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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Professioni sanitarie in crisi. Veterinaria disoccupazione cresce dell’8,6%
    Notizie ed Approfondimenti

    Professioni sanitarie in crisi. Veterinaria disoccupazione cresce dell’8,6%

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche27 Marzo 2012Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Medicina: l’occupazione a pochi anni dalla laurea è sicura più che per altre professioni. A ridursi sono le lauree in Veterinaria (-8,6%) e Farmacia (-6,2%)

    Ma soprattutto per infermieri e tecnici il posto di lavoro sicuro vacilla. Soprattutto per errori di programmazione dei posti a bando, che creano esuberi e ritardano l’ingresso nel mondo del lavoro.

    La disoccupazione, secondo l’analisi dei dati dell’ultimo rapporto Almalaurea che Angelo Mastrillo, segretario della Conferenza corsi di laurea delle professioni sanitarie ed esperto dell’Osservatorio per la formazione universitaria delle professioni sanitarie fa per Il Sole-24 Ore Sanità n. 12/2012, riguarda anche le lauree triennali delle professioni sanitarie che secondo le rilevazioni scendono dal tasso occupazionale di 87,0% del 2007 al 74,9% del 2010: -12,1 per cento.

    Guardando la suddivisione per le 4 classi di laurea emerge che la più penalizzata è quella tecnica con -22,8%, seguita dalla prevenzione con -15% e infermieristica-ostetrica con 12,3. Va meglio alla riabilitazione (-7,7 per cento).

    Tengono invece le lauree specialistiche a ciclo unico, odontoiatria in testa con un aumento di occupazione a un anno dalla laurea dell’1,8%, seguita da medicina che cresce dello 0,8%. A ridursi sono le lauree in Veterinaria (-8,6%) e Farmacia (-6,2%). Ma Medicina risente a distanza di dieci anni dalla laurea della “perdita” del posto degli specializzandi, impegnati fino anche a 6 anni dalla laurea, ma che poi per entrare nel mondo del lavoro devono seguire la via dei concorsi, sempre meno con i blocchi del turn over.

    Il problema della disoccupazione in aumento è decisamente più forte tra le professioni sanitarie. È rilevante il caso dell’11% per infermiere, dal 94% del 2007 all’83% attuale. In ogni caso, va considerato che il gruppo disciplinare delle professioni sanitarie conserva il più alto tasso occupazionale, dato che nel 2010 mantiene il primo posto con il 73,5% (era 84,4% nel 2007).

    I dati serviranno per la programmazione dei posti per il prossimo anno accademico 2012-13, sia per la sottostima che per la sovrastima delle Regioni. Ci sarebbe infatti da correggere la carenza, dato che se venisse confermata l’offerta delle Università dello scorso anno per 27mila posti potrebbe esserci una mancanza del 21% rispetto ai 35mila posti stimati congiuntamente da Regioni e categorie. Mancanza che, speiga Mastrillo, riguarderebbe soprattutto infermiere, con circa 7mila posti (30%), data la richiesta di 23mila da parte di Regioni e della Federazione Ipasvi rispetto ai 16mila posti offerti dall’Università lo scorso anno. Mentre sulla carenza le difficoltà riguardano l’impossibilità all’ampliamento per le stringenti indicazioni sui requisiti minimi dei corsi di studio, al contrario, e proprio per queste ragioni, potrebbe essere più semplice intervenire sulla riduzione dell’esubero, tanto che alcune categorie si attendono sostanziali riduzioni dei posti messi a bando lo scorso anno dalla Università sulla base delle indicazioni delle Regioni, che specie per l’area tecnica hanno sicuramente sovrastimato il fabbisogno formativo. «L’esubero dei posti da parte dell’Università è causato dalla sovrastima del fabbisogno fatto impropriamente da alcune Regioni», conclude Mastrillo.

    sanita.ilsole24ore.com – 27 marzo 2012

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