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Responsabilità professionale, il relatore Gelli: «Testo del Ddl in aula il 25 gennaio per inizio discussione. Audit, primi ritocchi alla Stabilità»

di Barbara Gobbi. Promessa mantenuta: la corsia preferenziale è stata confermata. Il provvedimento che riscrive la responsabilità professionale degli operatori sanitari (relatore? Federico Gelli , Pd) è stato calendarizzato per l’aula della Camera a partire dal 25 gennaio. Da oggi e per tutta la prossima settimana, intanto, si avrà il rapido passaggio in commissione Affari sociali per il via libera al testo riformulato dal relatore, sulla base delle modifiche proposte dalle commissioni competenti.

«Si conferma così l’auspicio iniziale – afferma Gelli – di concludere l’esame del percorso in tempi rapidissimi. Sarebbe tra l’altro una delle pochissime leggi di iniziativa parlamentare a vedere la luce. Non a caso: all’interno della maggioranza continuiamo a ricevere manifestazioni di grande attenzione su un provvedimento che anche al Senato, secondo il capogruppo Pd Zanda, dovrebbe ottenere una corsia preferenziale».

Entro i primi dieci giorni di febbraio dovrebbe intanto arrivare il via libera di Montecitorio. Con una novità: un emendamento del relatore in aula riproporrà la questione dell’audit, stralciata dal testo parlamentare e approdata nella legge di Stabilità ma decisamente da rivedere. Come spiega lo stesso Gelli: «L’articolo 2 del mio testo è il pilastro centrale dell’intera struttura, perché nulla si regge se non a partire da un’organizzazione appropriata del sistema di gestione del rischio, basata su un’efficace prevenzione e sulla massima tutela per i professionisti. La norma scritta nella legge di Stabilità risente del bilancino e dell’estrema cautela imposte dal ministero della Giustizia, ma è evidente che l’impianto dell’audit va rivisto, sempre più in un’ottica di secretazione degli stessi monitoraggi».

Pane quotidiano per chi nelle strutture sanitarie può essere protagonista o testimone dei cosiddetti eventi sentinella o di gap nella gestione dell’assistenza. Un tema tornato nell’occchio del ciclone, dopo i drammatici episodi di morte che a fine dicembre hanno funestato l’evento nascita in quattro strutture italiane. «Purtroppo – spiega Gelli – anche quei gravi fatti testimoniano come sia necessario introdurre logiche di prevenzione e risk management a tutti i livelli dell’assistenza. L’Italia è come sappiamo ai primi posti nelle classifiche mondiali sulla sicurezza delle nascite, eppure dobbiamo continuare a mettere in campo tutti gli sforzi per riuscire a intervenire laddove si può ancora migliorare. Proprio la massima sicurezza in tutti i punti nascita dà la misura dell’efficienza e delle capacità di gestione degli eventi avversi di un sistema sanitario».

Che poi sia un igienista, come si legge nella legge di Stabilità, o un medico legale a tenere le fila della catena dei controlli e della gestione, poco importa. «È chiaro però – conclude Gelli – che il risk manager dev’essere una figura professionale medica e in grado di avere una visione d’insieme delle problematiche e della catena organizzativa dell’intero assetto». Tradotto: infermieri, sociologi o piscologi restano fuori.

Il Sole 24 Ore sanità – 14 gennaio 2016 

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