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Regione, consulenze e società nel mirino della Corte dei Conti

Nel 2010 spesi per gli incarichi esterni oltre 3 milioni di curo. L’assessore Ciambetti: «Abbiamo già preso le contromisure, nel 2011 impegnati solo 640 mila euro»

VENEZIA — La Corte dei conti infila sotto la lente consulenze e società partecipate dalla Regione: troppe e troppo care le prime; gestite con eccessiva leggerezza le seconde, che peraltro costano molto e rendono poco. L’assessore al Bilancio Roberto Ciambetti ed il collega alla Sanità Luca Coletto, accompagnati dal dirigente delle Finanze Mauro Trapani, hanno incontrato ieri la presidente della Corte, Diana Cala-ciura Traina, ed il magistrato che si occupa specificatamente di Palazzo Balbi, Giampiero Pizziconi (com’è noto la Regione, che pure ha affidato all’agenzia di rating Fitch un valutazione periodica sui suoi conti, non dispone di revisori) per un confronto sul bilancio del 2010. Il primo punto di criticità individuato sono state, come detto, le consulenze, ossia gli incarichi di collaborazione affidati all’esterno perché si ritiene che tra i dipendenti della Regione non vi siano professionalità adeguate, oppure perché i problemi da risolvere appaiono di particolare difficoltà. Ebbene nel 2010, anno di transizione tra la giunta Galan e la giunta Zaia, sono state date consulenze perla bellezza di 3,2 milioni di euro. Tra queste, la Corte dei Conti si è concentrata su 145 provvedimenti, escludendo i patrocini legali, le progettazioni, gli incarichi di controllo e quelli obbligatori per legge, per un totale di 2,85 milioni di euro, senza valutarne però utilità o efficacia, mentre i curricula presi a campione sono risultati tutti «adeguati e conferenti all’incarico». La conclusione, se si vuole, è perfino ovvia: sono stati spesi tanti, troppi soldi. Urge un giro di vite. E difatti Ciambetti ha squadernato la legge regionale, le informative di giunta e le direttive sull’applicazione del bilancio approvate in materia già lo scorso anno, con un taglio netto dell’8o% sui budget. Il risultato è stato che la spesa è precipitata a 64o mila euro, segno che se si vuole (e non si è a fine mandato), risparmiare si può. «E si prosegue su questa strada» chiosa Ciambetti ricordando che con i chiari di luna che ci sono, forse è meglio valorizzare le risorse interne, ossia i tremila dipendenti della Regione, piuttosto che guardare altrove. Il secondo aspetto su cui si è concentrata l’attenzione della Corte è quello della governance e dei sistemi di controllo delle 21 società partecipate. Sei i principali punti evidenziati: la mancanza di un codice di comportamento, che pare possa arrivare già nel corso di quest’anno; la mancanza di direttive o indirizzi ai rappresentanti di Palazzo Balbi nei board; l’assenza di link informativi sul sito della Regione; la mancata acquisizione dei documenti contabili e la verifica di compatibilità tra la programmazione delle partecipate e i bilanci dell’ente; l’aumento esponenziale delle risorse trasferite dalla cassa della Regione a quelle delle società (dai 108 milioni

del 2008 ai 207 milioni del 2010, più 92%) e, di contro, la pochezza dei denari in direzione opposta (da 2 milioni 405 mila euro a un milione 728 mila euro, meno 28%); l’assenza di qualunque bilancio consolidato. «Stiamo lavorando anche su questo fronte – avverte Ciambetti – come dimostra la razionalizzazione in atto con l’accorpamento delle immobiliari e la vendita delle partecipazioni non strategiche. C’è un rapporto positivo di collaborazione con la Corte e raccogliamo i suggerimenti che ci dà, come quello di affidarci all’esercizio provvisorio in caso di ritardi, come è accaduto quest’anno per la prima volta».

Corriere del Veneto – 10 febbraio 2012

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