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Rapporto-Coop: una famiglia su quattro indebitata per arrivare fine mese

Sempre più italiani tirano la cinghia, e la povertà li rende sempre meno felici. A tratteggiare un quadro allarmante del nostro Paese è il rapporto Coop 2012: in Italia i redditi sono più bassi rispetto agli altri grandi Paesi d’Europa, mentre una famiglia su quattro è costretta a indebitarsi per arrivare alla fine del mese. Per questo, il tasso di felicità strappa una sufficienza stiracchiata (6,1%) dietro non solo a Germania, Francia e Inghilterra ma anche alla Spagna.

Il rapporto delle Coop parla di un’Italia in cui i salari non stanno al passo con l’inflazione (nel 2012 +1% contro il +3% del costo della vita), dove solo una persona su quattro ritiene di poter trovare un lavoro in 6 mesi (57% in Germania), con un reddito disponibile pro-capite che continuerà a diminuire fino al 2014, per via delle manovre del governo e della recessione.

Sempre più persone «sul divano a guardare la tv»

L’incertezza in cui si dibatte il Paese emerge anche dalla percentuale di persone che non sono sicure di poter affrontare una spesa imprevista di mille euro entro i 12 mesi, ben il 70%. Mentre crolla il mercato immobiliare e quello dell’auto, a cui si accompagna la spesa per carburanti (-60 euro al mese tra 2006 e 2010), gli italiani risparmiano su tutto, dall’abbigliamento alle telecomunicazioni, alle vacanze. Ma anche le cene, il cinema e gli spettacoli calano, contribuendo a incrementare il numero di persone che stanno «sul divano a guardare la televisione» (+12% telespettatori in due anni).

Si tira la cinghia su tutto, insomma, tagliando sprechi e superfluo. Coop stima che gli italiani, «acrobati della spesa», abbiano risparmiato 1 miliardo di euro per difendere il loro potere di acquisto: emblematico il crollo dei detersivi nel 2012 (-17,8%) segno che – sottolinea Enrico Migliavacca, vicepresidente di Ancc-Coop – prima di azionare la lavatrice, ci si assicura che sia ben piena. «Da 28 anni che presentiamo questo rapporto – ha spiegato – questo è l’anno più terribile».

Aumentano le scommesse

In un contesto di soli “segni meno” c’è un settore che cresce senza freni: quello delle scommesse, con una raccolta che da 4 anni aumenta a doppia cifra e che nel 2012 arriverà a sfiorare i 100 miliardi. Anche questo, per le Coop, un segno dei nostri tempi difficili.

Alla «crisi economica, del potere d’acquisto, dei consumi» nel 2013 si aggiungerà un «elemento devastante» rappresentato da «un’inflazione che può arrivare al 4,9% con rincari importanti sui beni alimentari» ha ammonito Tassinari.

«In presenza di una realtà concreta devastante di rincaro – ha spiegato Tassinari – la politica economica europea sta impoverendo i cittadini: c’è un problema di una politica economica ripiegata sui parametri finanziari».

Allarme anche dalla Cia: tre famiglie su dieci comprano meno cibo

E in merito agli allarmi lanciati oggi sulla spesa delle famiglie, si pronuncia la Confederazione italiana agricoltori: «Gli italiani – sottolinea la Cia – sono stati costretti dalla crisi, dalla pressione fiscale alle stelle, dalle retribuzioni ferme al 1995 e anche dal caro-carburante a stravolgere i propri comportamenti d’acquisto. Se soltanto un litro di benzina arriva a costare quasi quanto tre pacchi di pasta e l’equivalente di dieci uova, è chiaro che i consumatori devono “tagliare” altrove, non solo rinunciando al cosiddetto “superfluo”, ma agendo anche sul fronte irrinunciabile che attiene alla tavola».

«Per combattere la recessione, cioè, gli italiani oggi caricano il carrello alimentare in maniera più che oculata – continua la Cia -. Il 65% delle famiglie compara i prezzi con più attenzione; il 53% gira più negozi per cercare sconti, promozioni commerciali e offerte speciali e il 42% preferisce le grandi confezioni, vale a dire il “formato convenienza”. Ma c’è anche chi, semplicemente, compra meno cibo: sono più del 30 per cento dei nuclei familiari ad aver ridotto le quantità, tagliando soprattutto gli acquisti ortofrutticoli (il 41,4 per cento), quelli di carne rossa (il 38,5) e quelli di pane (il 37 per cento)».

«Ma questo atteggiamento improntato al massimo risparmio, questa fase di perenne emergenza, non possono durare per sempre – conclude la Cia – Se non si prenderanno al più presto provvedimenti per aiutare le famiglie, ad esempio riducendo gli oneri fiscali e lavorando al taglio delle accise sulla benzina, l’Italia non comincerà mai a ingranare la ripresa, e anzi il calo dei consumi a fine 2012 diventerà un tracrollo».

ilsole24ore.com – 7 settembre 2012

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