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Pubblico impiego, accordo vicino su licenziamenti e premi produttività. Rush finale tra sindacati e governo per sciogliere gli ultimi nodi e applicare la riforma Madia

Corsa contro il tempo di sindacati e governo per raggiungere l’accordo sulla riforma del pubblico impiego. Domani le parti torneranno a negoziare e venerdì il Consiglio dei ministri dovrebbe dare il via libera definitivo al testo. Resta ancora un nodo centrale da sciogliere: quello sul ruolo della contrattazione. Cgil, Cisl e Uil puntano a rafforzare il peso dei negoziati riducendo così quello della legge, il tutto in linea con l’intesa quadro raggiunta il 30 novembre. Il governo ha espresso alcune perplessità.

La richiesta dei sindacati è di modificare diversi articoli (il 2, il 5 e il 40): nella sostanza si tratta di ridare alla contrattazione gli spazi sottratti e recintati dalla legge Brunetta. Un principio che i sindacati contavano di avere affermato una volta per tutte con l’accordo quadro firmato faticosamente a pochi giorni dal referendum costituzionale, ma che con una certa delusione ritengono che non si rifletta abbastanza nel nuovo Statuto dei lavoratori pubblici. In particolare si parla di restituire alla contrattazione materie come la mobilità, l’inquadramento, l’organizzazione e la flessibilità: «Non devono rimanere competenza esclusiva dei dirigenti e dell’amministrazione», dice il segretario confederale della Cisl, Maurizio Bernava. I sindacati chiedono inoltre di «liberare da ogni vincolo la contrattazione di secondo livello, con il superamento del meccanismo delle fasce di merito imposto dalla legge Brunetta», spiega il segretario confederale della Uil Antonio Foccillo. Modifiche importanti vengono chieste inoltre sulle sanzioni e sui licenziamenti, ritenuti «eccessivi» dai rappresentanti dei lavoratori. E c’è anche un problema di metodo: «Un altro nodo importante — sottolinea il segretario confederale della Cgil Franco Martini — è determinare nella Pubblica amministrazione un sistema di relazioni sindacali che preveda il confronto preventivo ».

Accordo spettato invece per quanto riguarda l’estensione della normativa alla scuola: infatti all’incontro oltre alla delegazione della Funzione Pubblica era presente una delegazione del Miur. I sindacati chiedono l’estensione al pubblico impiego dei premi per la produttività e del welfare aziendale, un modo «per recuperare potere d’acquisto e migliorare la performance », osserva Bernava.

Nessuna rottura però: il confronto è proseguito per tutta la giornata, e il ministero ha chiesto del tempo per valutare le modifiche richieste dai sindacati. Oggi solo contatti informali, si dovrebbe tornare al tavolo domani, per l’intesa definitiva. Il ministero guidato da Marianna Madia mostra una certa apertura verso la richiesta di garantire un ruolo maggiore alla contrattazione su diverse materie, dalle carriere alla mobilità, ma minore disponibilità a offrire ai sindacati uno spazio in materia di organizzazione degli uffici, attualmente di esclusiva competenza dei dirigenti. Prima del Consiglio dei ministri il governo dovrà anche cercare l’intesa con le Regioni.

L’accordo del 30 novembre, oltre che intervenire sulla parte normativa, pone anche le basi per il rinnovo dei contratti di lavoro: da indiscrezioni emerge che oltre ai 300 milioni stanziati dalla legge di Stabilità ci sarebbero sul piatto 900 milioni per il 2017 e 1,2 miliardi per il 2018. L’obiettivo rimane quello stabilito a novembre: un aumento medio di 80 euro lordi in busta paga.

Repubblica – 14 febbraio 2017 

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