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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Psicosi AstraZeneca, centinaia di disdette. La Regione: «Il vaccino anti-Covid è sicuro». I Nas sequestrano i flaconi della partita sospesa. Russo: usiamo le altre scorte
    Notizie ed Approfondimenti

    Psicosi AstraZeneca, centinaia di disdette. La Regione: «Il vaccino anti-Covid è sicuro». I Nas sequestrano i flaconi della partita sospesa. Russo: usiamo le altre scorte

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati13 Marzo 2021Nessun commento5 Minuti di lettura
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    Dopo la sospensione, da parte dell’Agenzia italiana del Farmaco, del lotto di vaccini AstraZeneca ABV2856, ieri è scattato il sequestro giudiziario delle scorte in deposito nei magazzini degli ospedali nelle 88 città italiane coinvolte. I Nas di Padova hanno posto i sigilli a 450 flaconi custoditi dalle Usl Euganea (a Monselice), che ha inoculato 6.603 vaccini fermandone 850, Pedemontana (ne ha ricevuti 1682), Polesana (1914) e Berica (4272, di cui 4mila somministrati). I Nas di Treviso hanno sequestrato 135 flaconi a Belluno, dove l’Usl Dolomiti ha utilizzato 300 dei 1655 sieri ricevuti. Nessun intervento all’Usl Marca Trevigiana, che ha inoculato tutte le 300 dosi in suo possesso, e nemmeno nelle Usl Serenissima, Veneto Orientale e Scaligera, escluse dalla distribuzione di fiale appartenenti al lotto ritirato. L’ABV2856 conteneva 560mila dosi, 250mila delle quali destinate all’Italia e di queste 20.500 arrivate nel Veneto, che ne ha somministrate 17.276 e bloccato, giovedì, le rimanenti 3224.

    L’ordine di sequestro è arrivato dalla Procura di Siracusa, che indaga per omicidio colposo in merito al decesso di Stefano Paternò, sottoufficiale della Marina morto a 43 anni dopo aver assunto l’anti-Covid di AstraZeneca. Altri due fascicoli con la stessa ipotesi di reato sono stati aperti dalle Procure di Catania, in seguito alla morte del poliziotto Davide Villa, 50 anni, spirato a 16 giorni dall’assunzione del vaccino dello stesso lotto, e di Trapani, dove ha perso la vita il carabiniere Giuseppe Maniscalco, stroncato da un infarto 48 ore dopo la somministrazione. Ma in quest’ultimo caso è già stato escluso il nesso con l’anti-Covid. Ci sarebbero dodici indagati, tra coloro che lavorano nello stabilimento della Catalenti di Anagni, nel Lazio, dove è avvenuto l’infialamento della partita ritirata, e tutti quelli che ne hanno maneggiato le fiale, sanitari inclusi. Mentre il ministero della Salute oggi invierà gli ispettori in Sicilia e ad Anagni, i Nas del Veneto trasmetteranno il rapporto dell’attività svolta ai colleghi di Catania, che stanno raccogliendo i dati dai Comandi di tutta Italia, e si preparano a prelevare un campione del lotto in oggetto e a compiere un sopralluogo nei centri vaccinali dove ne sono state inoculate le dosi. Per ora però nessuna segnalazione su eventi avversi gravi è arrivata ai carabinieri, nè dal Sistema sanitario regionale nè da privati. L’Istitito superiore di Sanità, intanto, ha iniziato le analisi su alcune fiale, per capire se siano state contaminate. Una prima ipotesi è che il vaccino possa essere stato conservato male, cioè non alla temperatura indicata tra 2 e 8 gradi, durante il trasferimento alle Regioni.

    «Finora abbiamo somministrato 47.877 sieri AstraZeneca, appartenenti a quattro lotti — precisa la dottoressa Francesca Russo, direttore della Prevenzione in Regione — le dosi dei tre non fermati continueranno ad assere utilizzate sulle categorie essenziali, cioè personale scolastico, esercito, forze dell’ordine, polizia penitenziaria e detenuti. Quando è arrivata la nota di Aifa, ho detto alle aziende sanitarie di fermare la partita sotto osservazione e poi ho chiesto all’Ateneo di Verona, che sta conducendo la farmacovigilanza, quante e quali reazioni avverse fossero emerse in relazione a tutti i vaccini AstraZeneca, in generale. Ne sono state registrate 349, tutte lievi, cioè consistenti in febbre sotto i 38 gradi, dolore nel punto di iniezione, stanchezza — rivela Russo —. Tranne dodici, più pesanti, che consistono in febbre alta, a 39-40, cefalea, dolori articolari e, in due casi, in reazioni allergiche, risolte però subito al Pronto Soccorso». Tra questi 12 eventi avversi, sette sono collegati al lotto sotto sequestro, ma non hanno nulla a che vedere con gli eventi tromboembolici alla base di 30 decessi sospetti in Europa e allo stop all’utilizzo di AstraZeneca in Islanda, Norvegia e Danimarca e di alcuni lotti in Germania, Austria, Lituania, Estonia, Lettonia, Romania e Lussemburgo. «Fino a ieri a mezzogiorno sono state inoculate 48.500 dosi degli altri lotti AstraZeneca — continua la responsabile della Prevenzione —. Il blocco di una fornitura è indicativo di un sistema di controllo che funziona, non va interpretato come segnale negativo. E’ la prova della massima attenzione alla sicurezza del farmaco e delle persone a cui è indirizzato. A chi ha assunto un vaccino del lotto fermato da Aifa dico di stare tranquillo se non sono emersi sintomi gravi entro le prime 72 ore».

    Ma la paura si è già diffusa. Sui 9mila insegnanti prenotati a Treviso per la vaccinazione con AstraZeneca nel fine settimana, tremila hanno disdetto. L’Usl ha messo in lista al loro posto altri lavoratori. L’Usl Serenissima, che fino a ieri aveva registrato il 98% di adesione da parte dei docenti, ha ricevuto la cancellazione di 300 appuntamenti su 600. A Padova su 158 persone prenotate 25 non si sono viste, a Verona per lunedì è annunciato un calo di utenti rispetto al previsto. Bene non hanno fatto nemmeno le notizie provenienti dall’estero: gli Stati Uniti hanno «congelato» 30 milioni di vaccini dell’azienda anglo-svedese, autorizzati in 70 Paesi, in attesa della sperimentazione clinica avviata dai propri scienziati. La Gran Bretagna invece, che ne ha somministrati 9,7 milioni di dosi, segnala 194 reazioni allergiche e 275 morti sospette, su cui sono in corso accertamenti.

    Ieri infine Aifa ha autorizzato l’anti-Covid di Johnson&Johnson: dose unica a partire dai 18 anni, che copre anche le varianti del virus. «In un momento così critico, abbiamo bisogno di vaccini sufficienti per contrastare la pandemia con efficacia e in tempi rapidi — dice il presidente Giorgio Palù —. Janssen sarà un’arma in più per uscire quanto prima dall’emergenza sanitaria». Dovrebbe arrivare in Italia in aprile.

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