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Regione Piemonte, boiardi verso la rottamazione. La prima mossa di Chiamparino sarà azzerare e ricostruire l’intera dirigenza

Maurizio Tropeano. «Ridurre al massimo i compiti di gestione, evitando scandalosi sprechi di denaro e di tempo a scapito dei cittadini. Questa è la strada per una moderna ed efficiente amministrazione».

Per realizzare questa promessa da campagna elettorale il presidente della regione, Sergio Chiamparino, sta pensando ad un complessivo rinnovamento dei vertici della burocrazia regionale, quei grand commis che conoscono nel dettaglio norme, codici e comma e ogni sorta di strumento legale è che anche per questo motivo costituiscono la memoria storica e istituzionale della regione. Molti di loro hanno ricoperto lo stesso incarico sotto governi di diverso colore politico e adesso sembra arrivata l’ora della rottamazione. Difficilmente sentirete Chiamparino pronunciare questo termine ma l’obiettivo sarà raggiunto da una parte introducendo la figura di un segretario generale sul modello di quello operativo nella regione Lombardia che sarà il responsabile di tutta la macchina burocratica ma anche con funzione di raccordo con la struttura organizzativa del Consiglio regionale. La seconda mossa consiste nella riapertura dei bandi per la selezione dei direttori che la giunta Cota aveva bloccato prorogando quelli attualmente in carica.

Lo Statuto da cambiare

Lo Statuto del Piemonte, e anche le leggi regionali, non prevedono questa figura ma Chiamparino ha bisogno di una personalità a cui affidare il compito di migliorare l’efficacia e l’efficienza della macchina anche alla luce della riforma del Senato e del titolo V della Costituzione. È un ruolo di fiducia, un misto tra competenze tecniche e politiche. Non è un caso che il segretario generale in Lombardia sia un leghista doc come Andrea Gibelli che ha sempre lavorato a fianco di Roberto Maroni. L’obiettivo di Chiamparino el presidente è di eliminare «inutili e costosi doppioni». E così tra i primi atti che la giunta proporrà al Consiglio regionale ci sarà l’approvazione di una modifica dello Statuto per introdurre questa nuova figura – che sarà distinta da quella del capo-gabinetto – dovrà anche avere uno stipendio adeguato alle responsabilità.

Si riaprono i bandi

Chi conosce i tempi di palazzo Lascaris spiega che la modifica dello Statuto dovrebbe diventare realtà, cioè essere approvata, in 6/7 mesi. Per quella data dovrebbero anche diventare operativi i nuovi direttori generali. Attualmente sono sedici. Anzi, sono rimasti in 15 dopo la decisione del responsabile dell’assessorato alla Sanità, Sergio Morgagni, di dimettersi. Due di loro, per altro nei settori chiave di Bilancio (Rolando) e Fondi Ue (Benedetto), dovrebbero andare in pensione ad ottobre. Un terzo (Coccolo) nei primi mesi dell’anno prossimo. Il contratto degli altri scade ad ottobre del 2105 a meno che non venga riaperto il bando. Ed è quello che vuole fare Chiamparino che, probabilmente, potrebbe anche ridurre il numero dei direttori generali anche alla luce dell’annunciata volontà del presidente di creare un super-assessorato allo sviluppo economico, innovazione, università e fondi Ue. Il piano di riorganizzazione presentato dall’attuale assessore al Personale, Gianluca Vignale, e approvato dalla giunta Cota, prevede in 12 il numero massimo delle figure apicali. Per Statuto il 10% dei nuovi direttori potrebbe arrivare dall’esterno. anche se il tetto agli stipendi deciso in passato (circa 150 mila euro lordi compresi i premi) potrebbe essere un deterrente.

Il piano Vignale

Entro la fine del 2015, poi, dovrebbero andare in pensione 54 dei 120 direttori e dirigenti di fascia alta dell’amministrazione regionale. E anche questa finestra servirà per rinnovare i quadri intermedi della macchina regionale. La giunta Cota ha poi approvato anche una delibera, proposta dall’assessore Vignale, che prevede la riduzione della pianta organica che passa da 2948 posti a 2602 (di cui 165 dirigenziali).

La Stampa – 1 giugno 2014 

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