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Pubblico impiego. Cresce il disequilibrio con il settore privato

L’introduzione dei nuovi coefficienti di trasformazione in rendita dei montanti contributivi rischia di aprire una nuova falla nel difficile equilibrio tra lavoro pubblico e lavoro privato.

I nuovi valori, che entrano in vigore a gennaio e che determineranno per il prossimo triennio l’importo delle nuove pensioni, sono stati estesi fino all’età di 70 anni proprio per incentivare il posticipo. Ma nel pubblico impiego, a differenza di quanto accade nel settore privato, solo in pochissimi casi per il lavoratore è davvero possibile fare la scelta di continuare a lavorare dopo la maturazione dei requisiti.

Come conferma l’ultimo messaggio-circolare Inps gestione ex Inpdap le amministrazioni «devono» collocare a riposo i dipendenti che hanno raggiunto i requisiti (65-66 anni per la vecchiaia, 42 per l’anticipata). E l’unica eccezione ammessa è quella del cosiddetto «trattenimento in servizio» che può essere concesso dalle amministrazioni per situazioni molto particolari (di solito è appannaggio della dirigenza alta) e secondo procedure diverse nei vari comparti.

L’anomalia è stata immediatamente sottolineata, ieri, da Vera Lamonica, segretario confederale della Cgil, che in una nota critica sui nuovi coefficienti ha sottolineato come essi creano «un nuovo disallineamento con il lavoro pubblico per il quale, ad eccezione di alcune fasce dirigenziali, non è consentito il trattenimento in servizio oltre i 66 anni». Il problema non è di facile soluzione soprattutto perché si pone in un contesto di blocco del turn over, dei contratti pubblici (fino al 2014) e in una prospettiva di snellimento del personale delle amministrazioni centrali e periferiche.

Ipotizzare percorsi di allungamento della permanenza al lavoro di dipendenti pubblici diventa difficile anche tenendo conto della pressione all’ingresso da parte del personale precario e dei (non pochi) vincitori di concorsi in attesa di una collocazione. Uno strumento per cercare di affrontare la questione potrebbe essere offerto dalla delega che il ministro Filippo Patroni Griffi ha messo a punto per armonizzare le regole del pubblico impiego alla riforma Fornero. L’articolo 2 del Ddl prevede fra l’altro ipotesi di valorizzazione delle esigenze di conciliazione della vita lavorativa con la vita familiare con la «trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno in tempo parziale». Potrebbe essere una strada per consentire, con gradualità, allungamenti del rapporto di lavoro che, con i nuovi coefficienti, consentirebbero anche ai lavoratori pubblici di beneficiare di coefficienti più generosi a chi si ritira in età più avanzata.

ilsole24ore.com – 27 maggio 2012

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