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Rapporto Ania, malpractice: denunce diminuite del 7%

Il numero delle denunce per malpractice contro medici e strutture sanitarie è diminuito tra il 2010 e il 2011 del 7%, passando da 33.700 ai 31.400 sinistri. Il dato è contenuto nel capitolo relativo alla Rc medica del Rapporto annuale Ania (Associazione nazionale imprese assicuratrici) che sarà presentato martedì prossimo in occasione dell’assemblea annuale dell’Assocazione.

«Il calo delle denunce e’ un primo segnale positivo. Forse significa che i cittadini non si lasciano piu’ strumentalizzare come prima. E che il lungo contenzioso sta frenando le speculazioni sulla salute», commenta Massimo Cozza, segretario nazionale della Cgil medici. Che che invita il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, «a portare avanti come promesso una legge complessiva che restituisca la dovuta serenita’ al medico che lavora in scienza e coscienza e che garantisca in tempi celeri il giusto risarcimento ai cittadini che ne hanno diritto: sarebbe una grande spending review per la sanita’ con un risparmio complessivo stimato in circa 10 miliardi, spesi oggi per la medicina difensiva»..

Di timido segnale positivo parla anche Costantino Troise, segretario nazionale dell’Anaao – il primo sindacato dei medici ospedalieri – che invita però «a non abbassare la guardia» perché « si tratta di un calo che deriva probabilmente anche da una maggiore attenzione al rapporto medico paziente». Lettura in controluce anche dagli ortopedici della Nuova Ascoti, in sciopero il primo luglio anche per l’assenza di adeguate coperture assicurative: «Ho il timore che questo calo sia dovuto all’aumento della medicina difensiva – commenta il presidente Michele saccomanno – Se questa cresce, diminuiscono le denunce. E questo fenomeno non é un metro per una sanità che migliora».

Mediamente più ottimista Nicola Surico, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo): «C’era da augurarselo il calo delle denunce contro i medici – dice – Secondo me è dovuto alla riorganizzazione dei punti di nascita, dove ora si verificano meno errori medici». Ma avverte anche che «La diminuzione delle denunce è in parte anche dovuta della diminuzione della natalità, visto che in alcune zone del Nord del Paese si stima infatti un calo del 20% delle nascite, che può essere dovuto alla crisi economica».

Vede l’altra faccia della medaglia anche Luigi Presenti, presidente Acoi (chirurghi ospedalieri): «I dati sono incoraggianti, ma resta il problema dei costi che questi contenziosi comportano per il Servizio sanitario nazionale. Costi persi, tra l’altro, perché quasi mai si arriva ad una rilevazione di responsabilità».

Capitolo costi in primo piano anche per Valerio Fabio Alberti, presidente Fiaso (aziende sanitarie e ospedaliere), che assegna ai manager di Asl e ospedali il merito delle denunce calanti: «Da anni siamo impegnati nella costituzione di aree di risk management nelle aziende sanitarie per individuare, insieme ai professionisti, le aree a maggior rischio di errori sanitari e le cause sulle quali intervenire» – dice. – «continueremo a farlo, ma occorre anche una normativa che, pur tutelando i legittimi interessi dei cittadini, freni il ricorso alla denuncia facile, generato non da ultimo dall’assunzione del rischio di causa da parte di avvocati senza scrupoli».

Sulla stessa lunghezza d’onda, ma dal versante dei cittadini, Francesca Moccia, vicesegretario generale del Tribunale per i diritti del malato (Tdm)-Cittadinanzattiva: «Credo che il calo del numero delle denunce in area medica sia imputabile ai costi elevati della giustizia, che rappresentano una barriera d’accesso per i cittadini. Soprattutto in questi tempi di crisi economica» – dice . – «Il decreto Balduzzi ha complicato le cose per i cittadini, che saranno sempre piu’ spinti a non denunciare i camici bianchi e le strutture sanitarie per eventuali errori medici». Norme nel mirino «La depenalizzazione della colpa lieve e la riduzione dei tempi per la prescrizione, passati da 10 a 5 anni».

Richiesta operativa, infine, da Fabrizio Maggiorotti, presidente dell’Associazione medici accusati di malpractice ingiustamente (Amami): «I dati dell’Ania – aggiunge Maggiorotti – sono dati inutili per valutare l’entità del fenomeno. Servono da un punto di vista tecnico assicurativo ma, non rispecchiano il rapporto degli errori dei medici rispetto alle richieste infondate. Questo perché l’Associazione considera sinistro medico ogni richiesta di risarcimento, informazione di garanzia, denuncia e querela di cui ha notizia». «Per questo – conclude – chiediamo da 11 anni un Osservatorio del contenzioso e dell’errore medico. Un organismo che, per legge, debba raccogliere ogni tipo di conflittualità o di denuncia per iniziare ad avere i primi dati certi sull’entita’ e gli eventuali errori medici. Il fatto che un organismo cosi’ semplice non abbia mai visto la luce, fa pensare che possa disturbare chi, in questo settore, ha facile guadagno».

Il Sole 24 Ore sanità – 29 giugno 2013 

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