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Riforma delle Ulss vicina al traguardo. La battaglia delle opposizioni ha i giorni contanti. E gli ottimisti in maggioranza puntano di arrivare al voto finale martedì in nottata

All’ultimo miglio prima del traguardo della nuova legge della sanità (mancano pochissimi articoli), arriva la resa delle opposizioni. La battaglia ha i giorni contanti. Se non ci saranno cambi di rotta, la settimana prossima si potrebbe arrivare a chiudere. Dopo oltre 120 ore di discussione, 34 sedute, chili di carta fotocopiati per gli emendamenti, lo scontro sul futuro della sanità basata sul “jolly”, cioè la possibilità di discussione senza limiti di tempo, in pratica l’ostruzionismo, è alle battute finali.

ALLEANZE E GUERRE L’onore delle armi l’ha offerto in aula, dopo oltre 120 ore di discussione, il consigliere vicentino Sergio Berlato (Fdl), che fino ad ora sul tema non era quasi mai intervenuto: «Abbiamo disquisito per settimane sul nome dell’azienda zero, sul numero delle Ulss. Ora basta. Ai veneti non interessa. Capiamo le ragioni di parte dell’opposizione che mira a mantenere le 21 Ulss per questioni di spartizioni politiche. Adesso o ribaltiamo il tavolo o mettiamo insieme le persone di giudizio e cerchiamo una via di uscita ragionevole».

I segnali che si stava sfaldando il patto tra le minoranze – Pd, M5s, tosiani e Ap – c’erano tutti. Martedì il primo scivolone: il Pd tende la mano alla maggioranza, ma i tosiani fanno saltare l’intesa. Tutto bocciato. Anche ieri mattina stesso film, ma con un finale positivo: il dem Stefano Fracasso sub-emenda un documento della giunta. Il provvedimento passa con l’ok della maggioranza e del Pd. Non votano grillini e tosiani. Ieri di ora in ora mentre crescevano tensioni e incomprensioni tra le minoranze, aumentavano proporzionalmente le certezze della maggioranza di riuscire a portare a casa il provvedimento, nonostante l’ostruzionismo.

Sì, perché non solo il presidente del Consiglio, Roberto Ciambetti, ha dimostrato di usare il regolamento in modo mirato sbloccando l’impasse in due momenti delicati, ma ha fatto intendere che lo farà anche in futuro. Quindi, è solo questione di tempo.

LE LANCETTE Tempo però che non è infinito. C’è una data che i tecnici della sanità hanno evidenziato ai consiglieri: il 31 dicembre. Entro quel giorno il governatore Zaia deve nominare i direttori generali delle Ulss. Stando ai calcoli degli uffici il Consiglio dovrebbe approvare la riforma entro il 15 ottobre. Questo perché dopo il sì alla legge, il Governo ha 60 giorni per impugnarla. Andare oltre il 15 ottobre significa mettere in difficoltà Zaia con i contratti dei dg. Su questo, la maggioranza è però tranquilla, come spiega il presidente della commissione, Fabrizio Boron: «Anche se si tarderà di qualche giorno, pazienza. Non ci saranno problemi a provvedere in caso a gennaio con una miniproroga d’incarico: basta che la legge sia approvata, non in vigore».

PROSPETTIVE Nicola Finco, capogruppo leghista in Regione, in mattinata la pensava così: «Se tutto filerà liscio dovremo chiudere entro il 30 ottobre. Un ritardo che non è così penalizzante per il rinnovo dei contratti dei dg. Se invece si proseguirà fino a dicembre per colpa delle opposizioni che continueranno a fare ostruzionismo, si dovranno rinominare 21 dg per 21 Ulss. Significano 500 mila euro per la dirigenza ad Ulss. La minoranza se ne assumerà la responsabilità davanti ai veneti». Ma in realtà proprio in quelle stesse ore l’opposizione era in conclave per capire il da farsi dopo l’ok al sub-emendamento Fracasso. Si resta compatti? No. Il Pd punta al dialogo per dare certezze su temi a loro cari: riduzioni rette Ipab, cure odontoiatriche e ticket. I tosiani restano ancorati al numero delle Ulss. Risultato? L’alleanza naufraga. Ma l’occasione per mostrarsi compatti la lancia Berlato: l’onore delle armi. Alla fine, dopo l’ennesimo vertice fuori aula, le opposizioni rilanciano alla maggioranza una proposta non accettabile: la riformulazione di numeri e criteri delle nuove Ulss. E così è stop ad ogni trattativa. La coalizione di Zaia farà da sola, come sta facendo da giorni. Quindi il Pd denuncia la mancanza di dialogo della maggioranza, ma fa capire che in aula interverrà solo sulle loro questioni senza sposare le posizione dei tosiani. E il tosiano Andrea Bassi critica la linea morbida del Pd e conferma che continuerà nell’ostruzionismo. Per il M5s la partita sanità è chiusa e persa da tempo. Si torna in aula martedì e si annuncia la nottata per il rush finale. A meno che una telefonata di Renzi, per sostenere la tesi dei tosiani delle 10 Ulss, non faccia cambiare idea al Pd che potrebbe riaprire all’ostruzionismo: del resto, il referendum costituzionale si avvicina. ·

IL Giornale diVicenza – 13 ottobre 2013 

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