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Resa dei conti Lega. L’eterno duello (veneto) Tosi-Zaia

Roberto Maroni e Flavio Tosi continuano a non commentare le parole di Umberto Bossi che a margine del raduno di Pontida ha sollecitato il congresso della Lega Nord-Liga Veneta. «Non c’è una sola provincia che sta in piedi da sola», ha detto il Senatur a proposito della regione di cui è segretario Tosi.

A Bossi ha risposto subito dopo il raduno dal partone Attilio Fontana (considerato tra i fedelissimi di Maroni) ricordando che il congresso c’è stato meno di un anno fa e non si capisce perché ora «improvvisamente si debba disattendere a quello che la base ha deciso meno di dodici mesi fa».

A Pontida i veneti con le loro contestazioni hanno fatto di tutto per non passare inosservati. Prima quei volantini distribuiti tra i militanti con Roberto Maroni in versione pinocchio, poi i fischi al segretario della Lega Nord- Liga Veneta Flavio Tosi e gli applausi, invece, a Umberto Bossi. Che prontamente ha difeso la base del movimento dicendo che «le cariche non possono essere eterne e non possiamo far dipendere le scelte solo dal Consiglio federale».

Amici nemici

Sullo sfondo restano quelle ruggini tra il sindaco di Verona e il governatore del Veneto, Luca Zaia. Al quale non è andata giù l’iniziativa del segretario della Lega Nord-Liga Veneta di convocare, a due giorni dal voto, una convention allestita dalla Lista Tosi alla Fiera di Verona per discutere del futuro, di una Lega da allargare andando oltre gli steccati padani, sul modello Verona e soprattutto sul modello della Csu Bavarese. Nel Carroccio in Veneto in molti, nella vecchia guardia, temono l’effetto Lista Tosi – al 38% – con la Lega ferma al 10%, su scala più ampia, magari per le regionali del 2015.

E vogliono che il segretario Tosi ne risponda in congresso.

Dopo gli avvisi di Pontida, la seconda tappa dello scontro sarà sabato, quando si riunisce il consiglio nazionale veneto della Lega. Luca Zaia spera che l’incontro «rappresenti ciò che Leopardi chiamava la quiete dopo la tempesta». E si augura «una soluzione unitaria, anche perchè è evidente che i cittadini e i militanti desiderano un movimento sempre più monolitico». Il governatore ha già chiuso alla possibilità di un nuovo congresso regionale, ma vuole che si facciano quelli nelle province commissariate, come Venezia e Vicenza. In discussione resta la questione dei cosiddetti ribelli (veneti) di Pontida. Per i quali Roberto Maroni ha annunciato «conseguenze» disciplinari, definendoli «dieci presenze che non rappresentano certo un’altra Lega: la Lega è unica e loro erano soltanto dieci pistola».

La black list dei frondisti veneti

Nel mirino ci sarebbero tra gli altri la bossiana di ferro Paola Goisis e il consigliere regionale Santino Bozza, già espulso dalla Liga veneta per aver contestato pubblicamente Flavio Tosi e invitato i militanti a votare Pd, Bozza è anche autore dell’esposto alla Guardia di Finanza che ha fatto partire l’inchiesta sui rimborsi dei consiglieri del Carroccio.

E poi ci sono le lettere di richiamo che Flavio Tosi avrebbe inviato ai frondisti colpevoli di averlo criticato pubblicamente subito dopo le elezioni. Capo dei ribelli è considerato Massimo Bitonci, ma tra loro ci sono pure l’ex segretario Gian Paolo Gobbo (che ha chiesto a gran voce un nuovo congresso regionale), Corrado Callegari, Gianluca Forcolin, Gianpaolo Vallardi, il consigliere regionale Giovanni Furlanetto, Gianantonio Da Re e, c’è chi dice, anche Manuela Dal Lago.

Il sole 24 Ore – 11 aprile 2013

 

 

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