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Anaao: «Nuove competenze professioni sanitarie alla Stato-Regioni: sapore pre-elettorale»

«Con singolare fretta la Commissione Salute delle Regioni ha inoltrato il 6 febbraio, con parere favorevole, alla Conferenza Stato Regioni una bozza di Accordo relativo al cambiamento delle competenze di alcune professioni sanitarie, cui verrebbero estese attribuzioni “ora solo di competenza della professione medica”, come affermato nella nota di accompagnamento».

«Un provvedimento in precedenza misconosciuto da molti assessori che a lungo ne hanno negato la paternità, minimizzando ad esercizi accademici i diversi documenti prodotti».

Attacco frontale dell’Anaao Assomed al provvedimento inviato al parere della Stato-Regioni (VEDI) sulle nuove competenze infermieristiche (in precedenza c’era stato anche quello sui fisoterpaisti, non ancora trasmesso: VEDI).

Il sindacato afferma in un comunicato di «non essere pregiudizialmente contraria allo sviluppo delle competenze e della formazione delle professioni sanitarie non mediche», ma di non poter «non rilevare che le modalità di tale procedura configurano una palese invasione delle prerogative legislative statali. Un colpo di mano – afferma l’Anaao – che rischia di minare l’organizzazione già precaria del sistema sanitario forzando le regole legislative che lo sostengono e rendendo sempre più incerti i confini, e conflittuali i rapporti, tra le professioni, che vanno valorizzate, nel rispetto delle regole, insieme con il Servizio Sanitario nel quale operano».

Secondo il sindacato, poiché gli Assessori, o meglio i loro tecnici, intendevano “innovare” e “modificare” competenze professionali «meglio sarebbe stato procedere per via legislativa evitando scorciatoie, quasi da “terza camera” sconosciuta alla Costituzione, di sapore elettorale. Senza sfuggire al confronto con le rappresentanze ordinistiche e sindacali dei medici che hanno ripetutamente espresso, in varie sedi, la propria contrarietà ed opposizione al metodo adottato».

«Quando si interviene su competenze e responsabilità di professioni riconosciute – conclude il comunicato – è necessario operare nel rispetto dei fondamenti dello Stato di diritto e nella ricerca del massimo consenso. Anche per evitare effetti patologici, ministro della Salute e Regioni hanno l’obbligo di garantire che ogni modifica si muova nei binari della efficacia e della sicurezza dei percorsi assistenziali a tutela della salute dei cittadini e delle competenze della professione medica».

Il Sole 24 Ore – 12 febbraio 2013 – riproduzione riservata

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