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Province, mina per la Regione Veneto: o decide o perde milioni. La scadenza per presentare il piano è il 31 ottobre. Proposta di Berlato: «Prendiamo gli agenti»

Sulla carta sono solo tredici parole: «Norme per l’istituzione del servizio di vigilanza ambientale della Regione del Veneto». Ma nei fatti il progetto di legge depositato lunedì a Palazzo Ferro Fini da Sergio Berlato, capogruppo di Fratelli d’Italia, promette di essere il grimaldello con cui finalmente scassinare la porta blindata che ormai da un anno è stata chiusa su preoccupazioni e aspettative dei dipendenti delle Province.

La proposta di riassorbire almeno gli agenti delle polizie provinciali, infatti, potrebbe accelerare l’attuazione generale della riforma Delrio, visto che la giunta regionale ha in gestazione un disegno di riordino complessivo delle funzioni che potrebbe definitivamente chiudere il caso.

Nel tratteggiare il sistema degli enti territoriali di area vasta, la legge statale 56 ha elencato i compiti che spettano alle nuove Province e alle Città Metropolitane, disciplinando la ricollocazione della mansioni ritenute «non fondamentali», così come previsto ancora l’11 settembre 2014 dall’accordo fra lo Stato e le Regioni. «Noi dell’Upi, insieme all’Anci e ai sindacati – ricorda Leonardo Muraro, presidente dell’Unione delle Province del Veneto – avevamo elaborato una proposta destinata alla Regione, per decidere chi faceva cosa, ma da quanto ci risulta quel testo è stato cestinato e la scadenza del 31 dicembre è passata senza che il Veneto si sia dotato della legge. Da allora siamo rimasti una delle cinque regioni a statuto ordinario d’Italia a non aver ancora legiferato».

Ora si profila però un termine perentorio: se l’approvazione non avverrà entro il 31 ottobre, le Regioni dovranno pagare alle Province il corrispettivo delle funzioni che non si sono riprese, sulla scia di quanto il governo ha promesso che accadrà già nei bilanci di previsione, fra l’altro prorogati al 30 settembre. «La recente legge 78 – spiega Muraro – ha messo nero su bianco l’azione sostitutiva dello Stato nei confronti delle Regioni. Siccome i tagli che ci sono stati imposti non ci permettono di chiudere i bilanci, ma nel frattempo dobbiamo continuare ad erogare i servizi perché a Venezia non hanno deciso cosa fare, il governo si è impegnato a ridurre i trasferimenti alla Regione di un importo equivalente alle spese sostenute dalle nostre Province».

Come si può capire, il rischio è di un effetto domino devastante, sul piano della finanza pubblica. Per questo gli uffici regionali stanno freneticamente completando un dossier destinato alla giunta, contenente tipologia e costi delle funzioni da riassegnare, affinché già all’inizio di settembre possa essere adottato il progetto di legge che sbroglia definitivamente l’intricata matassa, con l’obiettivo di farlo approvare in consiglio entro la data indicata.

Se così non fosse, intanto Berlato vorrebbe sistemare almeno la posizione di circa 200 fra poliziotti e amministrativi, agli ordini finora dei servizi Caccia, Pesca e Agricoltura, che potrebbero essere trasferiti alle dipendenze di Venezia. «Svolgono un’opera fondamentale – spiega il leader veneto di FdI – nel presidio del territorio, nel contrasto al bracconaggio e nella lotta ai reati ambientali, tutte attività che non verrebbero più svolte se gli agenti scegliessero di passare a fare i vigili urbani che si limitano, con tutto il rispetto, a fare multe per divieti di sosta. Invece riassumerli magari attraverso un ente strumentale tipo Avepa costerebbe fra i 6 e i 7 milioni di euro, soldi che potrebbero essere facilmente recuperati dalle tasse di concessione di cacciatori e pescatori, che annualmente versano 6,7 milioni di euro alle casse pubbliche».

Berlato spiega di essere stato sollecitato in tal senso proprio dalle associazioni venatorie, di cui è notoriamente esponente. «Questo la dice lunga sulla qualità della nostra categoria – afferma – che tiene molto al rispetto delle regole. Spero che anche altri consiglieri regionali vogliano sottoscrivere questa mia proposta, dato che non è una questione di destra o sinistra, ma riguarda tutti. Nel frattempo solleciterò la giunta a mettere mano al riordino complessivo delle funzioni a favore di tutti i settori delle Province. L’urgenza mi pare più questa, che l’Azienda Zero».

Il Corriere del Veneto – 26 agosto 2015 

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