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Progetto delle imprese: stretta sulle anzianità, meno Irap e Irpef

È al primo punto: riduzione della spesa pubblica e riforma delle pensioni. A ruota seguono riforma fiscale, cessioni del patrimonio pubblico, liberalizzazioni, infrastrutture ed energia

Partendo da una premessa: che negli ultimi 10 anni la spesa pubblica, al netto degli interessi, è costantemente aumentata fra il 2001 e il 2010, passando dal 41,8% al 46,7% del Pil. Servono quindi risparmi, esercitando la spending review, e il taglio agli sprechi, con un intervento non più rinviabile sulle province, costi della politica, pubblica amministrazione.

“Progetto delle imprese per l’Italia” è il titolo del manifesto presentato ieri, 16 pagine corredate da numeri e tabelle. Va ridotta la spesa pubblica e vanno trovate risorse per la crescita. In questo disegno le pensioni sono un aspetto prioritario: si risparmierebbero 2,9 miliardi circa nel 2013 per arrivare a circa 18 miliardi nel 2019. Ma con un intervento drastico: donne in pensione a 65 anni dal 2012; anticipo al 2012 del meccanismo di aggancio automatico dell’età pensionabile alla speranza di vita, portare a 62-68 anni la forcella di pensionamento flessibile prevista nel regime contributivo.

Quanto alle anzianità, vanno abolite. Si può consentire il pensionamento anticipato, non prima dei 62 anni, con una correzione attuariale. Inoltre si prevede un regime transitorio per chi maturerà i 40 anni di anzianità contributiva entro i prossimi 4 anni e vengono aboliti dal primo gennaio 2012 tutti i regimi speciali.

Pensioni, quindi, accanto ad una riforma fiscale che abbia l’obiettivo di ridurre le tasse su imprese e lavoratori. Anche a costo di una patrimoniale dell’1,5 per mille. Quindi c’è l’Irap nel mirino: avviare il processo di superamento a partire dalla componente costo del lavoro, (riducendo il cuneo tra costo del lavoro e retribuzione netta). Bisognerebbe almeno raddoppiare gli importi forfettari della deduzione (minore gettito 1,8 miliardi) e prolungarli per gli apprendisti (minore gettito 140 milioni di euro). Per i lavoratori va ridotta l’Irpef.

Il fisco va utilizzato anche per incentivare ricerca e sviluppo, con strumenti automatici (per lo meno 10 anni); vanno resi stabili gli incentivi, fiscali e contributivi a sostegno delle quote di salario legate alla produttività; meno Ires per le imprese se si aumenta il patrimonio dell’azienda. Nel 2012 il complesso di queste misure è di 6 miliardi di euro, la stessa somma che secondo le previsioni dovrebbe arrivare da una patrimoniale ordinaria dell’1,5 per mille sugli attivi mobiliari e immobiliari con una franchigia per patrimoni fino a 1,5 milioni di euro. Una disponibilità solo in un disegno complessivo che riduca le tasse su aziende e lavoratori. Non potevano mancare misure contro l’evasione: limite di 500 euro all’uso del contante, obbligo per le persone fisiche di indicare lo stato patrimoniale nella dichiarazione dei redditi.

Crescere è l’imperativo, oltre al risanamento dei conti. E quindi va ridotto il confine dello Stato, ancora troppo esteso. Avanti, allora, con le cessioni del patrimonio pubblico di enti statali e locali, dismissioni delle partecipazioni societarie degli enti locali nei servizi pubblici. Per incentivare il territorio a muoversi, gli enti locali potrebbero usare le risorse ottenute per realizzare investimenti, al di fuori del patto di stabilità. Vanno accelerate le liberalizzazioni e le semplificazioni: trasporti e servizi pubblici locali, principio di libera concorrenza nell’articolo 41 della Costituzione, liberalizzare i servizi professionali, vietando le tariffe minime e prevedendo la costituzione di società di capitali, completare le semplificazioni amministrative e normative, nominare commissari per superare i veti, accelerare la giustizia civile.

Infine, infrastrutture ed efficienza energetica. Per le infrastrutture, riforma del titolo V della Costituzione per individuare le competenze di opere di interesse nazionale, incentivare il coinvolgimento della finanza privata (project bond e più efficace sistema di garanzie). Sull’energia, prorogare il livello attuale di incentivazione fino al 2020: ciò consentirebbe, bilanciando l’onere per lo stato e i risparmi ottenuti, un beneficio annuo di 1,5 miliardi sulla fiscalità, oltre ad una crescita del Pil annuo dello 0,6 per cento.

ilsole24ore.com – 1 ottobre 2011

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