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Rapporto Istat 2015: oltre 6 italiani su 10 soddisfatti del Servizio sanitario pubblico ma uno su dieci rinuncia alle cure

L’80% degli italiani è soddisfatto delle proprie condizioni di salute e la maggioranza della popolazione adulta (60,8%) valuta positivamente il Servizio sanitario pubblico, un valore costante dal 2005 ma con variabilità territoriali acuite nell’ultimo anno. In un quadro tutto sommato ancora positivo emerge il dato della rinuncia all’assistenza: un italiano su dieci (il 9,5%) non ha potuto fruire di prestazioni che dovrebbero essere garantite dal Ssn per motivi economici o per carenze delle strutture di offerta (tempi di attesa troppo lunghi, difficoltà a raggiungere la struttura oppure orari scomodi). Sono i dati del Rapporto annuale Istat 2015.

Resta intatto il gap nord-Sud

La geografia della salute tracciata dall’Istat rileva differenze notevoli condizionate soprattutto da due variabili: presenza di personale sanitario (proxy della presenza di strutture sul territorio) e la mappa del finanziamento al Ssn.

Nelle regioni del Sud la quota pro capite di finanziamento non raggiunge i 1.900 euro, con il minimo di 1.755 in Campania, mentre in altre aree del Paese supera i duemila euro. I valori

massimi, superiori ai 2.300 euro, si rilevano in Valle d’Aosta, Bolzano e Trento, dove sono anche più elevate le dotazioni medie di personale sanitario a fronte di prevalenze nettamente più basse di popolazione in cattive condizioni di salute.

Nel tempo quindi anche i giudizi si sono polarizzati, con l’aumento complessivo dei molto soddisfatti al Nord (30% ) e dei molto insoddisfatti, soprattutto nel Sud, dove quasi una persona su tre esprime un giudizio negativo (con punteggi da 1 a 4). Nel Lazio – una delle regioni con un piano di rientro particolarmente oneroso – si registra un netto incremento della quota di insoddisfatti, pari a 8 punti percentuali.

Problemi di salute (più di un quinto della popolazione totale) si rilevano in Umbria, Sardegna, Emilia-Romagna, Marche, Friuli-Venezia Giulia, Puglia e Abruzzo. Penalizzate soprattutto le Regioni in piano di rientro, con bassi livelli di dotazione di personale sanitario e un finanziamento inferiore alle necessità (1.810 euro per abitante in Puglia, 1.890 nelle Marche e 1.915 in Sardegna).

Il Sud resta in generale un’area di svantaggio, sulla salute e non solo. Tra carenza di servizi, disagio economico, diseguaglianze sociali e scarsa integrazione degli stranieri residenti.

Anche se il Rapporto Istat non manca di segnalare un «altro» Sud, caratterizzato da condizioni economiche più agiate, maggiore equità nella distribuzione dei redditi e livelli di soddisfazione per la qualità della vita che rendono questi territori più vicini a quelli del Centro-nord.

Le criticità maggiori si rilevano in alcune realtà urbane meridionali (conurbazione napoletana, area urbana di Palermo e, in Puglia, i sistemi locali urbani litoranei a nord di Bari) e si riflettono pesantemente sulle condizioni di salute e sulla soddisfazione rispetto al contesto di vita. Nei centri urbani meridionali c’è infatti una presenza elevata di persone con malattie croniche gravi e limitazioni funzionali.

L’invecchiamento della popolazione

La struttura per età della popolazione è fortemente invecchiata. «La quota consistente di popolazione in età anziana si deve al progressivo aumento della vita media, mentre la riduzione delle coorti più giovani, più accentuata al Centro-nord, è il risultato della diminuzione della fecondità che, dalla metà degli anni Sessanta, si è protratta per oltre 30 anni». All’invecchiamento della popolazione italiana si contrappone la giovane struttura per età degli stranieri, fra i quali prevalgono le persone in età attiva e riproduttiva, e i minori.

Il Sole 24 Ore sanità – 20 maggio 2015 

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