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Quote latte. L’inchiesta dei carabinieri. «Ribelliamoci alla truffa delle multe»

Molto atteso l’intervento di Alonzi, alla sua prima apparizione pubblica a distanza di due anni dalla relazione di approfondimento sulle quote latte (datata 15 aprile 2010). Documento che mette in discussione lo splafonamento dello Stato italiano e il prelievo supplementare addebitato ai produttori dal 1995 al 2009. I carabinieri avevano iniziato la propria attività subito dopo la conclusione dei lavori della Commissione d’indagine presieduta dallo stesso Alonzi, quand’era ministro Luca Zaia. Che, riferisce il generale, non ha mai esercitato alcuna pressione per orientare i lavori. Resta invece l’amarezza per il tentantivo di sminuire la relazione del 15 aprile 2010 messo in atto dal ministero e da Agea (l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura), nonostante anche i loro documenti confermassero le stesso incongruenze rilevate dai carabinieri. Circostanza confermata pure da una lettera del ministro Giancarlo Galan (succeduto a Zaia), che in pubblico offriva una lettura diversa: «Gli approfondimenti non hanno rilevato nulla di anomalo così come le cinque commissioni che hanno indagato sulla problematica».

Tutto il contrario, argomenta Alonzi, secondo il quale le commissioni che si sono susseguite negli ultimi quindici anni hanno accertato «le numerose e gravi carenze nella gestione dell’elaborazione dei dati che hanno portato all’irrogazione delle multe agli allevatori, nonché i comportamenti illeciti operati nel settore». Il generale testimonia anche il clima difficile che anche successivamente ha accompagnato le indagini, portate avanti dai suoi collaboratori, primo fra tutti il colonnello Marco Paolo Mantile. Al quale, ricorda l’avvocato Ermondi, in novembre il ministro Francesco Saverio Romano aveva affidato un incarico di consulenza per procedere in via amministrativa al controllo dei dati produttivi.

È indirizzata invece all’attuale ministro Mario Catania l’interrogazione firmata Di Pietro e Cimadoro, interessati a capire perché a Mantile non fosse fornita la documentazione necessaria. «Peccato che il ministro non abbia mai risposto» informa Cimadoro. Peggio, qualche settimana fa il contratto sarebbe stato annullato per volontà univoca dell’amministrazione. «Una condotta scandalosa, che può avere il solo e unico scopo di non voler giungere all’accertamento della verità» sbotta il deputato dell’Idv. Tocca a Ermondi rivelare il contenuto sorprendente di alcuni atti d’indagine: secondo l’avvocato «l’algoritmo utilizzato da Agea per l’estrapolazione dall’anagrafe bovina dei numero dei capi produttivi per allevamento è stato artatamente predisposto e modificato al fine di giustificare la produzione italiana dichiarata dalla stessa agenzia». A documentarlo ci sarebbe uno scambio di email tra i funzionari di Agea e l’Istituto zooprofilattico sperimentale di Teramo. Il ritocco avrebbe aumentato di 300mila unità il numero dei capi da latte presenti in Italia, e di 12 milioni i quintali di latte prodotti. Le indagini avrebbero poi messo in luce l’assenza dei controlli e l’illegittima assegnazione di titoli Pac. In coda, l’avvocato informa che il Tar del Lazio ha annullato alcune cartelle esattoriali emesse da Equitalia, in quanto l’ente avrebbe adottato una procedura non corretta. Stupito dalle parole di Ermondi, Cimadoro assicura l’impegno del suo partito e annuncia nuove sollecitazioni al ministero.

Da Renato Castellini, presidente del Cospa Mantova, l’invito a «informare il più possibile sui risultati delle indagini dei carabinieri e a non permettere che siano insabbiati».

La Gazzetta di Matova – 7 aprile 2012

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