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Proteine di origine animale nei mangimi. Il commissario Ue Andriukaitis: revoca del divieto da valutare per i non ruminanti ma mai all’interno della specie

Lo scorso 10 dicembre l’europarlamentare  Norbert Erd?s (PPE) ha presentato un’interrogazione alla Commissione sulla reintroduzione delle proteine di origine animale (PAT) nei mangimi destinati al pollame.

La reintroduzione dell’alimentazione incrociata nel pollame, dopo i lavori preparatori, sembra essere in fase di stallo. Come risultato della stretta europea sul benessere animale, sulle norme di sicurezza ambientale e alimentare, il settore avicolo sta vivendo uno svantaggio competitivo rispetto ai produttori al di fuori dell’UE. Purtroppo il mercato interno non garantisce più che i prezzi più elevati dei prodotti avicoli comunitari, rispetto a quelli importati, garantiscano una maggiore sicurezza e qualità. Gli allevatori avicoli ungheresi sono preoccupati, in particolare a causa del prossimo accordo UE-USA e per l’importazione esente da dazio del pollame proveniente dall’Ucraina, soprattutto per il fatto che i costi di produzione per i prodotti avicoli sono molto più bassi sia negli Usa che in Ucraina, probabilmente a causa dell’attteggiamento lassista dei due paesi in tema di benessere degli animali, norme ambientali e sicurezza alimentare.

Il settore avicolo non riceve finanziamenti comunitari, e quindi in caso di perturbazioni del mercato, i produttori solo i soli a farne le spese e devono contare solo su sè stessi. Per esempio, gli allevatori avicoli dell’Ungheria stanno perdendo 9,8 milioni di euro l’anno a causa dell’embargo russo.

Laddove fosse possibile utilizzare mangimi proteici di origine animale, il settore avicolo europeo potrebbe spendere di meno e sarebbe in grado di assorbire il proprio svantaggio competitivo. L’Europarlamentare quindi è in attesa di leggere la nuova proposta della Commissione sul ripristino dei mangimi proteici di origine animale e in particolare intende sapere i tempi di presentazione della proposta sull’alimentazione incrociata nel settore avicolo. Chiede inoltre quali saranno i principi di base e gli elementi principali della proposta e quali misure la Commissione intende intraprendere se il settore avicolo europeo dovesse affrontare un periodo di profonda crisi.

A nome della Commissione risponde Vytenis Povilas Andriukaitis. Come indicato nella comunicazione della Commissione COM (2010) 384 del 16 luglio 2010 sul “Documento strategico sulle encefalopatie spongiformi trasmissibili per il periodo 2010-2015”, la Commissione ritiene possibile la revoca del divieto dell’uso di proteine animali trasformate per i non ruminanti, a condizione che sia mantenuto il divieto in materia di utilizzo di proteine di origine animale all’interno della specie (ad esempio vietare l’utilizzazione di PAT avicole per nutrire il pollame). Questa revoca sarebbe possibile solo se fossero disponibili strumenti tecnici che possano determinare l’origine delle specie delle PAT.

Il laboratorio di riferimento dell’Unione europea per le proteine animali (CRA-Wallonie, Gembloux) sta attualmente lavorando sulla convalida di metodi di controllo che siano in grado di identificare PAT di origine avicola nei mangimi. Il risultato di questo studio di convalida non sarà disponibile prima del 2016, motivo per cui nessun  non è possibile prevedere, prima di quella data, alcun cambiamento normativo.

Un principio fondamentale per qualsiasi revisione delle attuali disposizioni di divieto, sarà garantire una corretta canalizzazione delle PAT provenienti da specie diverse, in modo da ridurre al minimo il rischio di contaminazione incrociata. Per questo motivo, la valorizzazione delle PAT, per l’alimentazine animale, dovrà considerare gli investimenti necessari a soddisfare i requisiti di canalizzazione. Inoltre, qualsiasi revisione manterrà i divieti di utilizzare le PAT per i ruminanti o di utilizzare PAT provenienti dai ruminanti per la produzione di mangime.

Attualmente il settore europeo del pollame beneficia di buone condizioni di mercato che non fanno presagire a difficoltà per il settore. Nel caso in cui si presentassero delle difficoltà, la politica agricola comune contiene una serie di strumenti per rispondere a questo genere di situazioni, come per esempio le misure contro le turbative del mercato o le misure volte a risolvere problemi specifici.

Fonte Commissione europea (da Unaitalia) – 5 febbraio 2015 

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