Breaking news

Sei in:

Ramadan. Cene, regali, soap opera e inflazione. Perché il mese del digiuno musulmano scatena i consumi (e tutti gli eccessi)

Nel 1960 Habib Bourguiba tentò invano di abolirlo: il Ramadan è sì il mese sacro dell’Islam, sosteneva il primo presidente della Tunisia, ma il Corano prevede che non lo si rispetti in tempi eccezionali, durante la jihad ad esempio. E la Tunisia, aggiungeva, era in guerra contro il sottosviluppo. Bourguiba non convinse l’establishment religioso e nessuno ha poi riproposto il suo tentativo. Ma ogni anno, con l’avvistamento della luna nuova che dà inizio al periodo di preghiera e digiuno, riesplode il dibattito sugli aspetti meno spirituali di questo lungo Natale.

Uno tsunami che sconvolge i comportamenti sociali di 1,4 miliardi di persone e mette a dura prova le economie dei Paesi dove i musulmani sono maggioranza, dal Senegal all’Indonesia.

Perché in questi 29 o 30 giorni (dipende dalla luna), tutto cambia. Dall’alba al tramonto c’è il divieto di mangiare, bere e fumare. Gli uffici e le fabbriche non chiudono ma i ritmi sono lenti e i tempi ridotti, specie se come quest’anno, 1435esimo Ramadan, il periodo cade in estate. La produttività, sostiene l’economista giordano Samir Sunnuqrot, cala in media del 35-50%. Nel tempo libero gli uomini vanno in moschea, leggono il Corano, si riposano. Le donne pregano a casa e preparano l’iftar , il pasto che alla sera riunisce l’intera famiglia, con parenti arrivati da lontano e pure con chi durante l’anno non è osservante, perché il Ramadan lo rispettano quasi tutti.

«Tre datteri e un sorso di acqua» è il rituale che risale a Maometto per rompere il digiuno. E in milioni lo ripetono oggi. Ma poi l’iftar è il pasto della festa. Con cibi speciali che variano da Paese a Paese — la harira o minestra speziata del Nord Africa, la kunafa e i dolci dell’Egitto, il pollo fesenjan dell’Iran: i piatti e le bevande sono migliaia —, con un’abbondanza che appunto ricorda il nostro Natale. Per i poveri i governi e le associazioni benefiche imbandiscono tavolate in piazza e per strada. Le famiglie ricche portano con i loro Suv decine di pasti, un gesto di carità diffuso in questo mese in cui la comunità dei credenti, la Umma , è più unita.

Il risultato è che i consumi alimentari aumentano almeno del 30%, dicono le statistiche. Gli sprechi anche: in Algeria, ad esempio, 20 milioni di baguette finiscono nella spazzatura. E i medici lanciano l’allarme sull’eccesso di cibo seguito alle ore di privazione, il numero di ricoveri aumenta vertiginosamente. Il boom dei consumi è poi una sfida per i governi. Che devono garantire scorte alimentari sufficienti (in Nord Africa raddoppia la richiesta di uova, ad esempio), reprimere la speculazione, contenere l’inflazione che inevitabilmente ogni anno si impenna. Un compito titanico, soprattutto in periodi di crisi economiche e di forti cambiamenti politici come quello attuale. «Il Ramadan va preparato con sei mesi di anticipo e di concerto con l’industria agroalimentare —, ha spiegato a Jeune Afrique l’ex ministro tunisino Mehdi Houas —. È complicato ma si può fare: nel 2011 siamo riusciti ad approvvigionare pure la Tripolitania, che durante la guerra in Libia dipendeva totalmente da noi».

Periodo speciale, dove in parte la notte si sostituisce al giorno. Il rituale religioso più sentito è la preghiera collettiva del tarawih , dopo cena. Ma il buio porta pure il divertimento delle famiglie, che passano il doppio del tempo abituale davanti alla tv. E il business dei programmi per il Ramadan è infatti stellare: musalsalat o telenovela storiche e romantiche (30 puntate da mezz’ora), serie comiche, giochi più o meno seri (ci sono gare di recitazione coranica) esplodono. Le entrate pubblicitarie delle reti sono un quarto di quelle dell’intero anno. Come i governi per il boom alimentare, anche loro preparano per mesi le produzioni, che sono centinaia e sempre più locali rispetto ai tempi quando era l’Egitto e poi la Siria ad esportarle ovunque. Talk-show e politica, preponderanti negli altri mesi, passano così in secondo piano. E anche se in Egitto è stata appena vietata una musalsala che screditava la polizia, in Arabia Saudita è nel Ramadan che gli autori osano di più, con blande critiche al sistema all’interno di sketch comici. Ma in questo mese di preghiera e digiuno, di eccessi di tanti tipi, le regole valide normalmente non sono più così rigide.

Cecilia Zecchinelli – Corriere della Sera – 9 luglio 2014

Leave a Reply
 

Your email address will not be published. Required fields are marked (*)

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

site created by electrisheeps.com - web design & web marketing

Back to Top