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Rapporto Caritas 2012, povertà si diffonde: separati, casalinghe, anziani

Sempre più italiani, casalinghe, anziani, genitori separati, soprattutto donne, con situazioni di multi problematicità che coinvolgono intere famiglie. Il profilo dei nuovi utenti dei Centri di ascolto Caritas è sempre meno coincidente con quelli della grave marginalità e va verso una “normalizzazione sociale” del bisogno. La povertà dunque si diffonde.

E’ il quadro che emerge dal nuovo Rapporto Caritas 2012 su povertà ed esclusione sociale in Italia, dal titolo “I ripartenti. Povertà croniche e inedite. Percorsi di risalita nella stagione della crisi”. Anche quest’anno la presentazione del Rapporto si collega alla “Giornata internazionale di lotta alla povertà” (17 ottobre), e al suo interno sono riportati i dati del fenomeno provenienti dalle 220 Caritas diocesane.

Rispetto al 2009 si osserva un forte incremento della componente demografica in età avanzata: +51,3% di anziani; +177,8% di casalinghe; +65,6% di pensionati. A tale tendenza si associa l’incremento di utenti con figli minori conviventi (+52,9%) e una sostanziale stabilità nel numero di persone separate o divorziate (+5,5%). Da notare infine la diminuzione di persone disoccupate (-16,2%) e soprattutto di analfabeti (-58,2%). Nel 2011, il problema-bisogno più frequente degli utenti dei CdA Caritas è quello della povertà economica (26% del totale), seguito dai problemi di lavoro (22,9%). Poco significativi alcuni problemi che evidentemente trovano spazi di ascolto in altri tipi di servizi, e che fanno registrare livelli di incidenza tutti inferiori al 2% (istruzione, detenzione, dipendenze, disabilità, ecc.). I problemi di salute coprono una quota del 7,3% fra gli utenti italiani e dello 0,9% fra gli stranieri. Tra gli stranieri l’incidenza della povertà economica è meno pronunciata rispetto a quanto accade tra gli italiani (22,2% contro il 40,6%). Identici per le due macroprovenienze nazionali i livelli di diffusione della disoccupazione (circa 24%). Interessante notare come i problemi abitativi siano più diffusi tra gli italiani (10,4%) rispetto a quanto si osserva tra gli stranieri (6%). Diminuisce nel complesso la richiesta di assistenza sanitaria (1,9% rispetto al 4,4% del 2009).

In base agli ultimi dati relativi ai primi 6 mesi del 2012 si confermano alcune linee di tendenza: aumentano ancora gli italiani (+ 15,2%); stabili i disoccupati (59,5%); aumentano i problemi di povertà economica (+10,1%); diminuisce del 10,7% la presenza di persone senza dimora o con gravi problemi abitativi; aumentano gli interventi di erogazione di beni materiali (+44,5%).

In generale, quindi, si legge nel rapporto Caritas, la crisi economico-finanziaria ha determinato l’estensione dei fenomeni di impoverimento ad ampi settori di popolazione, non sempre coincidenti con i “vecchi poveri” del passato. Si impoveriscono ulteriormente le famiglie immigrate e peggiorano le condizioni di vita degli emarginati gravi, esclusi da un welfare pubblico sempre più residuale.

Per quanto riguarda i servizi socio-assistenziali ecclesiali di contrasto alla povertà economica, la rilevazione delle opere sanitarie e sociali, promossa dalla Consulta ecclesiale nazionale degli organismi socio-assistenziali, da Caritas Italiana e dall’Ufficio nazionale per la Pastorale della sanità (della Conferenza Episcopale Italiana), ha censito nel 2009 oltre 14 mila servizi ecclesiali impegnati in attività sanitarie, socio-sanitarie e sociali. Rispetto al totale dei servizi, le attività che possono essere ricondotte a un azione di contrasto della povertà economica sono 4.991. Tali attività trovano espressione, soprattutto, nei centri di erogazione beni primari (promossi spesso dalle parrocchie e dalle Caritas diocesane), nelle mense, nei servizi di assistenza ai senza dimora, nelle fondazioni antiusura, nei servizi per gli immigrati in difficoltà.

Le proposte della Caritas per il welfare e le politiche pubbliche:

Appaiono evidenti come ineludibili alcune questioni:

– la necessità di una misura universalistica di contrasto alla povertà, pur graduale rispetto all’intensità del fenomeno e incrementale nella sua applicazione

– un ripensamento del sistema di welfare, orientato alla famiglia come soggetto esposto ai rischi dell’esclusione, ma anche come agente per l’inclusione

– una decisa azione di politiche integrate verso i minori e i giovani sul piano educativo, sociale e occupazionale, per ridurre le disuguaglianze e offrire opportunità

– la costruzione di strategie di inclusione per gli immigrati e le loro famiglie, a partire dal tema della cittadinanza dei minori nati in Italia

– un rinnovato e articolato impegno verso le aree più povere e marginali

del nostro paese (meridione, quartieri sensibili, aree montane) capace di riqualificare sul piano economico, territoriale e della coesione sociale

Sole 24 Ore Sanità – 18 ottobre 2012

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