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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Riforma Brunetta, nel pubblico impiego buste paga ai livelli 2010
    Notizie ed Approfondimenti

    Riforma Brunetta, nel pubblico impiego buste paga ai livelli 2010

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche14 Febbraio 2011Nessun commento4 Minuti di lettura
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    Ha resistito all’assalto estivo del Dl 78, è uscita indenne dagli attacchi portati dal milleproroghe, ma ha dovuto capitolare di fronte all’intesa governo-sindacati del 4 febbraio: la riforma Brunetta esce da quest’ultima battaglia profondamente depotenziata.

    I due capisaldi, le fasce di merito e il rafforzamento del potere datoriale a scapito delle relazioni sindacali, sono all’angolo. Proprio nel momento in cui la giurisprudenza e lo schema di decreto legislativo con le disposizioni integrative e correttive del Dlgs 150/2009 sembravano mettere a segno un ulteriore colpo a favore della riforma. Ma andiamo con ordine.

    L’intesa, in primo luogo, condivide gli obiettivi dell’aumento della produttività e dell’occupazione nel settore pubblico, anche attraverso il miglioramento della qualità e quantità dei servizi resi ai cittadini, che sono propri anche della riforma Brunetta. Ma, per raggiungerli, sceglie strade diverse: il riconoscimento del merito va in secondo piano e sarà un nuovo sistema di relazioni sindacali a dettare le modalità per giungere a una Pa più efficiente.

    Innanzitutto l’intesa pone una clausola di salvaguardia agli stipendi pubblici: le retribuzioni complessive non possono diminuire rispetto al 2010, nemmeno per i dipendenti poco diligenti, per effetto dell’applicazione del sistema delle fasce di merito. Ma, al contempo, dubbi sussistono sulla possibilità che i trattamenti economici possano essere più pesanti anche per i più meritevoli, in quanto non risulta ancora chiara la portata dell’articolo 9, comma 1, del Dl 78/2010. Anche nel caso in cui venisse superato questo scoglio, l’intesa prevede che vi sarà solo il dividendo per l’efficienza a disposizione di chi si colloca nelle fasce alte di merito. In pratica, poche briciole. La valorizzazione del merito, in termini economici, è stata, quindi, sostanzialmente azzerata. Ma la riforma rimane formalmente in vigore, tanto che l’intesa destina alle fasce le economie di cui al comma 17 dell’articolo 61 della legge 133/2008. E questo significa che le fasce restano. Di conseguenza, rimane in vita tutto l’impianto che prevede l’obbligo per l’amministrazione di dotarsi di un sistema di misurazione e valutazione della performance. Il comma 5 dell’articolo 3 del Dlgs 150/2009 prevede, infatti, che l’attuazione del titolo II dello stesso decreto è condizione necessaria per l’erogazione dei premi legati al merito e alla performance. Ma questi premi sono oggi solo quelli finanziati dalle economie di cui al comma 17 dell’articolo 61 della legge 133/2008 o abbracciano anche la vecchia produttività e la retribuzione di risultato? La valutazione della performance resta, tanto che l’intesa prevede la costituzione di una commissione, a livello nazionale, composta da governo e sindacati, che avrà il compito di rilevare i risultati ottenuti.

    Se questo rappresenta il quadro nel quale ci si deve muovere per il 2010, dubbi sussistono sulla portata dell’intesa per il 2011 e gli anni successivi. Infatti, la clausola di salvaguardia riguarda le retribuzioni «conseguite dai lavoratori nel corso del 2010». Dal 2011 potrebbe anche rivivere la riforma nella sua completezza e, quindi, tornare ad applicarsi le fasce secondo il disegno Brunetta.

    Infine, con l’intesa, il governo si impegna a emanare un atto di indirizzo all’Aran, che riacquista un ruolo nel quadro della contrattazione collettiva, nel quale si preveda un accordo quadro in tema di relazioni sindacali. Se è pur vero che, anche dopo la riforma, queste tematiche continuano a essere oggetto di contrattazione collettiva, non si può dimenticare che una parte corposa della materia è stata tolta dal tavolo della trattativa. Si tratta proprio di quei poteri dirigenziali oggetto del decreto legislativo e della recente giurisprudenza. In altri termini, delle materie che più frequentemente erano oggetto di scontri con le organizzazioni sindacali. Questo accordo, che va a stemperare il blocco totale dei contratti collettivi previsto dal Dl 78/2010, potrebbe rappresentare anche l’occasione per dare risposta alle numerose problematiche connesse all’applicazione della riforma.

    ilsole24ore.com – 14 febbraio 2011

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