione del Parco Colli. Berlato incassa l’ok del Consiglio veneto, scattano 90 giorni di tempo per riclassificare le aree di tutela

L’emendamento “taglia Parco” è passato e ora scattano 90 giorni fondamentali per il futuro dell’ente di tutela dei Colli Euganei. Ieri mattina il Consiglio regionale del Veneto ha approvato l’emendamento proposto da Sergio Berlato (Fratelli d’Italia) che porterà a una riclassificazione delle aree di tutela del Parco Colli. Una revisione dei confini geografici del Parco, mirata in particolare ad allargare lo spazio in cui legittimare attività come la caccia, ritenuta da Berlato e soci come la soluzione più efficace per ridurre la popolazione dei cinghiali sui Colli Euganei.

L’emendamento approvato ieri è quello “rivisitato” in seguito alla vivace opposizione di sindaci e delle associazioni ambientaliste – allarmati dalla riduzione dell’80% degli spazi protetti che hanno ottenuto un periodo di concertazione di 90 giorni entro cui disegnare la nuova cartografia delle aree del Parco.

Proprio contro di loro si scaglia, ad approvazione dell’emendamento avvenuta, il consigliere Berlato: «Nonostante le polemiche pretestuose di qualche sindaco politicamente orientate e le manifestazioni scarsamente partecipate delle solite associazioni animal-ambientaliste, siamo giunti all’approvazione di questo provvedimento che rappresenta un primo passo per risolvere i problemi dei cittadini residenti all’interno dell’area del Parco, problemi di cui si parla da dieci anni ma che nessuno ha mai voluto affrontare con concretezza e serietà».

Affermazioni che ovviamente non sono state gradite dai diretti interessati, come spiega bene Beatrice Andreose del gruppo L’Altra Este, tra i più attivi sul fronte del “no” alla proposta di Berlato: «Le proteste contro l’emendamento Berlato sono state presentate da ben 12 dei 15 sindaci del Parco. Non stiamo parlando di una schiera politicamente orientata, visto che tra i 12 ci sono anche sindaci di centrodestra come Francesco Lunghi e Roberta Galiana, di Monselice e di Este. La soluzione del problema cinghiali c’è già e la fornisce lo stesso Parco che deve però essere adeguatamente finanziato dalla Regione per poter predisporre un piano adeguato di contenimento degli ungulati. Dal canto nostro in questi 90 giorni illustreremo le nostre proposte dimostrando che la soluzione non è affossare ma far funzionare il Parco, con tutte le enormi potenzialità già messe in risalto in questi giorni dai produttori vitivinicoli, dagli albergatori e dai gestori degli agriturismi che vivono dentro il perimetro del Parco».

È invece ben più ampio lo spettro polemico del consigliere regionale del Pd Andrea Zanoni, deluso dal voto del consiglio: «La maggioranza ha presentato una proposta per distruggere il Parco Colli col pretesto dei danni dei cinghiali, poi ha dovuto fare marcia indietro grazie alla sollevazione di sindaci, residenti e ambientalisti. Ora alla prova dei fatti, chiamata al voto su tre miei emendamenti che, tra le altre cose, prevedevano sanzioni per chi nel Parco Colli detiene, alleva e mette in libertà esemplari di cinghiali, questa maggioranza composta da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia ha votato contro. È chiaro che i cinghiali erano solo il pretesto per liberalizzare cave, cementiticazione e caccia nei Colli Euganei».

Tecnicamente, come già sottolineato, ora la giunta regionale ha 90 giorni a disposizione per redigere, d’intesa con l’ente Parco e con i sindaci dei Comuni interessati, la cartografia con la riclassificazione delle aree del Parco. In caso di mancata intesa verrà approvata d’ufficio la versione proposta inizialmente da Berlato.

Il Mattino di Padova – 21 dicembre 2016 

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