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Quote rosa, Unione europea rilancia la soglia del 40%

Il commissario europeo Viviane Reding: “Il Parlamento ci chiede di agire, non mi arrenderò”. Società quotate, nuovo testo della Reding dopo la bocciatura di ottobre: vincoli meno rigidi

Viviane Reding ci riprova. Insiste perché nei consigli delle società quotate ci sia almeno il 40% di presenza femminile, però – dopo la bocciatura di metà ottobre – ha deciso di mettere sul tavolo della Commissione Ue una proposta «più flessibile». Nei corridoi dell’esecutivo il testo della responsabile per la Giustizia è già stato battezzato «quote rosa light». Conserva l’obiettivo vincolante per il 2020, però lo limita ai membri dei board e salva gli amministratori delegati, mentre il riferimento alle sanzioni è ammorbidito. «Lo hanno decaffeinato», ammette un capo di gabinetto. Intanto la proposta può passare come direttiva. Meglio che niente, a questo punto.

Il parlamento europeo s’è espresso a larga maggioranza per «le quote rosa», lo ha fatto per fede e opportunità, certo i deputati hanno letto i sondaggi di opinione che attribuiscono al 60% dei cittadini la convinzione che sia necessario regolare con una legge il disequilibrio fra uomini e donne ai vertici delle imprese. Ora, in media, solo il 15% dei componenti dei consigli societari non è di sesso maschile. Fa uno su sette. La Finlandia è in testa con un dato superiore al 25%; Malta e Cipro sono sotto il 5; l’Italia è poco sopra.

A fine estate la lussemburghese Reding ha proposto una riforma per rompere «il tetto di cristallo» che impedisce alle donne di crescere nel mondo del lavoro. La prima stesura della direttiva imponeva il 40% minimo di «genere sottorappresentato», nei board delle imprese quotate (le piccole e medie sono fuori). Stabiliva il 2020 come limite per i privati e il 2018 per le imprese pubbliche. E per chi fosse stato trovato fuori regola, sanciva quattro livelli di sanzione: multa; sospensione del diritto ai benefici pubblici; esclusione dalla partecipazione di contratti pubblici; annullamento delle nomine.

Martedì 20 ottobre lo schema non è stato approvato in Commissione. E’ mancato il consenso. Lo hanno abbattuto le nordiche e liberiste del gruppo, la britannica Ashton (Esteri), la danese Heedegard (Ambiente), l’olandese Kroes (Comunicazioni), la svedese Malmström (interni), fiancheggiate dal belga De Gucht. A fine riunione, la Reding ha cercato di forzare l’intesa con un testo di mediazione. I commissari hanno chiesto tempo e si è slittati al 14 novembre. «Il parlamento ci chiede di agire, non mi arrenderò», assicurava la lussemburghese. Come segno di incoraggiamento i deputati hanno poi bocciato la nomina del banchiere Yves Mersch alla Bce, in quanto «non donna». Il giorno è arrivato. Le «quote light» hanno anche il timbro dell’ufficio legale, assicura una fonte. Il testo, secondo l’ultima bozza vista da La Stampa, offre meno spigoli. Sparito ogni riferimenti agli amministratori, si prescrive che «gli Stati debbano assicurarsi che le società quotate designino i membri dei board sulla base dell’analisi comparativa dei candidati in modo da arrivare» alla soglia del 40% “rosa” nel 2020. Devono anche assicurare che, a parità di qualifica, la priorità sia data al «genere sottorappresentato». In caso contrario, l’aziend deve giustificare il perché della scelta.

La sanzioni restano. Più deboli. Due, non quattro. «Devono essere efficaci». «Potrebbe includere multe amministrative e l’annullamento della nomina», afferma la bozza. Appalti e benefici sospesi sono scomparsi nella decaffeinizzazione. Passerà? Mercoledì mancheranno Ashton e De Gucht. Il presidente Barroso, coi colleghi Barnier, Rehn e Tajani, è a favore. La Reding ha chance di vittoria, parziale perché la direttiva impone per la prima volta il principio del 40%, ma le vie di fuga applicative sono numerose

 La Stampa – 12 novembre 2012

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